L’olandese volante

Posted on 30 marzo 2018 di

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Wagner “L’Olandese Volante” (DerfliegendeHolländer)

opera in tre atti in forma di concerto – libretto di Richard Wagner

Iain Paterson baritono (L’Olandese)

Matti Salminen basso (Daland, marinaio norvegese)

Amber Wagner soprano (Senta, figlia di Daland)

Robert Dean Smith tenore (Erik, un cacciatore)

Tuomas Katajala tenore (marinaio di Daland)

Tiziana Pizzi alto (Mary, nutrice di Senta)

Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Mikko Franck direttore

Ciro Visco direttore del Coro

 

L’Accademia di S. Cecilia  il 26-28-30 marzo ha proposto l’esecuzione in forma di concerto dell’Olandese Volante di Wagner. Il repertorio wagneriano in forma  non scenica  è stato costantemente inserito nel tempo nel repertorio dell’Accademia, soprattutto dal 1988 al 1991 per merito del compianto maestro Giuseppe Sinopoli, ma l’opera in questione è la prima volta che viene eseguita..

L’Olandese volante  fu rappresentato a Dresda  il 2 gennaio 1843. Wagner ci lavorò intensamente fra il 1840 e il 1841, scrivendo anche il libretto, affidato in un primo tempo a Paul Foucher,per l’Opera di Parigi con il titolo Le Vaisseau fantome, dopo un periodo di difficoltà economiche che lo avevano costretto a  cedere il soggetto per compenso. Wagner ritornò più volte sull’opera dal  1860 fino al 1880.

Pur avendo una struttura tradizionale (arie, duetti, cori ), l’Olandese volante  rappresenta una tappa fondamentale nell’evoluzione musicale wagneriana. Lavoro profondamente unitario, presenta già tutti gli elementi caratterizzanti il linguaggio drammatico e musicale wagneriano: la coerenza, l’esatta distribuzione fra parti musicali e vocali, la tecnica dei motivi ricorrenti (LEITMOTIV). Tali temi sono presenti tutti nell’emozionante ouverture, nella quale  si avvertono  struggenti esplosioni  melodiche, echi  e lontane risonanze che coinvolgono  l’ascoltatore.
L’argomento fa riferimento al mito dell’ebreo errante, riproposto da Heine, con il quale Wagner era venuto in contatto, mito congeniale al ribellismo romantico. L’eroe romantico è in preda allo straniamento, ad un senso di annullamento e di morte. L’Olandese volante è condannato a vivere, la sua è aspirazione e ricerca disperata della morte.  Condannato a vagare in eterno , potrà porre fine a tale maledizione attraverso un atto  di  amore totale che lo redimerà. Senta, la fanciulla che incontrerà nel suo peregrinare, assumerà tale funzione. La donna redentrice è un personaggio comunque straniato, personaggio femminile che ricorda la Margherita faustiana. Tale Weltanshung della negatività  caratterizza il periodo storico e risente della filosofia di Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione) e di Nietzche.

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I livelli narrativi si sviluppano su due piani: il mondo dell’irrealtà, del sogno, il mondo interiorizzato dell’Olandese e di Senta, che non fa che “riconoscerlo”, perché l’Olandese, visto nel quadro, è all’interno di lei, nel sogno. Il mondo dei marinai  e delle filatrici, è quello  del lavoro giornaliero, della realtà. Ma forse quei marinai sono già morti. Nel secondo atto, invitati alla festa di nozze, non partecipano, forse dormono, ma è un sonno che richiama l’eternità. Il confine fra vivi e morti è sfumato. L’Olandese volante richiama il Tristano. L’elemento in cui il mondo di quest’opera è immerso è l’acqua.  Il mare e comunque l’elemento acquatico è simbolo di vita, ma anche di morte (la radice di mare in ebraico: madre e morte) : tutto nasce dall’acqua e tutto muore nell’acqua. Ci si perde nel mare della dimenticanza, nel Nirvana musicale.

Wagner teorizza l’opera totale, l’Accademia ha scelto un’esecuzione priva di scenografia. Il pubblico deve pertanto immaginare quanto avviene, aiutato dalle indicazioni  offerte dal display, ma in realtà  costretto ad abbandonarsi all’immaginazione e alla comprensione del senso profondo dei sentimenti, come  suggeriva Sinopoli.  La musica offre emozioni, non ci sono regole, ognuno vive suggestioni diverse e ogni esecuzionemusicale non è mai esattamente la stessa.

Interpreti: Matti Salminen, basso finlandese è Daland, ha festeggiato i 50 anni di carriera, ospite dei più prestigiosi teatri del mondo, ha partecipato più volte al festival di Bayreuth, pertanto grande interprete wagneriano. Anche in questa occasione mostra  di aver mantenuto le sue capacità vocali nonostante l’età. Imponente è la  presenza scenica,  la voce  profonda e  scura rende perfettamente il ruolo del padre desideroso di contribuire alla felicità economica e sentimentale della figlia amata. Iain Paterson, basso-baritono americano, è l’olandese volante,voce profonda e sicura dai toni bassi, riesce convincente anche nei dialogati e nei duetti.  Amber Wagner,  soprano americano, è Senta, interpreta perfettamente i ruoli assorti e meditativi, quasi trasognati, voce dalla splendida coloratura, luminosa raggiunge i toni alti in modo limpido e trasparente,ma a volte , nel duetto con il baritono sembra sovrapporsi alla voce di lui che tende a rendere nel sussurro la lacerazione e il tormento interiore del personaggio.  Robert Dean Smith, tenore americano flessibile ed espressivo, ma non sempre limpido nella vocalità è Erik, ruolo  difficile e determinante nella soluzione della storia, Tuomas Katajala tenore scandinavo, è il timoniere, dalla voce limpida e chiara, Tiziana Pizzi messosoprano, è Mary voce scura da contralto, notevole capacità interpretativa.

Il  giovane direttore d’orchestra finlandese Mikko Franck conduce l’orchestra muovendosi  talvolta sul palcoscenico, con sicurezza ed entusiasmo,  riuscendo ad ottenere risultati interpretativi coinvolgenti.

Il coro diretto da Ciro Visco, maschile nel primo atto (coro dei marinai), femminile nel secondo (coro delle filatrici), richiamo terreno al rumore dei rocchetti della filatura, richiamo alla vita. Il coro è doppio nell’ultimo atto con una centralità nell’azione, ampia sonorità e resa emotiva.

Un ottimo successo.  Repliche il 28-30 marzo.

 Pina Giacomazzi

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