Macbeth versione 1847 a Parma

Posted on 10 ottobre 2018 di

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Teatro Regio di Parma
venerdì 5 ottobre 2018, ore 20.00

Melodramma in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave, da William Shakespeare
Musica GIUSEPPE VERDI   Versione 1847
Edizione critica a cura di David Lawton
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Macbeth  LUCA SALSI
Lady Macbeth   ANNA PIROZZI
Banco  MICHELE PERTUSI
Macduff   GIOVANNI SALA
Malcolm   MATTEO MEZZARO
Il medico   GABRIELE RIBIS
La dama di Lady Macbeth   ALEXANDRA ZABALA
Prima Apparizione   GIOVANNI BELLAVIA
Seconda e Terza Apparizione  ADELAIDE DEVANARI

Maestro concertatore e direttore   PHILIPPE AUGUIN
Regia DANIELE ABBADO
Costumi   CARLA TETI
Luci   ANGELO LINZALATA
Maestro del coro  MARTINO FAGGIANI

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
ORCHESTRA GIOVANILE DELLA VIA EMILIA
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

Il Festival Verdi 2018 ci stupisce ogni volta con un programma raffinato, infatti la scelta del Macbeth nella versione originale del 1847 non può che suscitare curiosità negli appassionati di grande musica verdiana. In poche occasioni Macbeth viene eseguito nella veste originale che debuttò al Teatro alla Pergola nel 1847. Sebbene nei pieni anni di galera Verdi riserva al testo derivato da Shakespeare particolare attenzione, amplificando a dismisura la parte del baritono che alla prima fu Felice Varesi. Verdi era ben conscio del valore di questo baritono e scrisse per lui anche le parti di  Rigoletto e Germont tanto da affidargli praticamente tutti i brani più importanti dell’opera in questione. Lady Macbeth ha un certo spazio mentre Macduff il tenore quasi scompare con unica aria nel quarto atto. Questa spartizione dei ruoli negli anni ’40 dell’ ‘800 è particolarmente originale.
Conscio del valore di quest’opera la scelse per una versione francese di cui diamo in fondo a questo articolo evidenza delle differenze. Un grande lavoro di revisione, attento ad amplificare i valori drammatici e spettacolari della vicenda: una versione francese data in concomitanza con la prima apparizione sulle scena parigina de L’Africaine di Meyerbeer: quest’ultima vinse sulla sorella italiana e il Macbeth 1865 rimase abbastanza oscurato tanto che negli anni successivi i teatri italiani continuarono ad allestire per lo più la più scarna versione 1847 che abbiamo ascoltato stasera.

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Oggi a Parma abbiamo assistito ad un ottimo spettacolo grazie i 4 bravissimi cantanti protagonisti e ad una regia che si faceva apprezzare sopratutto per l’atmosfera creata.
Luca Salsi, impegnato contemporaneamente alla Scala nel ruolo di Don Carlo nell’Ernani, sfoggia una voce potente e ben timbrata. Scorrevole il duetto con Banco “Due vaticini” e drammaticissima la Grande Scena “Mi si affaccia il pugnal”. La lunga parte non sembra affatto affaticarlo, infatti alla fine del terz’atto affronta con verve “Vada in fiamme, e in polve cada” una delle differenze con la versione successiva che accoglie qui un duetto con Lady. Realistica la morte finale in scena “Mal per me che m’affidai”.
Lady Macbeth entra in scena ed ascoltiamo una registrazione audio della lettera che le appena pervenuta. Anna Pirozzi ha già affrontato questo ruolo impervio che le calza a pennello. Grazie alla sua interpretazione riceve numerosi applausi sia dopo la cavatina che la cabaletta di sortita. La voce è granitica e sicura verso le numerose ascese vero l’acuto: ciò è ravvisabile anche nella prima versione de “La luca langue” cioè “Trionfai! Securi alfine” tipica aria giovanile di Verdi piena di energia sanguigna. Uno dei pezzi capitali del primo Macbeth venne mantenuto invariato nella seconda versione cioè la scena del Sonnambulismo dove la Pirozzi illuminata da fuochi vivi esprime con rara concentrazione lo stato della sua mente ormai alterata dopo i numerosi delitti. Qui la voce si fa più leggera e chiara ma sempre ben proiettata ottenendo un successo personale.
Il parmense Michele Pertusi è ospite fisso del Festiva Verdi e ci ha regalato un Banco di lusso: nel duetto iniziale Pertusi è attentissimo alla parola e agli accenti scolpendo con cesello le frasi. Ampia l’arcata sonora nella sua aria “Come dal ciel precipita” che non pone alcuna difficoltà al grande basso.
Giovanni Sala canta Macduff con la sua importante aria del quarto atto, un tenore dotato di discreto squillo e buona intonazione. Parti secondarie ben assortite.
Philippe Auguin dirige la Filarmonica Arturo Toscanini l’Orchestra Giovanile della Via Emilia con particolare verve con un misterioso e corrusco preludio e tempi sempre molto vivaci: nei grandi concertati a fine I e II atto i colori e la potenza dell’orchestra sono al massimo possibile. Il coro molto impegnato è come sempre di prim’ordine e affronta la prima versione di “Patria oppressa” per niente secondaria alla versione del ’65.

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Regia di Daniele Abbado che immerge la vicenda nella bruma scozzese: un effetto pioggia/nebbia è molto utilizzato per tutta l’opera. Teloni di plastica ben illuminati rendono alcune scene claustrofobiche. La scena del sabba diventa invece una specie di festa, una specie di party delle streghe che si conclude con l’apparizione di Banco e 16 bimbi nelle vesti di re. Molto suggestiva le  luci (nero, rosso, color rame) e raffinati costumi per uno spettacolo riuscito sotto i tutti punti di vista.
Altre repliche giovedì 11 ottobre 2018, giovedì 18 ottobre 2018.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera