La Dame aux Camélias alla Scala

Posted on 15 gennaio 2018 di

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Fryderyk Chopin

Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Allestimento del Royal Theatre, Copenhagen

 

Coreografia e regia

John Neumeier
Direttore Theodor Guschlbauer
Pianoforte Roberto Cominati
Scene e costumi Jürgen Rose
Luci John Neumeier
Marguerite Gautier Svetlana Zakharova
Armand Duval Roberto Bolle
Monsieur Duval Mick Zeni
Nanine Monica Vaglietti
Le Duc Riccardo Massimi
Prudence Martina Arduino
Le Comte de N. Antonino Sutera
Manon Nicoletta Manni
Des Grieux Marco Agostino
Olympia Caterina Bianchi
Gaston Rieux Gioacchino Starace
Un pianista Marcelo Spaccarotella

 

Il romanzo La Dame aux Camélias di Alexandre Dumas figlio è stato davvero fonte per vari capolavori tra cui La Traviata, Marguerite et Armand balletto di Ashton e una quindicina di adattamenti cinematografici. Oltre il balletto di Ashton dobbiamo davvero definire opera sublime La dame aux camélias balletto di John Neumeier che con una particolare sensibilità è stato vicino al romanzo il più possibile e con l’aiuto della musica dell’immortale e romantico Chopin è riuscito a sviluppare la vicenda con particolare attenzione delle emozioni che provano i personaggi/ballerini: un balletto dove i passi a due vincono sui passi d’assieme, dove la pantomima diventa arte importante per la sublimazione dei sentimenti.
Avendo potuto ammirare questo balletto dalla prima fila di platea è stato facile entrare in empatia con i protagonisti, poterne vedere le espressioni e i gesti. Una coreografia fatta di azioni intime che si avvantaggia di una visione il più possibile ravvicinata. Lo spettacolo è iniziato senza applausi nella sala del Piermarini accesa, noi testimoni diretti dell’asta in corso degli oggetti appartenuti un tempo a Marguerite.

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Il momento dell’asta che funge da prologo è in realtà più volte ripreso durante lo spettacolo. L’incontro tra Marguerite e Armand si confonde con la rappresentazione dell’amore tra Manon e Des Grieux, rispettivamente Nicoletta Manni e Marco Agostino. Quest’ultimo ci ha stupito con difficili fouettés en tournant che dimostrano tutta la sua bravura. La Manni sempre precisa ha assecondato il gioco col partner.  Il gioco metateatrale tra gli amanti è sempre stato molto veloce e mobile senza appesantire la trama. Marguerite, una notevole Svetlana Zakharova, ci è apparsa in un abito viola elegantissimo; dopo aver cacciato l’inopportuna presenza de Le Comte de N., Antonino Sutera dai passi veloci e brevi a sottolineare l’inutile approccio e la stizza nel vedersi preferire Armand, la Zakharova inizia un lungo pas de deux, un duetto amoroso, dove lei è regina incontrastata in quanto Roberto Bolle, Armand, è sempre sottomesso ai suoi piedi, chinato o sdraiato al suo cospetto. La Zakharova sospesa dalle braccia di Bolle riesce a emozionarci con movimenti elegantissimi a due metri di altezza. Si avvolge al collo di Bolle per scendere in un voluttuoso abbraccio. Mentre Bolle legge in proscenio il romando di Manon ecco 7 coppie in blu iniziare un elegante ensemble ben presto raggiunti da 6 coppie in rosso guidate dalla stessa Zakarova e Sutera che nel frattempo è tornato all’attacco e altre coppie in bianco, tutti colori della bandiera francese.

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Siamo in campagna nel secondo atto e qui è eccellente la prova di Gioacchino Starace vestito da cavallerizzo con una giacca rossa che in primo piano ci delizia con passi particolarmente difficili. La sua precisione tecnica è davvero impressionante e la gestualità divertente e allusiva con il frustino sempre in mano: Starace ristornerà anche a fine spettacolo per completare il suo personaggio.

Mick Zeni nell’affrontare il personaggio serio di Monsieur Duval padre di Armand logicamente si affida quasi esclusivamente alla pantomima senza passi complessi. Anche lui, che inizialmente non tocca la protagonista per via della incomunicabilità,  dopo poco rimane sottomesso alla bellezza e carattere di Marguerite. Marguerite è tentata dai gioielli che gli amanti le porgono. Bolle a sua volta si esprime in un assolo dove le mani dietro la schiena rendono bene lo stato di schiavitù a cui lo ha stretto l’amore per la donna. Nel terzo atto tenta di far ingelosire Marguerite con un duettino con Olympia, Caterina Bianchi, amica della stessa, ma presto i protagonisti ritornano insieme in un lungo passo a due dove entrambi possono mostrare l’audaci dei passi ideati da Neumeier.

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Qui Bolle non sostiene solo la sua amata ma dimostra la grandezza della sua arte con precisione nei passi ma anche tanta passione per la partner che risulta invece un poco più fredda. La malattia della giovane passa in secondo piano e anche la sua morte è un passaggio lieve che non permette di cancellare la memoria dei lunghi pas de duex. L’amore trionfa sulla morte.
La musica di Chopin è eseguita dal grande pianista Roberto Cominati che suona nel golfo mistico dell’orchestra, delle volte accompagnato dall’orchestra. Pochi sono i brani composti per orchestra e piano da Chopin e alcuni di questi vengono eseguiti nel primo e terzo atto, mentre il secondo atto più intimistico è affidato solo al pianoforte. Una bellissima serata per il primo balletto della stagione qui alla Scala che aggiunge questa nuova produzione in collaborazione con il Teatro Reale di Copenhagen ai suoi successi.

La recensione si riferisce alla rappresentazione del 10 gennaio 2018

Fabio Tranchida

 

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