Prima la musica e poi le parole musica di Antonio Salieri
Gianni Schicchi musica di Giacomo Puccini

Progetto Accademia
Solisti dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala
Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala

Nuova Produzione Teatro alla Scala

 

PRIMA LA MUSICA E POI LE PAROLE
Direttore Ádám Fischer
Regia Grischa Asagaroff
Scene e costumi Luigi Perego
Luci Marco Filibeck

 

CAST
Maestro di cappella Ambrogio Maestri
Donna Eleonora Anna-Doris Capitelli

 

Tonina Francesca Pia Vitale
Poeta  

Maharram Huseynov

Produzione Los Angeles Opera

GIANNI SCHICCHI
Direttore Ádám Fischer
Regia Woody Allen
Regia ripresa da Kathleen Smith Belcher
Supervisore Grischa Asagaroff
Scene e costumi Santo Loquasto
Luci York Kennedy

 

CAST
Gianni Schicchi Ambrogio Maestri
Lauretta Francesca Manzo
Zita Daria Cherniy
Rinuccio Chuan Wang
Gherardo Hun Kim
Nella Marika Spadafino
Betto Lasha Sesitashvili
Simone Eugenio Di Lieto
Marco Giorgi Lomiseli
La Ciesca Caterina Piva
Spinelloccio Ramiro Maturana
Amantio Jorge Martinez
Pinellino Hwan An
Guccio Maharram Huseynov
Gherardino Gianluigi Sartori

 

I giovani musicisti e solisti del Progetto Accademia presentano in questa stagione due atti unici particolarmente interessanti. A settembre 2018 il Progetto Accademia si era focalizzato sulla versione italiana dell’ Alì Babà di Cherubini, con l’errore di eseguire la versione italiana e non l’originale francese. Inoltre i numerosi tagli apportati alla partitura avevano impoverito l’ascolto di questa estrema opera di Cherubini che avrebbe avuto bisogno di una esecuzione integrale.
Con questo nuovo progetto dei giovani, questi problemi non si sono posti eseguendo con assoluto rispetto i due atti unici della durata di circa una ora l’uno.
Conosciamo molto bene l’opera di Salieri grazie alle edizioni discografiche ma è la prima volta che ne vediamo un allestimento, e anche la Scala lo ospita per la prima volta. Salieri è un compositore storico per la Scala, infatti proprio lui inaugurò il teatro con l’Europa riconosciuta nel 1778 poi riproposta in tempi recenti da Muti.
Questa opera Prima la musica e poi le parole è molto nota perlomeno a livello storico poiché è l’incontro più ravvicinato tra Mozart e Salieri che nello spazio dell’Orangerie d Schönbrunn a Vienna proposero nella stessa sera due atti unici. Gli spettatori erano selezionatissimi e la serata portò alla vittoria l’opera italiana con Salieri su il singspiel tedesco di Mozart.
Salieri vinse grazie anche allo studiatissimo libretto di Giambattista Casti, pieno di scene metatetrali e riferimenti a opere famose all’epoca. Proprio questi riferimenti così specifici possono essere criptici all’ascoltatore moderno. Ci si riferisce al Luigi Marchesi grande castrato dell’epoca e all’opera Giulio Sabino, opera con musica di Giuseppe Sarti e libretto di Pietro Giovannini che di recente venne eseguita a Vienna. Tutte le situazione più drammatiche e patetiche vengono trasformate in scene buffe e ridicole con un contrasto evidente per il pubblico dell’epoca.

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La vicenda vede a confronto due bassi buffi, il Poeta e il Maestro che cercano di favorire due soprani, seria e buffa che tentano di farsi valere. Alla fine in un mirabile quartetto le due cantanti canteranno in contemporanea le loro arie mentre i buffi disperati sillaberanno il loro disappunto.

Il Maestro di cappella è Ambrogio Maestri, il famoso baritono che con la sua esperienza ha preparato i giovani solisti dell’Accademia. La sua prova è risultata vincente, grazie a recitativi sempre ben spiccati e una voce ampia e solida. Divertente aver trasformato il verso “in quattro dì” nel milanese “In quater dì”. Il Poeta è Maharram Huseynov, sufficientemente bravo nel canto: il suo falsetto nell’imitare la voce di soprano è risultato mediocre senza suscitare l’ilarità prevista. Appariscenti i due costumi di Donna Eleonora, Anna-Doris Capitelli che affronta con energia il ruolo del volitivo soprano. Più di venti minuti di musica sono dedicati alla parodia del Giulio Sabino e la cantante sfoggia interessante timbro in “Pensieri funesti” e buona coloratura in “Non dubitar”. Tonina è la spiritosa Francesca Pia Vitale vestita con un costume che ricorda vagamente Arlecchino. Nella sua aria “Via largo ragazzi” euforia iniziale si trasforma poi in un pianto d’orrore nella parodia di una aria d’ombra topos dell’opera di fine ‘700 “Ombra sanguigna errante”. La voce è intrigante e leggera perfetta anche nell’imitazione delle balbuzie. L’unico brano non inserito nella presente esecuzione poiché si trova come in appendice della partitura autografa, è la scena della quakera. Ispirandosi a La quakera spiritosa di Guglielmi e Palomba Tonina ha una bella scena in francese maccheronico che avremmo voluto sentire. Palomba sarà il librettista anche de La gazzetta di Rossini dove appaiono altri quakeri… spiritosi. Semplice ed elegante lo spettacolo con strumenti musicali di tute le dimensioni a fare da scenografia. Un regia vincente che lasciava molto spazio ai 4 solisti. Bene l’orchestra dei giovani preparata da Ádám Fischer.

 

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Gianni Schicchi fa parte del trittico di Puccini e ne costituisce l’ultimo episodio. Si tratta dell’unica opera comica sortita dalla penna del compositore che ci teneva a musicare un soggetto toscano.
Aveva pensato inizialmente a Santa Margherita da Cortona per poi scegliere un soggetto dantesco.

Gli allievi dell’Accademia della Scala dividono il palcoscenico con Ambrogio Maestri e la  produzione di Woody Allen, presente alla prima, giunge da Los Angeles dove venne eseguita nel 2015. Lo spettacolo in un bel bianco e nero sembra proprio un film degli anni ’20 in una Little Italy dove tutti sono pronti ad usare coltelli a serramanico. Il testamento verrà trovato in una pentola di spaghetti. Woody Allen giustamente punta a enfatizzare l’aspetto italiano, mostrando alcuni luoghi comuni del popolo italiano. Sullo sfondo una gigantografia di Firenze con il cupolone del Brunelleschi avvolge la scena. Maiuscola la prova di Ambrogio Maestri che con la sua enorme mole occupa la scena, con non pochi effetti comici, come nel suo travestimento in Buoso Donati. “In testa la cappellina” è un brano che viene ben esaltato dalla voce baritonale di Maestri. Comico anche “Addio, Firenze, addio” a cui fanno d’eco tutti i desolati parenti. Tra i giovani solisti sottolineiamo la prova di Eugenio Di Lieto un Simone di alto livello: il basso truccato come un 70enne emerge per la buona tecnica, la pronuncia ben spiccata e la comicità che emerge dalla iterazione di “Fucecchio” e “vecchio”.  Zita è Daria Cherniy, un buon contralto di notevole volume, Rinuccio è Chuan Wang dalla pronuncia un poco difficoltosa e discreto squillo. Lauretta è Francesca Manzo che canta correttamente “O mio babbino caro” ma è necessario ancora dello studio per approfondire meglio la ardua linea vocale che spinge verso l’acuto.
Bene l’ampia orchestra del Gianni Schicchi preparata da Ádám Fischer, che sorprende per compattezza e colori sgargianti.

Ancora tre repliche per vedere questo interessante dittico il 15, 17 e 19 luglio.

Fabio Tranchida

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