Rinaldo di Händel, Leo & Co. in prima mondiale

Posted on 1 agosto 2018 di

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Libretto Giacomo Rossi e Aaron Hill
Edizione critica e ricostruzione a cura di Giovanni Andrea Sechi
Prima esecuzione in tempi moderni

Armida Carmela Remigio
Goffredo Francisco Fernández-Rueda
Almirena Loriana Castellano
Rinaldo Teresa Iervolino
Argante Francesca Ascioti
Eustazio Dara Savinova
Lesbina Valentina Cardinali
Nesso Simone Tangolo
Araldo di Argante Dielli Hoxha
Un spirito Kim-Lillian Strebel
Mago Cristiano Ana Victória Pitts

Direttore Fabio Luisi
Regia Giorgio Sangati
Scene Alberto Nonnato
Costumi Gianluca Sbicca
Orchestra La Scintilla

Il Festival della valle d’Itria sempre alla ricerca di rarità stupisce ancora una volta con questo Rinaldo inedito. La serietà con cui si è arrivata a questa produzione è frutto di più di un anno di ricerca musicologica. Il vero protagonista dietro e le scene e dentro le biblioteche è il colto musicologo Giovanni Andrea Sechi che fin dal 2012 conosceva la partitura parziale di questa versione in un remoto castello inglese. Il castrato protagonista della versione originale londinese Nicola Grimaldi portò a Napoli alcuni anni dopo una copia della partitura hädeliana su cui ci mise mano il compositore brindisino Leonardo Leo che oltre a comporre nuova musica utilizzò arie di Vivaldi, Orlandini, Bononcini. Grimaldi conservò per se la maggior parte della musica di Händel originale rubando anche l’aria di Almirena “Lascia ch’io pianga” che aggiunta in altro contesto divenne “Lascia ch’io resti” mentre gli altri cantanti con la complicità di Leo portarono molte arie di baule ad arricchire l’opera. Nuove parti napoletane furono il prologo dedicato al re costituito da recitativi e arie e i tre intermezzi buffi con Lesbina e Nesso: del prologo e degli intermezzi purtroppo non si è trovata alcuna nota e si è deciso di mantenere le parti ma in prosa. Giovanni Andrea Sechi ha trovato e trascritto nel castello inglese le 15 arie del manoscritto parziale ma il lavoro successivo è stato lungo: 12 arie in più sono state trovate grazie alla comparazione dei testi delle arie di baule mentre le ultime 5 sono state scelte da Sechi dal repertorio d’epoca essendo ad oggi impossibile trovare la musica corrispondente al libretto napoletano. La maggior parte dei recitativi sono opera di Sechi che con la giusta sensibilità ha ricreato la musica del ‘700.
L’idea dello spettacolo di Giorgio Sangati è di assegnare ai 4 cristiani le vesti di cantanti pop mentre ai due infedeli i panni di due cantanti heavy-rock. Idea di base originale mostra l’opera del ‘700 come palestra di voci e come luogo di divismo. Ma dopo questo originale spunto pop versus rock le idee in scena non sono state numerose oltretutto per uno spettacolo di 4 ore e 15 minuti che necessitava invero di essere meglio articolato. È pur vero che la trasformazione napoletana del libretto händeliano non aiuta certo a concentrare l’azione e molte scene risultavano non necessarie se non per l’esibizione musicale. I tre atti erano comunque ben diversificati dalle scenografie che evolvevano e di cui abbiamo apprezzato le gabbie per uccelli bel primo atto citazione della prima assoluta londinese e la montagna da scalare nel terzo con tanto di zombies scacciati da croci luminossime e abbaglianti.

 Festival Valle d'Itria_Carmela Remigio (Armida) e Teresa Iervolino (Rinaldo)_Rinaldo_Foto Fabrizio Sansoni (4).jpg

Le sei voci protagoniste hanno sostenuto il lungo spettacolo con esibizioni canore di alto livello.
Rinaldo (Freddy Mercury) trova ideale interprete una Teresa Iervolino in smagliante forma che canta quasi esclusivamente brani di Händel traendone ottimo partito. Stupiscono le tre arie consecutive “Cara sposa” “Cor ingrato” e “Mio cor, che mi sai dir?” dove la Iervolino esprime una girandola di affetti con la sua voce suadente, ricca di colori ed armonici e sempre timbratissima. Stupisce la grazia con cui ci dona le frasi musicali con una tenuta dell’arcata musicale immacolata. Le due arie del terzo atto sono ancora più dirompenti con “Lascia ch’io resti” di contenuto patetismo e l’esuberante “Or la tromba” dove la Iervolino oltre a regalarci un prova maiuscola nelle variazioni ardittissime ha giocato letteralmente con la tromba solista in un duetto vincente che ha entusiasmato il pubblico.
Carmela Remigio interprete di Armida/Cher finalmente debutta al festival in un ruolo barocco di rara suggestione. Fin dal suo apparire la Remigio catalizza l’attenzione anche con i suoi ampi movimenti scenici e cantando “Furie terribili” dove l’assenza della macchina del tuono è compensata dai soli timpani. La Remigio approfondisce la parte con recitativi scultorei, che portano ad arie come “Già sento, che al core” dalla linea spezzata indice di affanno amoroso. La voce è nella sua più fulgida maturità e trae giovamento dalla lunga aria originale del sassone “Vo’ far guerra e vincer voglio” dove l’artista ci regala ampie frasi dal suono corroborante alternate dagli assolo del cembalo coreografati da lei stessa in una originale danza col pugnale con cui minaccia tutti. Il prologo sarebbe dovuto essere affidato alla sua superba dizione mentre è stato vanificato dalla registrazione della voce di una bambina che rendeva intellegibili i versi. Anche l’ultima aria era affidata alla Remigio che il 31 luglio ha ricevuto il premio Bacco dei Borboni relativo alla cantante più popolare del Festival nella sua 44esima edizione.
Argante è Francesca Ascioti la cui parte non comprendeva arie di Händel che prevedeva un basso nel ruolo: a Napoli cantò il ruolo un castrato Giuseppe Maria Boschi e l’Ascioti con la sua calda voce mezzosopranile disegna un personaggio completamente nuovo rispetto al basso londinese previsto nella versione originale: canta arie amorose rivolte sia a Armida che Almirena e risulta dolcissima in “Par che mi nasca in seno” una cullante siciliana con due flautini. Il suo personaggio truccatissimo riprendeva il leader dei KISS Gene Simons e talvolta i tre mimi suoi gregari commentavano le arie con movimenti da rockettari.
Notevole l’Almirena di Loriana Castellano nelle vesti della pop Madonna nel prima fase di Like a virgin: la voce è chiara, morbida e piena, perfettamente intonata, e ci elargisce “Augelletti che cantate” in una prova notevole di canto a imitazione. Interessante la prima aria “Vanne pugna” con affondi ben calibrati alla parola “pieno” che differenziano fin da subito l’acuta Almirena londinese da quella napoletana. Bello il duetto con l’amato con la ciclica ripetizione di “a mille”.

FestivalValleIdItria2018_Rinaldo_Dara Savinonva e Francisco Fernandez Rueda Foto Paolo Conserva (24).jpg

Eustazio (David Bowie) è Dara Savinova dalla coloratura leggera e precisa abbinata a una gestualità leziosa. Abbiamo apprezzato l’aria “Ho due compagni al cor”.
Unico uomo protagonista in questa produzione il Goffredo di Francisco Fernández-Rueda tenore eroico dall’aspetto di un colorato Elton John. Il tenore ha una voce di non ampie dimensioni e talvolta alcune note in levare si perdono nel cortile di Palazzo ducale. La parte è svolta con precisione ma volendo chiaroscurare a tutti i costi le frasi si giunge a dei piani veramente esili.
Troppe le voci femminili in questo cast: avremmo preferito due controtenori nei ruoli di Rinaldo e Argante per rendere più chiaro il cast napoletano originale. Rinaldo e Argante sono stati cantati superbamente in questa produzione la nostra è solo una preferenza tecnica che avrebbe reso più varia l’attribuzione dei ruoli. Ottimi per verve e spirito i due attori, la Lesbina di Valentina Cardinali e Nesso di Simone Tangolo che ci hanno donato tre intermezzi buffi pieni di ammiccamenti intelligenti. Si sentiva la perfetta sintonia del duo e la differenza di registro col resto dell’opera creava un bel contrasto. Bene lo Spirito e il Mago nei loro cammei.

FestivalValleIdItria2018_Rinaldo_Foto Paolo Conserva (4).jpg

Luisi dirige l’orchestra barocca La Scintilla scegliendo tempi giusti che assecondano i cantanti nelle arie così ampie e numerose. Tempi più rapidi nei 7 briosi duetti e nell’ampio quartetto che conclude il secondo atto. Il maestro Luisi era al secondo cembalo ma pochi sono stati i suoi interventi estemporanei sullo strumento. Orchestra dal suono luminoso e chiaro con l’eccelenze della tromba e del clavicembalo nelle due arie già citate che necessitano i loro assoli. Nel terzo atto in tre brani suonano le trombe con l’ochestra al completo suggerendo il conflitto finale fra le due fazioni e la vincita dei cristiani. Prima rappresentazione sold out con il pubblico che ha tributato applausi ad ogni brano e numerose acclamazioni anche all’una e 15 minuti di notte quando lo spettacolo è giunto al termine. Spettacolo da Festival per pubblico da intenditori. Una nuova pagina è stata scoperta della Napoli del ‘700, un lavoro complesso che ha avuto i giusti interpreti dando al festival il carattere internazionale che merita.  Seguono due repliche fino al 4 agosto. Non perdetele.

Fabio Tranchida

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