Francesca da Rimini alla Scala

Posted on 28 aprile 2018 di

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Musica di Riccardo Zandonai

Libretto di Tito Ricordi dalla tragedia di Gabriele D’Annunzio

CAST
Francesca Maria José Siri
Samaritana Alisa Kolosova
Ostasio Costantino Finucci
Paolo il bello Marcelo Puente
Giovanni lo sciancato Gabriele Viviani
Malatestino dall’Occhio Luciano Ganci
Biancofiore Sara Rossini
Garsenda  Valentina Boi
Altichiara Diana Haller
Adonella Alessia Nadin
Smaragdi (la schiava) Idunnu Münch
Ser Toldo Matteo Desole
Il Giullare Elia Fabbian

Direttore  Fabio Luisi
Regia  David Pountney
Scene  Leslie Travers
Costumi Marie-Jeanne Lecca
Lighting Designer Fabrice Kebour​
Movimenti coreografici Denni Sayers

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala

 

 

Francesca da Rimini è un autentico capolavoro grazie ad un testo raffinato e decadente di D’Annunzio e ad una musica che sfrutta al meglio la tavolozza piena di colori di una importante orchestra sulla quale le voci emergono con tutta la loro drammaticità.

Quest’opera era assente dal palcoscenico della Scala dal  lontano 1959, quando Gianandrea Gavazzeni diresse Magda Olivero e Mario del Monaco in una storica edizione. La Scala procede ora riscoprendo determinati cicli, con le opere barocche di Händel, l’integrale di Puccini e in questo caso le opera del ‘900 e del verismo. L’anno scorso fu la volta della Cene delle beffe e quest’anno Francesca da Rimini che si avvale di una direzione splendida di Fabio Luisi. Negli anni scorsi abbiamo avuto modo di ascoltare quest’opera allo Sferisterio di Macerata con Dessì e Armilliato e in una edizione a Trieste. In entrambi i casi il suono dell’orchestra fu parecchio deludente anche per via del fatto che a Macerata parliamo di teatro all’aperto. E’ quindi la prima volta secondo noi che si fa giustizia alla superba partitura ricca di fiati come il flauto basso (rarissimo) controfagotto, clarinetto basso, molte percussioni e banda “medievale” sul palco. L’arpa e il tamburo militare, strumenti che di solito vengo utilizzati solo in particolari brani, qui animano tutto il tessuto sonoro in una filigrana continua. Fabio Luisi riesce a mettere in risalto la più piccola sfumatura, esaltando i colori cameristici dell’orchestra e le profonde esplosioni come nel secondo atto durante la battaglia.
Ottimo il rapporto raggiunto tra voci e orchestra.

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Maria José Siri è stata una notevole Butterfly nella scorsa stagione e il ruolo odierno è di pari complessità: una fanciulla che spera nel suo futuro, che ne rimane delusa ma sconvolta dall’amore vero rischia il tutto per tutto concedendosi all’amato e quasi immolandosi al suo destino. L’orchestra ha spesso suoni corruschi e rapide scosse, tutto ciò viene rappresentato con dei fremiti della protagonista che si agita e trema in scena. Maria José Siri esprime bene in uno stato quasi allucinato gli scarti emozionali e la parte vocale si avvale di notevole tempra sia nei duetti d’amore dove la voluttà più erotica traspare sia nei dialoghi tesi con Malatestino. L’arcata sonora è sempre ben proiettata e le frasi tese, gli acuti drammatici e con effetto: una prova quindi ben superata. Paolo il Bello è Marcelo Puente che è entrato in produzione sono nelle ultime due settimana a causa di una defezione. Sicuramente è bello come richiede il ruolo, la voce invece pare un po’ fissa e poco articolata. Certo le note ci sono tutte e la parte è sicura ma il fraseggio rimane annacquato quando dovrebbe essere vivido e decadente al tempo stesso. Nelle tre repliche che abbiamo ascoltato possiamo comunque riferire che la prova di volta in volta è di molto migliorata.

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Bene Gabriele Viviani nella parte di Giovanni lo Sciancato con frasi acutissime al limite dell’urlo così imposte dal compositore: Viviani rispetta la partitura con una veemenza quasi demoniaca fino all’assassinio finale. Impressionate il duetto finale con Malatestino dove i due fanno a gara di crudeltà. Luciano Ganci ottimamente truccato tratteggia un Malatestino spietato e folle, assetato di sangue.
Buona la prova vocale di Alisa Kolosova come Samaritana sorella di Francesca, regalandoci un bel duetto intrecciato nel primo atto. La voce è pulita e chiara donandoci momenti estatici. Le donne di francesca sono Biancofiore, Garsenda, Altichiara e Adonella e creano un quartetto vocale adeguato anche se perfettibile. Il giullare ha un po’ di parte nel primo atto e viene cantato dal bravo Elia Fabbian che si cimenta anche in una quasi parlato nel decantare i suoi racconti. Il coro in gran forma ha modo di esprimersi spesso dietro le scene con effetti stereofonici e risulta particolarmente possente nel secondo atto nella lunga scena di battaglia in una resa granitica e enfatica conclusa dallo sparo di molti cannoni. La scena si compone di due soluzioni, una monumentale scultura che regge il funesto libro galeotto, e la semitorre metallica che ospita i cannoni. Una scelta molto bella visivamente e di sicuro effetto che ha impegnato il reparto scenografia per mesi.
Il regista David Pounteny dà per scontata la vicenda e gioca a mescolare le carte sapendo di aver a che fare con un pubblico preparato capace di cogliere il suo gioco di sintesi.

Ottima produzione da vedere e rivedere per cogliere i molti aspetti di un capolavoro ricchissimo di suggestioni.

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera