Pia de’ Tolomei a Livorno

Posted on 22 gennaio 2018 di

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Tragedia lirica in due parti di Salvadore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti
Edizione critica a cura di Giorgio Pagannone
Edizioni Casa Ricordi, Milano

Pia, moglie di Nello Francesca Tiburzi
Ghino degli Armieri Giulio Pelligra
Nello della Pietra Valdis Jansons
Rodrigo, fratello di Pia Marina Comparato
Piero, eremita Andrea Comelli
Ubaldo, servitore di Nello Giuseppe Raimondo
Bice Silvia Regazzo
Lamberto, antico servitore dei Tolomei Claudio Mannino
Custode della Torre di Siena Nicola Vocaturo

direttore Christopher Franklin
regia Andrea Cigni
scene Dario Gessati
costumi Tommaso Lagattolla
luci Fiammetta Baldiserri

Orchestra della Toscana
Coro Ars Lyrica
maestro del coro Marco Bargagna

Nuovo allestimento del Teatro di Pisa
coproduzione Teatro di Pisa, Teatro del Giglio di Lucca e Teatro Goldoni di Livorno
Sabato 20 gennaio

 

E’ una grande operazione culturale proporre questo autentico capolavoro donizettiano che mancava dalle scene dal modesto allestimento veneziano di 12 anni fa. Possiamo dire che qui a Livorno lo spettacolo sia stato superiore a quello veneziano in tutti e tre gli aspetti, vocale, orchestrale e dell’allestimento, portando a pieno successo quest’opera. Pia de’ Tolomei fu scritta per una grande cantante Fanny Tacchinardi Persiani figlia del tenore Nicola Tacchinardi e moglie del modesto compositore recanatese Giuseppe Persiani (famoso solo per l’Ines de Castro).  Il grande soprano creò tre ruoli per Donizetti, Pia, Rosmonda d’Inghilterra e l’immortale Lucia di Lammermoor. L’attenzione quindi per la scrittura sopranile si manifesta in quest’opera proprio nelle due arie di presentazione e di addio che hanno particolare rilievo.  L’idea del tenore nel ruolo dell’amante respinto è abbastanza originale (pensiamo al ruolo di Roberto nel Torquato Tasso) e il basso fu per una serie di circostanze il grande Giorgio Ronconi creatore di molti ruoli nelle opere del bergamasco. Il quarto protagonista Rodrigo fu affidato ad un mezzosoprano en travesti solo perchè Rosa Mazzarelli era la favorita dell’impresario ma lo stesso Donizetti vedeva un poco l’incongruenza di questa voce anche se creò per lei due notevoli arie. L’emolumento  per quest’opera fu molto ridotto poiché l’impresario era occupato nella ricostruzione della fenice andata a fuoco e l’opera fu rappresentata al Teatro Apollo di Venezia (oggi Goldoni).  Si può immaginare che la mancanza di sinfonia sostituita da un risicato preludio sia dovuta proprio alla decurtazione del compenso inizialmente pattuito. Donizetti credette molto in quest’opera e fece modifiche subito durante le recite veneziane, modifiche molto più corpose per le recite a Senigallia tra cui un finale nuovo utilizzato qui a Livorno, e un finale lieto per Napoli bello musicalmente ma incongruente. La versione in CD di OperaRara propone un disco di 60 minuti di pezzi alternativi permettendo di comparare con attenzione filologia tutte le versioni.

L’allestimento livornese sposta l’azione in epoca fascista con il marito di Pia a capo dei fascisti e Rodrigo, fratello di Pia a capo dei partigiani. Pia sembra una gallerista d’arte e pittura e tutti i suoi preziosi oggetti nel secondo atto sono minacciati dal fuoco che vorrebbe appicare Ghino l’amante di lei non corrisposto. Un cubo in finto marmo  è l’unico elemento appariscente della scena e ricorda l’architettura razionalista. Il ruolo di Piero l’eremita si trasforma giustamente in quello di cappellano del campo di guerra. Una regia che parte da una idea buona ed è capace di svilupparla coerentemente senza appesantire troppo la trama e per questo diamo plauso ad Andrea Cigni e ai bellissimi costumi anni ’30 e ’40 di Tommaso Lagattolla.

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Buone notizie anche sul fronte vocale con una protagonista femminile che ha personalità da vendere: Francesca Tiburzi fin dalle prime scene mostra la potente voce con riflessi mezzosopranili che danno robustezza a tutto il registro centrale. Non delude neanche quando la tessitura sopranile si fa più acuta grazie alla compattezza e drammaticità della sua linea vocale. Il cantabile e cabaletta iniziali sono ben contrastati negli affetti e il duetto col mezzo è dolcissimo memore delle grazie rossiniane. Drammatico il duetto con Ghino e molto interessante l’aria catartica finale. Spiace che Donizetti non abbia messo in musica i lunghi versi che descrivono l’incubo di Pia preludio al cantabile successivo. Avremmo avuto una scena più potente con la descrizione dell’incubo una scena da contrapporre a quella della pazzia di Lucia scritta per la stessa cantante. La morte di Pia avviene in una sofferta cabaletta dove i singhiozzi della morte sono ben descritti dalla musica (come avviene negli ultimi istanti di vita di Edgardo) ma forse il tempo scelto dalla cantante è un po’ troppo veloce per descrivere l’agonia da avvelenamento e si perde un po’ nell’enfasi di una cabaletta che dovrebbe essere più lenta e sofferta.

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Ottimo il tenore Giulio Pelligra che fin dall’inizio ha sfoderato una voce stentorea e sicura. Di notevole difficoltà la sua parte da cattivo a cui lui stesso ha aggiunto delle variazioni ornamentale che hanno reso la parte acutissima. Un ruolo che è stato quindi implementato dalla potenza della voce di Pelligra che si è esposto pericolosamente enfatizzando la sua parte ma risultando in tutto per tutto vincente. Bellissima la sua morte a cui Donizetti teneva molto e che sarà replicata da li a poco nel Marin Faliero.
Buono il baritono Valdis Jansons dalla voce non particolarmente profonda o sonora: se nel drammatico duetto con Ghino qualche problema vocale era evidente la sua aria del secondo atto lo vedeva sicuro di sè.
Bravissima Marina Comparato in un ruolo che concentra in due arie la partecipazione all’opera. Con solida voce mezzosopranile ha messo a fuoco il personaggio del giovane fratello di Pia, arricchendo la parte di numerose variazioni alla linea vocale. Ben assortiti i personaggi minori.

Plauso alla direzione di Christopher Franklin sempre molto nervosa e precisa. L’orchestra ha assecondato i tempi sempre veloci del direttore, costruendo una tragedia a senso unico verso il sacrificio finale. Particolarmente teso il duetto nel primo atto tra Ghino e Nello dove i recitativi erano mutati in ariosi e il ritmo dell’orchestra non concedeva spazio ad alcuna pausa arrivando velocemente alla cabaletta vigorosa.

 

 

Una Pia de’ Tolomei quindi coronata da pieno successo in tutti gli aspetti della produzione realizzata con Lucca e Pisa. Vi lasciamo con l’esecuzione del finale lieto, una curiosità uscita dalla penna di Donizetti a causa della censura napoletana: il risultato è comunque notevole e purtroppo non riutilizzerà più questa musica.

Fabio Tranchida

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera