Cherubini e Boito

Posted on 29 maggio 2018 di

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Luigi Cherubini Requiem in Do minore

 Arrigo Boito Prologo da “Mefistofele”

Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi – Coro di Voci Bianche de laVerdi

Basso Federico Sacchi

Maestro Coro Voci Bianche M. Teresa Tramontin

Maestro del Coro Erina Gambarini

Direttore  Roberto Polastri

 

 

E’ una rarità poter ascoltare dal vivo il Requiem di Cherubini, brano considerato tra i vertici della musica sacra e capolavoro nella produzione del compositore fiorentino. Cherubini si trovava da tempo in Francia e fu incaricato dal Re Luigi XVIII di onorare con una messa da Requiem Luigi XVI morto ghigliottinato nei periodi bui della Rivoluzione francese.
La prima avvenne nella immensa basilica di Saint Denis vero sacrario di tombe reali in parte danneggiate in quegli anni cruenti.
Stupisce in Cherubini il tono solenne e non edonistico della sua musica: evita l’utilizzo dei 4 solisti che avrebbero reso troppo lirica la composizione e affida tutto al coro ed a una orchestra particolarmente plumbea e partecipe al dolore. L’orchestra Verdi rispetta appieno lo stato d’animo con un Introito aperto da violoncelli e fagotti in pianissimo. Vi è la presenza del graduale (nella messa di oggi sostituito dal salmo) in quanto Cherubini musica tutte le sezioni per una messa completa. Stupisce poi la decisione di riprende il gregoriano con effetto arcaico: questa sezione è stata diretta dalla Gambarini non essendo presente l’orchestra. Ottima e compatta la lunga “Sequentia” introdotta dal Dies irae con tromboni e tam-tam in primo piano. Ogni terzina di questo lungo episodio è trattata in maniera diversa con capacità notevole da parte di Cherubini di creare una progressione drammatica in divenire. La fuga “quam olim Abrahae” poco apprezzata da Berlioz è invece un pezzo notevole che il coro della Verdi interpreta con una perfezione ritmica eccezionale. Intonatissime le donne nell’incipit in pianissimo del Pie Jesu. Ultimo brano è l’Agnus dei con una struttura a cannocchiale poichè si tratta di un decrescendo famoso nella storia della musica: con il massimo rispetto Cherubini sembra farsi da parte togliendo voci e strumentisti fino a un pianissimo di pura contemplazione. Bravo il direttore Polastri per essere riuscito ad assecondare questa volontà compositiva.

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Titanica al contrario l’introduzione del prologo dal Mefistofele di Boito versione Bologna 1875. Purtroppo sembra che la prima mastodontica versione milanese sia stata distrutta dall’autore per sempre e anche ricerche recenti non hanno dato alcun risultato. Il prologo è un pezzo sublime e ricordiamo che nei primi anni 2000 fu eseguito qui a la Verdi proprio da Romano Gandolfi. Sono stati collocati tromboni e corni in alto in galleria per un notevole effetto stereofonico. Notevoli le progressioni cromatiche nel coro “Ave Signor”. Il basso Federico Sacchi è purtroppo l’elemento debole della serata non avendo potenza per un ruolo così sulfureo. Le noti più acute sono nasali e mancano d’intonazione inficiando sull’interpretazione che risulta zoppicante.

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Ma ben presto ridiventa protaganista il coro, con il coro di voci bianche numeroso e ben preparato da M. Teresa Tramontin. Ottimo “La danza in angelica spira” che ci porta nell’empireo celeste. Aumenta poi la tensione finale con il riproporre dell’invocazione “Ave! ave! ave!” in un crescendo spasmodico che conclude il prologo. Una bella scelta questo dittico con due brani quasi speculari molto ben eseguiti.

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Musica sacra, Opera