Iris di Mascagni a Pisa

Posted on 18 gennaio 2018 di

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melodramma in tre atti di Luigi Illica
musica di PIETRO MASCAGNI
edizione Casa Ricordi, Milano

Il Cieco     Fulvio Fonzi
Iris     Valentina Boi
Osaka     Samuele Simoncini
Kyoto     Keisuke Otani
Dhia/Una Guècha    Maria Salvini
Un Cenciaiolo/Un Merciaiolo   Didier Pieri
Due Cenciaioli    Tommaso Tomboloni, Marco Innamorati

direttore    Daniele Agiman
regia e luci     Hiroki Ihara
scene   Sumiko Masuda
costumi    Tamao Asuka
coreografie   Rina Ikoma

Orchestra Filarmonica Pucciniana

Coro Ars Lyrica
Maestro del Coro Marco Bargagna

coro aggiunto per Inno del Sole istruito da Luca Stornello

Nuovo allestimento in coproduzione con Kansai Nikikai Opera Theater Osaka,
Teatro Goldoni Livorno, Teatro del Giglio Lucca e Teatro di Pisa

 Pisa, Teatro Verdi   domenica 14 gennaio 2018

Certamente Iris non è un’opera di repertorio e meriterebbe più attenzione. Pietro Mascagni otto anni dopo il trionfo con Cavalleria rusticana nello stesso teatro, il Costanzi di Roma, propone un’opera diametralmente opposta non verista ma simbolista esplorando l’universo giapponese. Il confronto con la successiva Butterfly di Puccini spesso schiaccia la prima opera poichè Puccini è riuscito a esplorare con insolito dettaglio la psicologia femminile creando un personaggio tutto tondo. Mascagni volutamente invece crea personaggi bidimensionali come quelli dipinti sui paraventi o come i pupi rappresentati nel primo atto dell’opera. Personaggi che non mutano per tutti e tre gli atti, personaggi che sono appunto bloccati nel loro “simbolo”, nella loro caratteristica che crea un grande affresco sonoro.
La qualità musicale è molto alta sebbene si tratti di un giappone totalmente di invenzione. Mentre Puccini cita con cognizione di causa molti temi veramente giapponesi, Mascagni lavora di fantasia utilizzando scale insolite e con temi che inventa con grande abilità: ne scaturisce un universo sonoro straordinario pieno di sonorità esotiche e stranianti.
Abbiamo ascoltato qui a Pisa il secondo cast di questa produzione. Protagonista un valido tenore Samuele Simoncini dalla voce stentorea e dagli acuti azzeccati che ha subito un momento interessante con “Apri la tua finestra”. Unico neo è forse la fissità di alcune frasi e la mancanza di variare un po’ la dinamica. Nel secondo atto infiamma il pubblico con il rovente verso “Qui c’è l’anima” sottolineando la frenesia del piacere a cui è sottomesso.

Il giorno precedente la nostra recita cantava Paoletta Marrocu la quale aveva preparato tutti i cantanti del primo e del secondo cast attraverso una masterclass del Progetto Mascagni Opera Studio finanziato dal Rotary Club di Livorno per dare importanza all’illustre cittadino.

Nella recita odierna si è esibita invece Valentina Boi soprano drammatico dagli acuti pieni inficiati da una leggera vibrazione nelle regioni più acute. Buona l’aria del primo atto e quella del secondo, la celebre aria della Piovra dove molti sono gli stati d’animo sollecitati da questo incubo. Ottimo il verso “Ch’io ritorni a mio padre” che esalta la vocalità della Boi. Il padre di Iris è il bravo Fulvio Fonzi dalla voce particolarmente grave e ottimo attore nella parte complessa del cieco. Insufficiente e fastidioso il Kyoto di Keisuke Otani.

Molto plauso all’orchestra diretta dal valente Daniele Agiman che ha potuto esporre al pubblico mille colori di un organico iridescente. Il contrabbasso solista impiegato a descrivere l’inizio dell’alba che porta all’Inno del sole e anche l’inizio del terzo atto nell’oscurità è stato molto preciso e espressivo. Ottimo l’ottavino nella cascata dei suoni nella scena dell’arrivo dei pupi. La poca profondità del golfo mistico ha esaltato le sonorità orchestrali. Discreto il coro che necessiterebbe ben altra compattezza e profondità nel doppio inno del sole. Bello l’effetto del coro a bocca chiusa effetto utilizzato anche da Maria Salvini nella scena della casa di piacere.

FOTO: TRIFILETTI – BIZZI

La regia di Hiroki Ihara è stata solo in parte apprezzata. Una scena fissa con la casa di Iris che spesso nascondeva le proiezioni dei dipinti di Hokusai non permetteva di variare molto da atto a atto. Un’opera simbolista come questa avrebbe bisogno di più immaginazione visiva e più libertà compositiva. Nel complesso siamo rimasti soddisfatti di questo spettacolo che recupera un’opera di Mascagni di notevole valore e lo fa nei teatri delle sue terre Pisa, Livorno e Lucca. L’orchestra che ha suonato in Iris suonerà anche Wally a Lucca fra 7 giorni e vi daremo pronta recensione anche di quello spettacolo.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera