Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

 

Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

Produzione del Teatro alla Scala

 

Martedì 9 luglio 2019 ore 20 – Turno R

La principessa Aurora Nicoletta Manni
Désiré Timofej Andrijashenko
Re Florestano XXIV Alessandro Grillo
La Regina Marta Romagna
Catalabutte, maestro di cerimonie Riccardo Massimi
La Fata dei Lillà Emanuela Montanari
Carabosse, la fata cattiva Beatrice Carbone
Sette Fate Martina Arduino, Christelle Cennerelli, Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò, Agnese Di Clemente, Maria Celeste Losa, Virna Toppi
I loro Cavalieri Gabriele Corrado, Christian Fagetti, Andrea Risso, Andrea Crescenzi, Mattia Semperboni, Emanuele Cazzato, Walter Madau
Quattro Principi Marco Agostino, Gioacchino Starace, Edoardo Caporaletti, Nicola Del Freo
Amiche della Principessa Vittoria Valerio, Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò, Christelle Cennerelli, Marta Gerani, Denise Gazzo, Alessia Auriemma, Agnese Di Clemente
La Contessa Deborah Gismondi
Il Duca Giuseppe Conte
Passo a cinque Maria Celeste Losa, Mattia Semperboni, Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò, Alessia Auriemma
Il Gatto con gli Stivali Christian Fagetti
La Gatta Bianca Denise Gazzo
L’Uccello Blu Antonino Sutera
La principessa Fiorina Agnese Di Clemente

 

 

Direttore Felix Korobov
Coreografia e regia Rudolf Nureyev
ripresa da  Florence Clerc
Scene e costumi Franca Squarciapino
Luci Marco Filibeck

 

 

La bella addormentata nel bosco è considerato “balletto per eccellenza” come riteneva lo stesso Nureyev. Grazie al lavoro originale di Marius Petipa che per 50 anni lavorò a San Pietroburgo al servizio di 4 zar il risultato di questo balletto fu straordinario. Čajkovskij fu molto agevolato nella composizione  grazie ad un preciso schema di Petipa che indicava al compositore scena per scena, passo per passo il numero di battute necessario alle varie danze. Čajkovskij non ebbe quindi nessuna crisi creativa e si affidò allo schema del coreografo aggiungendo la sua ricca invenzione melodica e la sua maestria nell’orchestrazione. Il balletto nella sua integralità dura 3 ore di musica, un vero e proprio balletto imperiale ma già del novecento la sua durata è stata un poco ridotta privilegiando alcune scene rispetto ad altre più di contorno. La durata dello spettacolo della Scala è di 3 ore 20 minuti con due intervalli.
Negli anni ’60 Nureyev rielaborò la coreografia di Petipa mentre negli anni ’70, senza stravolgerla, approntò una coreografia tutta di suo pugno con un più ampio spirito drammatico e caratterizzazione dei personaggi principali.
Nel 1993 viene creato l’allestimento dal premio Oscar Franca Squarciapino, allestimento  ripreso più volte alla Scala. La grande artista ha ideato un impianto scenico molto sontuoso con riferimenti al manierismo fiorentino, mentre al barocco e rococò si rifanno varie strutture in scena come le colonne tortili che inquadrano la culla/conchiglia di Aurora. Anche la navicella su cui sale il Principe e il baldacchino dei reali nel terzo atto rimandano allo stile barocco nella sua eccezione più fastosa. Stupendi i costumi, di rara preziosità.  Il re è vestito d’oro e azzurro mentre la regina di oro e verde in un ottimo contrasto. Le fate che proteggono le nascita di Aurora incantano non solo con le loro diverse sortite ma anche per i loro sgargianti costumi da favola. La conchiglia si trasforma però anche nel letto che accoglie la principessa colta nel lungo sonno. Un grandissimo cancello barocco segna l’esterno e l’interno del palazzo reale con molta efficacia e semplicità di mezzi.

Il balletto si apre con un Preludio che mette in contrasto i due temi della fata cattiva Carabosse e la fata dei Lillà. Nel prologo una importante marcia porta al Valzer, danza principale nell’epoca della composizione. Le 7 fate accompagnate da 7 cavelieri, i quali rimangono un poco in disparte, hanno modo di esibirsi con passi caratteristici.  Solo nel primo atto possiamo apprezzare l’abilità di Nicoletta Manni, ormai fattasi una giovane principessa: veloce e precisa la sua sortita seguita dall’Adagio della Rosa brano molto conosciuto. La ballerina esegue con precisione ed equilibrio le sue pose in attitudes, pose esitanti alla ricerca della sua sicurezza interiore. I 4 principi sostengono Aurora anche al termine del brano con ulteriori attitudes en tournant, complicati quindi dal movimento in rotazione. La Manni riesce vincitrice grazie alla perfetta tecnica. Molto espressiva e credibile risulta la danza a conclusione del primo atto dove dopo un momento di gioia si punge con il fuso e con drammaticità perde mano a mano le forze. Un brano di grande virtuosità.
Il secondo atto si apre con alcune danze che vanno ad imitare il ‘700 in musica: Čajkovskij considerava Mozart un Dio e qui ne imita l’epoca con precisione. Anche nella Dama di Picche è presente nel secondo atto un intermezzo musicale che si rifà al ‘700. Durante la battuta di caccia viene presentato il principe Désiré, Timofej Andrijashenko primo ballerino, proveniente dalla fredda Lettonia. Tutt’altro che fredda è la sua performance con un grande assolo all’inizio del secondo atto. Nonostante piccole imperfezioni la prova è pienamente superata: una volta scaldatosi ecco il duetto (impossibile) tra i due amanti. Impossibile poiché Aurora è solo una proiezione fatta dalla fata dei Lillà. Aurora sembra sempre sfuggire alle prese di Désiré ma alla fine il contatto rende più reale il duetto. I due ballerini sono compagni anche nella vita e anche nel Pas de deux che conclude il balletto riescono infondere un vero sentimento ai loro passi.

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L’atto terzo si apre con ulteriore danza settecentesca dove si distingue la prova di Mattia Semperboni. L’Uccello Blu è invece Antonino Sutera che non teme i numerosi brisé volé della sua parte. Divertenti i due gatti, Christian Fagetti e Denise Gazzo con movimenti sornioni e veloci graffi reciproci.
La direzione di Felix Korobov si è andata perfezionando via via con le repliche ma ancora a questa ultima replica sussistevano alcune imprecisioni nell’esecuzione di questa partitura molto complessa. Evidenti alcuni ritardi nei fiati e dinamiche poco controllate. Il teatro in questa ultima replica ha registrato un tutto esaurito e il pubblico ha acclamato ad ogni brano i solisti e con particolare entusiasmo i due protagonisti.
Un classico che non ci stancheremo mai di ascoltare e anche vedere in questa ricca e sontuosa produzione. A causa di un precedente infortunio l’étoile Svetlana Zakharova non ha potuto prendere parte alle rappresentazioni di La Bella addormentata nel bosco ne il 5 ne il  9 luglio e la prima ballerina Nicoletta Manni l’ha sostituita egregiamente in queste due ultime repliche. La Scala prosegue la programmazione di danza in questi giorni con il Tokyo Ballet.

Fabio Tranchida