Leggenda lirica in tre atti di Silvio Benco

Sala Verdi del Conservatorio
Lunedì 13 Novembre

La Falena: Denia Mazzola Gavazzeni, soprano
Re Stellio: Giuseppe Veneziano, tenore
Uberto: Armando Likaj, baritono
Albina: Giovanna Barbetti, soprano
Morio: Fulvio Ottelli, basso
Il ladro / Una voce: –Rosario di Mauro, tenore

Coro La Camerata di Cremona 
Orchestra Filarmonica Italiana 
Direttore Marco Fracassi
Prolusione a cura di Luca Schieppati

 

E’ stato organizzato nello stesso giorno dell’esecuzione dell’opera La Falena, un convegno per riscoprire il compositore istriano Antonio Smareglia, compositore dimenticato fra i più interessanti di fine Ottocento e Novecento. Sebbene abbia composto 10 opere liriche sono tutte uscite dal repertorio compresa Le nozze istriane considerata all’epoca il suo capolavoro. Orgoglioso delle sue origini istriane ha comunque svolto la sua attività tra Milano, Praga, Venezia e Vienna con notevole successo e stima dei compositori suoi contemporanei. Durante l’interessante convegno animato da varie personalità si è sottolineata la difficoltà di eseguire La Falena in questa produzione poiché tutti i materiali d’orchestra sparirono dopo l’esecuzione triestina del 1975 diretta da Gavazzeni e con la Gencer come protagonista. La casa musicale Sonzogno dovette creare nuovamente le parti partendo dal materiale milanese per una ulteriore edizione e quindi revisionare il tutto per questa serata protagonista Denia Mazzola Gavazzeni.

Smareglia Falena Denia Mazzola

Il compositore crea una partitura molto ricca, incentrata su questa donna fatale che come una sirena attira a sé gli uomini. Dopo 42 anni di assenza sulle scene italiane possiamo ascoltare un’opera notevole e fortemente drammatica in occasione della registrazione che sta effettuando la Bongiovanni di Bologna per un cofanetto in due audio CD.
Re Stellio (tenore) è innamorato ricambiato di Albina (soprano) ma La Falena (mezzosoprano) trama contro essi e fa innamorare di sé il Re costretto anche ad uccidere il padre di Albina, Uberto (basso). Nonostante il pentimento del Re e della spiegazione di essere stato quasi costretto dalla maliarda, Albina lo perdona ma muore per lo strazio. Una vicenda a tinte forti quindi, ben realizzata anche musicalmente. Presente l’orchestrazione ricca delle opere di Ponchielli, i lietmotive di Wagner e caratteri vocali simili a quelli di Catalani.

Denia Mazzola Gavazzeni, affronta la parte che fu della Gencer nel 1975 e realizza bene una parte ricca di accenti sottolineati anche dai movimenti della sua figura: è l’unica che nonostante l’esecuzione in forma di concerto agisce come personaggio sul palco del Conservatorio. Certo alcuni acuti sono un poco difficoltosi e indietro ma l’affondo dei gravi permette di sbalzare un personaggio molto complesso e sicuro delle proprie malefiche capacità. Nel secondo atto Denia Mazzola ha come un velo nero, come le ali di una falena che a fine opera farà cadere con una gestualità intensa. L’aria del secondo atto ha una vocalità estrema con salite e discese ampie che il nostro soprano affronta con capacità: ne segue un lungo duetto con il tenore molto impegnativo. Il tenore è Giuseppe Veneziano dotato di sicurezza nel porgere a noi le frasi spesso arroventate. Bene lo sbalzo e lo squillo della sua voce che si fonde sempre bene sia con La Falena che con la debole Albina impersonata da  Giovanna Barbetti, impegnata più che altro nella prima parte del primo atto.

Smareglia Falena Denia Mazzola

La Barbetti ha buoni accenti e si esprime bene nelle suppliche del primo atto con una voce intonata e sicura. Notevole il dialogo con il clarinetto nelle frasi che iniziano ” O re, concedi l’ardimento”. Bene anche il basso Armando Likaj che sostiene la parte del padre Uberto con una voce di notevole spessore forse senza una eccessiva morbidezza ma giusta per il ruolo.
Il coro de La Camerata di Cremona è molto debole sul versante maschile mentre ci è sufficientemente piaciuto in quello femminile. Orchestra ben preparata da Marco Fracassi, cremonese, che ha dato spessore ai numerosi squarci sinfonici in partitura. L’orchestra molto ricca nel comparto dei fiati, con clarinetto basso e sei corni. Evocativo l’uso delle campane nel terzo atto.

Queste iniziative sono da incoraggiare poiché permettono i apprezzare opere non più in repertorio, e con la “forma di concerto” si riescono a realizzare queste notevoli produzioni.
Attendiamo quindi che Serate Musicali e il Conservatorio sviluppino queste serate per le gioia dei melomani alla scoperta del repertorio sepolto.

Fotografie per gentile concessione di Mario Mainino

Fabio Tranchida