Nabucco alla Scala

Posted on 10 novembre 2017 di

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Giuseppe Verdi
Dramma lirico in quattro parti
Libretto di Temistocle Solera
(Edizione critica a cura di R. Parker;
The University of Chicago Press e Casa Ricordi, Milano)

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala, Royal Opera House,  Covent Garden di Londra,
Lyric Opera di Chicago, Gran Teatre de Liceu di Barcellona

 

CAST
Nabucco Leo Nucci
Ismaele Stefano La Colla
Zaccaria Mikhail Petrenko
Abigaille Anna Pirozzi
Fenena Annalisa Stroppa
Il Gran Sacerdote Giovanni Furlanetto
Abdallo Oreste Cosimo
Anna Ewa Tracz
Direttore  Nello Santi
Regia  Daniele Abbado
Scene e costumi Alison Chitty
Luci Alessandro Carletti
Video Luca Scarzella
Movimenti Coreografici Simona Bucci

Nabucco è il primo successo vero e proprio di Giuseppe Verdi dove ben presenti sono i temi risorgimentali che svilupperà sempre nelle opere successive fino ai giorni roventi della Repubblica Romana festeggiata con La Battaglia di Legnano. Ma ancora con I Vespri Siciliani a Parigi potrà portare avanti i temi del popolo oppresso, non per niente questo grand-opèra francese subì mille censure in Italia e non solo nel titolo.
La lotta tra due popoli, oppresso e oppressore, è quindi una costante in queste opere dalle tinte rivoluzionarie ma il regista Daniele Abbado sembra dimenticare questo contrasto così vitale nello sviluppo della vicenda. Già nel 2013 avevamo visto questo spettacolo, la cui regia ci apparse molto lacunosa e grigia senza alcuno sviluppo. E’ in pratica presente solo il popolo ebraico, nella solita trasposizione alla Seconda Guerra Mondiale dapprima in un cimitero ebraico che ricorda molto il memoriale berlinese vicino alla Porta di Brandeburgo. Senza un popolo nemico accade veramente poco sulla scena e inutili sono le poche proiezioni sul fondale in una scena completamente vuota che certo non facilita i cantanti nel loro lavoro: la mancanza di una scenografia alle spalle dei cantanti li obbliga a sforzare inutilmente la voce. Ma se già questo spettacolo aveva mostrato i suoi evidenti difetti nel 2013 perché si è pensato ad una ripresa? Abbiamo in magazzino il decorativo e maestoso spettacolo di Roberto De Simone e sarebbe stata questa l’occasione per riprenderlo in tutto il suo fasto. Uno spettacolo effettivamente creato per un 7 dicembre.

Nello Santi che ha superato da tempo gli ottant’anni dirige con grande esperienza conferendo alla partitura monumentalità senza evidenziare per fortuna gli aspetti bandistici che affliggono la partitura ancora in molte parti acerba. I tempi mai troppo veloci hanno il massimo rispetto delle voci e infatti talvolta abbiamo sentito lo stesso Santi intonare sottovoce le parti ( eravamo in prima fila) comprendendo che proprio la linea vocale gli permettere di assecondare al massimo il cast. Ottima la direzione del coro iniziale, con l’ampiezza delle parti data alle due arpe e alla solenne ripresa prima della sortita di Zaccaria.

Il Coro è uno dei protagonisti della serata e proprio in questo primo brano dell’introduzione dà del suo meglio con attenzione alle dinamiche e alla scrittura verdiana. Un po’ appannato risulta il “Va’ pensiero” non certo per la resa musicale, che resta buona, ma per la scena monotona e per nulla emozionante che non si anima neanche a “Niuna pietra ove sorse l’altiera”. Questa gran scena presa di peso dal terzo atto dell’Assedio di Corinto meritava uno sviluppo scenico più interessante e la voce di uno Zaccaria dotato di potenza. Zaccaria è l’unico elemento debole del cast.  Mikhail Petrenko ha molte difficoltà di emissione, più sale più la voce si assottiglia; nella sua grande aria iniziale non riesce a sostenere il volume dell’orchestra e la mancanza di ripetizione della cabaletta vanifica tutta la scena profetica iniziale. Poco meglio la scena profetica del terzo atto ma la prova è nettamente sotto la sufficienza.

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Sempre bravo il nostro amato baritono bolognese Leo Nucci che potrebbe cantare la parte anche al contrario: un ruolo che svolge con dovizia di accento, sottolineando ogni frase con la sua incredibile esperienza. Certe frasi risultano un poco fisse, ma sono piccoli peccati veniali: basta vederlo nella scena della follia mentre duetta con Abigaille che fa tutto ciò che l’attuale regia gli avrebbe dovuto dire di fare ma non gli ha detto. Credibile pure l’aria del quarto atto dove adagio adagio recupera il senno per sfoderare degli acuti di qualità. Bellissima la scena che conclude la Terza Parte debitrice in toto del Belisario donizettiano con le credibili invocazioni “Deh perdona!”. Leo Nucci è un leone che si muove libero, senza che alcuna gabbia lo limiti.

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Abbiamo scelto questa replica per poter ascoltare Anna Pirozzi reduce dei trionfi torinesi come Lady MacBeth: a noi è molto piaciuta la sua performance fin dal terzetto iniziale con la ripetizione ossessiva di “su voi sospeso è già” che per tre volte è variato con tre acuti di diversa intensità fino al terzo più flautato per permettere la lunga cadenza semitonata. Grande artista.  La voce risulta controllata e sicura nel cantabile del secondo atto “Anch’io dischiuso un giorno” che si merita un lungo applauso a scena aperta. Lo sciagurato taglio della ripresa della cabaletta “Salgo già del trono aurato” non permette all’artista che ne avrebbe le capacità di avere altrettanto successo in questa seconda parte dell’aria mancando l’acme. Non si capisce perché sbandierare sempre “Edizione critica” se poi si fanno i tagli di tradizione indebolendo una partitura che va invece rispettata coi sui pregi e i suoi difetti.

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Molto buona la prova della bresciana Annalisa Stoppa impegnata a rendere il ruolo di Fenena con un calibrato terzetto iniziale e la riuscita aria finale “Oh dischiuso è il firmamento”. La voce perfettamente mezzosopranile riesce nei particolari ha evidenziare questa preghiera a Dio molto interiorizzata. Corposo è il volume, precisi i fiati e ottime le arcate melodiche: una Fenena di lusso! Esiste una variante realizzata da Verdi della aria finale con puntature realizzate per la seconda interprete scaligera, Amalia Zecchini.
Anche il Tenore Stefano La Colla sebbene confinato in una parte che ha poca evidenza ha buona voce e ottima intonazione ravvisabile fin da subito nella frase “Il mio petto a te la strada schiuderà fra mille”. Il volume è notevole e riesce bene a sostenere tutto il Coro di Leviti nella Parte Seconda. Il timbro è sicuramente bello e piacevole all’ascolto.

Siamo usciti dalla Scala pensando come tutto sarebbe stato diverso se questi cantanti di notevole caratura avessero vestito altri costumi e agito in scene che li valorizzassero. Ne è un esempio la sortita di Nabucco che esce da solo senza il pur minimo seguito, senza incutere timore, derelitto più degli ebrei che dovrebbe assoggettare. Un grigiore uniforme nelle scene che non è riuscito a non farci apprezzare un buon cast e la sempre valida Orchestra e Coro della Scala che di questo repertorio sono gli assoluti padroni, qui dove ci fu la prima nel 1942 con Giorgio Ronconi e Giuseppina Strepponi.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera