Libretto di Jacopo Ferretti
Musica di Gioachino Rossini

 

Angelina Marianne Crebassa
Don Ramiro Maxim Mironov
Don Magnifico Carlos Chausson
Dandini Mattia Olivieri (23, 27, 30 mar.; 2, 5 apr.)
Alidoro Alessandro Spina (27 mar.; 2, 5 apr.)
Clorinda Sara Rossini (16 feb; 23, 27, 30 mar; 2, 5 apr.)
Tisbe Anna-Doris Capitelli*
Maestro al fortepiano Paolo Spadaro Munitto

*Allieva dell’Accademia Teatro alla Scala

Direttore Ottavio Dantone
Regia, scene e costumi Jean-Pierre Ponnelle
Regia ripresa da Grischa Asagaroff
Luci Marco Filibeck

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

 

Siamo tornati ad ascoltare La cenerentola di Rossini per ascoltare nuove voci nel nutrito cast. Questa produzione ha avuto particolare successo di pubblico e critica. Ottavio Dantone è stato capace di dirigere una orchestra delicata che guarda più al ‘700 che all’ ‘800. Come da partitura vi è presente un solo trombone e mancano i timpani. L’orchestra del Teatro Valle luogo della prima era quindi di dimensioni minori rispetto alla grande orchestra del San Carlo di Napoli con cui Rossini già collaborava.
Plauso particolare al maestro al fortepiano Paolo Spadaro Munitto che non accompagna solo i recitativi come prescritto ma commenta alcuna volte con interventi estemporanei i brani musicali emergendo dal tessuto orchestrale. Sicuramente è Dantone che spesso accompagna al cembalo nelle opere di Vivaldi ed Haendel ad aver suggerito questa pratica che arricchisce l’opera.

Mattia Olivieri sostituisce in queste ultime repliche Nicola Alaimo nel ruolo di Dandini. Olivieri ha di recente calcato il palcoscenico scaligero con un formidabile e mobilissimo Malatesta e pochi mesi fa era tra i protagonisti de La finta giardiniera di Mozart. Il giovane cantante è ormai un baritono affermato e siamo stati a Palermo ad ascoltarlo ne La favorite di Donizetti come potete leggere in un articolo precedente de iltrilloparlante.
La voce è giovane, generosa, ricca di sfumature e fin dalla cavatina d’esordio ci affascina completamente. “Come un’ape” viene affrontata con sicurezza nonostante sia una aria molto difficile e dalla coloratura esuberante. Spiace che “Ma a finir della nostra commedia” sia cantato non al tempo giusto velocissimo ma un poco ritenuto smorzando la riuscita della cabaletta. Buona la partecipazione di Olivieri nel quartetto/quintetto seguente e soprattutto nel finale primo dove il duetto col principe viene snocciolato con la giusta verve. Tutto il finale primo è un capolavoro e Olivieri affronta con la giusta preparazione le ampie frasi nei momenti di confronto con la bella Angelina. Il duetto buffo lo vede assoluto protagonista portando alla sottile risata con l’affermazione “Son Dandini il cameriere” dimostrandosi il vero animale da palcoscenico qual’è.
Alessandro Spina sostituisce Erwin Schrott nella parte di Alidoro, o forse dovremmo dire ali d’oro… per comprendere che si tratta del personaggio che rimanda alla Fata. Spina è dotato di un notevole strumento e affronta impervia aria del primo atto con sicurezza. E’ un’aria che non permette al cantante quasi di respirare in quanto le frasi si susseguono serrate ma Spina riesce anche nella coloratura più impervia.
Peccato che Dantone abbia deciso di non replicare la cabaletta mutilando il monumentale brano. Questa pratica era avvenuta anche con  Erwin Schrott come interprete.
La Clorinda di Sara Rossini (nomen omen) è di buon livello così come la Tisbe della giovanissima Anna-Doris Capitelli.

L’ultima replica senza le tensioni dei vari debutti è stata particolarmente gradevole e rilassata per tutti mostrando tutti gli aspetti positivi di questa produzione che non sembra mai invecchiare. Per altri dettagli dello spettacolo rimandiamo all’articolo di febbraio dove potrete trovare ulteriori informazioni.

Fabio Tranchida

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