Musica di Domenico Cimarosa

Libretto di Giovanni Bertati

Signor Geronimo Marco Filippo Romano
Elisetta Maria Laura Iacobellis
Carolina Benedetta Torre
Fidalma Ana Victoria Pitts
Conte Robinson Vittorio Prato
Paolino Alasdair Kent

Direttore Michele Spotti
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Luci / Regista assistente Massimo Gasparon
Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari

La città di Vienna centro musicale europeo era  tappa fondamentale di tanti musicisti e letterati italiani. La città si trovava sulla strada del viaggio tra Napoli e San Pietroburgo meta per Cimarosa che succedeva a Paisiello presso la corte di Caterina II la zarina illuminata. Cimarosa dopo aver onorato il contratto per 4 anni nella gelida Russia ritornò verso l’amata Napoli con una sosta lunga proprio a Vienna. Compose Il Matrimonio segreto che venne rappresentato per la prima volta nella capitale Asburgica nel 1792 e come il successivo Barbiere di Siviglia rossiniano fu una delle poche opere buffe ad entrare nel repertorio dei teatri europei. Stendhal, Goethe la prendevano come esempio di opera di raro equilibrio equiparandola alla trilogia Da Ponte/Mozart. Cimarosa non ha certo le abilità mozartiane nello scrivere per orchestra e per le voci ma il libretto perfetto lo aiuta a creare un capolavoro prezioso facile anche d’allestire poiché richiede solo sei personaggi senza il coro. Una commedia domestica.

Pier Luigi Pizzi utilizza lo stesso impianto scenico di Ecuba ma lo trasforma in una grande casa da mercante d’arte moderna: il Signor Geronimo ha questa professione e appare come un nuovo arricchito felice di diventare nobile accasando la figlia maggiore Elisetta col Conte, il quale si innamora della giovane Carolina già sposata, in segreto, con Paolino.

Il Signor Geronimo  è l’eccellente Marco Filippo Romano un basso buffo di importante caratura. Fin dal recitativo che precede l’aria risulta vulcanico: “Udite tutti udite” è cantata con incredibile varietà di accenti. Il timbro è ampio, la scansione perfetta, così come evidente nel duetto buffo a inizio secondo atto. Qui le ripetizioni delle parole vengono enfatizzate dell’intelligenza dell’interprete. Noi siamo pronti ogni sillaba ad ascoltar…


Nel duetto la voce di Romano si contrappone al timbro del Conte.
Il Conte Robinson è  Vittorio Prato baritono/modello che ha appena presentato il suo nuovo cd “Il bravo”. Bravo lo è veramente, un timbro ampio e luminoso, scorrevole nel canto, elegante nel porgere la frase. Plauso per la sua aria del secondo atto, molto mimica, dove nel dialogo con Elisetta trova spunti comici ad ogni frase. Un vero simbolo di eleganza vocalmente e scenicamente.
Elisetta è  Maria Laura Iacobellis, un soprano di buona qualità, che soffre nel vedersi posposta. Ha modo di farsi sentire nei numerosi ensemble come nel terzetto dove litiga con la sorella mentre Fidalma cerca di appacificarle. Un chiaro omaggio al duetto delle Nozze di Figaro tra Susanna e Marcellina. Ben realizzata la sua aria del secondo atto, con una coda dall’ottimo tenuta nonostante le pressanti agilità.
Carolina è  Benedetta Torre, dotata di un volume buono per l’ampia corte ducale. Sensuale nel suo rapporto con Paolino, intelligente nel districarsi nelle vicenda, ci offre un canto preciso, pieno di sottigliezze. L’aria del secondo atto con 4 pertichini è svolta con pathos come il recitativo accompagnato che la precede. Il personaggio ne esce perfettamente caratterizzato.
Fidalma  è il contralto Ana Victoria Pitts, anch’essa in splendida forma nella parte della sorella di Geronimo. Possiede una sola aria sufficientemente realizzata anche se i due acuti finali risultano tutt’altro che precisi. Divertentissima la scena di seduzione di Paolino.
Durante la sinfonia Paolino si mostra in slip desideroso di mostrare tutta la sua bellezza non solo a Carolina ma anche al pubblico. L’ australiano Alasdair Kent è biondo, statuario, un tenore leggero che diverte sulla scena per l’ottima intesa con tutti i personaggi. Esilarante la scena dello svenimento quando Fidalma cerca di sfilargli i pantaloni. La sua aria del secondo atto risulta cantata con un timbro fin troppo chiaro e scolorito. La voce è ben educata ma un maggior sostegno avrebbe giovato alla performance.
Il direttore  è un giovane ventenne Michele Spotti che abbiamo già elogiato senza mezzi termini nel Brabe-Bleue di Offenbach a Lione un mese fa. I tempi sono vivacissimi, l’orchestra è sempre in fermento sotto una direzione che scalpita di continuo. Nuova energia viene trasfusa in quest’opera da Spotti assecondato dalle voci. Ottima la concertazione del finale primo con gli interventi onomatopeici di Geronio ( L’italiana in Algeri non è così lontana). Michele Spotti fa del finale del duetto buffo una indiavolata tarantella napoletana. Ma è capace anche di ottenere l’effetto “notturno” nel finale secondo giocando per sottrazione.

Bello spettacolo ideato da Pizzi. Una moderna commedia, con effetti cinematografici e uno sviluppo continuo. Molto mutevoli i costumi delle signore che danno colore alla scena. Gli uomini sono stati vestiti con eleganza da un mecenate del Festival, sartoria Latorre.
Una serata molto divertente dove ogni pezzo del puzzle ha trovato le giusta posizione. Complimenti.

Fabio Tranchida