sabato 2 febbraio
domenica 3 febbraio

MOZART E MILANO
Mitridate re di Ponto | Ascanio in Alba | Lucio Silla | Exsultate, jubilate
La scuola degli amanti | Il dissoluto punito ossia Don Giovanni Tenorio
Le nozze di Figaro | La clemenza di Tito | Il flauto magico

Go Eun Lee              soprano di coloratura
Graziana Palazzo     
soprano di coloratura
Livio Scarpellini
               tenore di grazia
Stefano Giannini     
concertatore e pianista
Andrea Scarduelli        ideatore e narratore

 

 

Il 27 gennaio è il compleanno di Mozart e per inciso il giorno della morte di Giuseppe Verdi, una data magica forse, una data legata ai geni assoluti, Mozart un bambino prodigio, un genio precoce mentre Verdi crebbe in statura artistica adagio adagio lungo gli 88 anni di vita.
Mozart visitò l’Italia durante il 1770, 1771 e 1772 per partire definitavamente dal Belpaese nel 1773, paese che non ebbe più la fortuna di accoglierlo. Dopo i suoi 16 anni l’Italia divenne un lontano miraggio e la sua carriera si sviluppò principalmente tra Vienna e Praga. Come ci ha illustrato l’ideatore di questo spettacolo, Andrea Scarduelli, Mozart padre e figlio partirono da Salisburgo in un freddo dicembre del 1769 per giungere prima a Rovereto e Trento e proseguire per Cremona dove il ragazzino poté ascoltare La clemenza di Tito di Hasse titolo che affronterà lui stesso a fine carriera. I Mozart si stabilirono poi a Milano nella foresteria dei padri agostiniani di San Marco presso Brera forse grazie ad accordi con agostiniani salisburghesi di cui erano amici. Il Conte Firmian che abitava sul naviglio poco distante vicino a quella che è oggi piazza Cavour, ospitò più volte i Mozart per importanti serate dedicate alla musica e offrì in dono al giovane musicista una raccolta completa dei libretti di Metastasio in tre preziosi volumi. Mozart nella sua breve vita andò oltre al concetto di dramma metastasiano anche se le tre opere milanesi erano ancora un poco legate a quella stagione settecentesca.
Mozart sperando in un incarico fisso presso Ferdinando d’Asburgo-Lorena e Maria Beatrice d’Este, i quali governavano Milano, compose tra l’altro tre importanti lavori lirici rappresentati al Regio Ducal Teatro che sorgeva al primo piano dell’odierno Palazzo Reale di Milano. Lo spettacolo al Teatro Antonio Belloni vuole indagare proprio questa prima intensa attività del salisburghese. Il maestro Stefano Giannini con la consueta maestria esegue tutte e tre le sinfonie delle tre opere milanesi, Mitridate re di Ponto, Ascanio in Alba e Lucio Silla. I brani sono di una certa complessità, sopratutto ritmica e lasciano poco respiro all’esecutore, ma l’esperto Giannini riesce a dare tutta l’energia propulsiva in questi pezzi che nelle trascrizioni per pianoforte diventano brani pieni di insidie. Del Mitridate re di Ponto abbiamo avuto la fortuna di ascoltare due numeri la complessa aria di Aspasia e l’aria di sortita di Mitridate.
Aspasia è Graziana Palazzo che come la sua illustre collega Giuditta Pasta, è nata a Saronno. La Palazzo è però un soprano di coloratura che affronta l’aria di Aspasia “Al destin che la minaccia” con estrema disinvoltura, è infatti un’aria che ha da tempo in repertorio, cosa originale per un soprano moderno. Mozart tratta la voce come uno strumento e le difficoltà sono innumerevoli, ma la tecnica sopraffina di Graziana Palazzo gli permettere di vincere queste difficoltà: la voce è limpida e cristallina e in maniera estemporanea il soprano ci regala due valide cadenze di cui la seconda amplissima. Giannini che accompagna la voce col suo pianoforte gran coda pare trasformare il piano in orchestra producendo suoni che sembrano ricordare in alcuni momenti gli archi e in altri i legni. Altrettanto complessa l’aria per Mitridate “Se di lauri il crine adorno” una importante sortita per il re incarnato da Livio Scarpellini che grazie ad anni di esperienza riesce ad eseguire con eleganza salti incredibili, che portano la voce dagli abissi fino agli acuti più estremi, terminando con un trillo diabolico su la acuto che il tenore svolge con particolare energia ed impeto. Il timbro di questo tenore è particolare, un poco acidulo e abbiamo ascoltato nel pubblico pareri discordanti: noi siamo abituati al suo canto e abbiamo apprezzato la capacità di affrontare con assoluto successo questa aria di Mozart, che pochi tenori al mondo possono cantare con la stessa padronanza. Sono dovuto andare fino al Covent Garden di Londra per vedere quest’opera in scena e il fatto che il piccolo teatro di Barlassina ne abbia eseguito degli estratti deve essere un orgoglio per questa realtà brianzola che cresce dopo ogni spettacolo.

Mozart conclude la sua esperienza milanese scrivendo un mottetto per l’evirato cantore Venanzio Rauzzini già protagonista del Lucio Silla: scrive questo mottetto per la chiesa di Sant’Antonio Abate che possiamo vedere ancora oggi in un perfetto stato di conservazione proprio come la vide nel 1773 Mozart. E’ tuttora presente l’organo con cui Mozart accompagnò parte del mottetto “Exultate, Jubilate”: Go Eun Lee affronta le tre sezioni in cui è diviso, più un recitativo di raccordo con una lettura corretta che però non troviamo completamente metabolizzata. Mentre l'”Alleluia” scorre veloce come un ruscello impetuoso gli altri brani sono un poco ingessati e troppo pensati, forse anche a causa del testo latino che può creare alcuni problemi. L'”Alleluja” celeberrimo è di una inventiva incredibile e quando sembra concludersi eco rinascere di vita nuova, con Go Eun Lee che lo riveste di note luminose in una coloratura vorticosa e ben realizzata. Nel marzo del 1773 Mozart purtroppo lascia per sempre l’Italia: pensiamo se invece fosse stato assunto dagli Asburgo di Milano e nel 1778 avesse lui stesso inaugurato la Scala con un capolavoro dei suoi, invece di quella brutta opera di Salieri nomata Europa riconosciuta che neanche l’abilità di Muti è riuscito a risollevare.

La seconda parte del concerto riguarda le opere della maturità che con incredibile ritardo giungono al Teatro alla Scala quando Mozart era già morto da tempo. Nel 1807 viene eseguita al Piermarini La scuola degli amanti, cioè il Così fan tutte in una Milano sotto il dominio napoleonico. La locandina recitava come ci illustra il dettagliatissimo programma di sala a cura di Scarduelli, “La musica è del fu Sig. Maestro Wolfango Mozzart” (sic).
Go Eun Lee e Livio Scarpellini ci cantano il duetto tra Fiordiligi e Ferrando “Fra gli amplessi in pochi istanti”. Esecuzione molto precisa da pare degli interpreti che scavano con particolare cura la psicologia dei due protagonisti così combattuti. Ancora meglio il duetto successivo dal Don Giovanni allestito nel 1814 con un testo stravolto dalla censura dell’epoca. Il Belloni due stagioni fa ha presentato in prima mondiale proprio questa versione censurata rivelando la vitalità dell’opera che senza numerose arie era quasi costituita da soli brani d’assieme coinvolgendo molto il pubblico. Interpreti d’allora come d’oggi sono Go Eun Lee e Livio Scarpellini che si ricordano anche dell’azione scenica del brano, risultando bravi attori. L’azione si dipana durante  il numero musicale e i due amanti mano a mano si rendono conto della problematica situazione. Quando cantano insieme le voci risultano particolarmente compatte.
Le nozze di Figaro vengono presentate finalmente nel 1815 e Go Eun Lee ci canta “Deh vieni, non tardar” con particolare intimismo e intensità.

Il Flauto magico alla Scala fu eseguito nel 1816 per poi scomparire completamente fino al ‘900 e venne eseguito nella traduzione fedele di Giovanni De Gamerra librettista del famoso Idomeneo di Monaco di Baviera. Fa effetto sentire Monostato cantare in italiano “Regna amore in ogni loco” in una arietta veloce con un tema che ritornerà nel Figaro rossiniano. Scarpellini ben recita e canta in questa aria veloce e spigliata adatta ai sue notevoli mezzi di tenore di grazia. Graziano Palazzo ci propone una Regina della notte in versione italiana con “Gli angui d’inferno mi sento in petto” al posto di “Der Hölle Rache Kocht in meinem Herzen”. La Palazzo sembra fatta apposta per questo repertorio estremo, e i suoi fa sovracuti sono glaciali e ben intonati. Ultimo brano è ancora cantato da Livio Scarpellini che ci propone “Se all’impero, amici dei” da La clemenza di Tito che arrivò a Milano solo nel 1818 ben 27 anni dopo la prima assoluta a Praga. il tenore risulta imperioso nel disegnare il personaggio di Tito e la ripetizione del verso “o a me date un altro cor” si fa sempre più intensa e carica di significato. Scarduelli non si è limitato ai primi anni milanesi di Mozart ma come abbiamo visto anche della ricezione post mortem della grande eredità del salisburghese che ha influenzato il mondo intero come solo un genio così unico poté fare. Una grande proposta culturale quella del Belloni, non un semplice concerto ma un viaggio temporale e musicale attraverso le opere di Mozart. Il programma di sala riporta in calce tutti i brani composti da Mozart tre il 1770 e 1773 diventando quindi un prezioso libretto da collezionare e consultare.

Fabio Tranchida

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