Fra Diavolo di Auber a Roma

Posted on 17 ottobre 2017 di

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FRA DIAVOLO John Osborn
LORD ROCBURG Roberto De Candia
LADY PAMELA Sonia Ganassi
LORENZO Giorgio Misseri
MATTEO Alessio Verna
ZERLINA Anna Maria Sarra
GIACOMO Jean Luc Ballestra
BEPPO Nicola Pamio

DIRETTORE Rory Macdonald
REGIA Giorgio Barberio Corsetti
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
COSTUMI Francesco Esposito
VIDEO Igor Renzetti, Alessandra Solimene, Lorenzo Bruno
COREOGRAFIA Roberto Zappalà
LUCI Marco Giusti

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

 Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo

 

Fra Diavolo di Auber fu rappresentato a Roma solo nel 1884 ma nell’800 fu un’opera di grande successo e solo a Parigi se ne contarono 900 rappresentazioni dalla prima del 1830 a fine secolo. Molto valido il libretto di Scribe che crea dei divertenti personaggi e un intrigo giocato con molte sfumature e spazio a pezzi d’assieme. Fra Diavolo era un bandito, ma anche un militare che combatté a lungo contro l’invasione francese del Regno delle due Sicilie in imprese rocambolesche e ardite. Fu alla fine tratto a morte ma il suo nome consegnato alla leggenda. Da pochi anni era stato ucciso e in Francia questo personaggio era molto conosciuto cosicché Scribe sfruttando il nome e il colore locale dell’Italia centrale e meridionale associa a Fra Diavolo il ruolo di ladro  nei confronti di una coppia inglese (comicissima) e intrecciando la vicenda con Zerlina e il suo amato brigadiere sulle tracce di Fra Diavolo mascherato da marchese. Molti i colpi di scena sopratutto nel secondo atto tra le stanze dell’albergo dove senza volerlo tutti i personaggi si incontreranno.  La musica di Auber, semplice e nitida asseconda il fluire dell’azione ma a noi sembra molto debole: sembra che dopo 8 o 16 battute Auber non sia capace di accumulare tensione nelle linee vocali e riparta sempre da zero. Nessuna concatenazione, nessun vero e proprio crescendo emozionale ma semplici frasi giustapposte. Le due grandi arie, una di Zerlina (assente colpevolmente da questa edizione) e l’altra di Fra Diavolo sono si più complesse e ampie ma non bastano a risollevare la fragile partitura. Nel 1857 una performance londinese è l’occasione per verseggiare l’opera in italiano e oltre all’aggiunta di recitativi secchi al posto dei dialoghi francesi si incorpora nella partitura numerosi brani per ampliare tutte le parti, dalle arie per Milord e Zerlina al terzetto per Fra Diavolo e i suoi briganti e un duetto tra Zerlina e Lorenzo il brigadiere.

 

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L’opera a livello drammaturgico ne trae vantaggio e tutti i personaggi ne escono arricchiti. L’opera di Roma a pensato bene di eseguire nelle linee generali questa seconda versione ma ritornando alla lingua francese e dove non si poteva per i brani nuovi, traducendoli in francese per l’occasione. Una scelta molto saggia poiché così la trama è più ricca e la prosodia francese permette di apprezzare al meglio la spigliata musica di Auber.

Ottima la performance di John Osborn, apprezzato di recente qui a Roma nell’imponente Benvenuto Cellini: Un grande attore dalle straordinarie capacità mimiche e affabulatorie, un elegante Fra Diavolo/Marchese capace di sedurre apertamente Lady Pamela in un comico duetto e di offrirci una serenata nel secondo atto con l’eleganza della sua voce. Il timbro virile e immacolato, l’ampia estensione e la precisione nel cesellare  i versi sono le qualità della voce di Osborn, qualità che si rilevano tutte nell’aria del terzo atto vero culmine lirico dell’opera dove si immagina derubare gente di vario tipo fino all’incauta donzella che imita con un falsetto divertente ed elegante per la gioia del pubblico. Roberto De Candia è un buffo Lord Rocburg che deve subire una moglie capricciosa e insoddisfatta: la versione qui a Roma l’omaggia di un’aria dal difficile sillabato che De Candia supera brillantemente mentre le proiezioni lo immaginano su una mongolfiera. Sensibili i suoi interventi nei numerosi ensemble e il duetto con Lady Pamela una scatenata Sonia Ganassi che trae dalla povera linea di canto scritta da Auber, molti accenti interessanti, molte volate di dispetto e scioglilingua nelle velocissime strette. Sonia Ganassi  riesce benissimo a tratteggiare il personaggio volitivo di Lady Pamela e nei primi due atti ha molti momenti comici e intriganti cantati con una voce mezzosopranile compatta e accentata. Bene la Zerlina di Anna Maria Sarra che esegue la parte in maniera corretta senza eccedere in coloratura e acuti estemporanei; la voce è chiara e adatta alla parte ma spiace il mancato inserimento della lunga aria del secondo atto dove la Sutherland in una famosa incisione faceva faville.

La prova di Giorgio Misseri non sembra del tutto convincente per via del timbro un poco arido e privo di colori e la sua aria nel terzo atto sembra troppo “pensata” che cantata con naturalezza risultando sforzati anche i due acuti a conclusione. Parti di contorno ben assortite.
Rory Macdonald, direttore inglese, stacca dei tempi velocissimi e corretti ber la brillante partitura assecondato dalla professionalità di cantanti e coro, preparato da Roberto Gabbiani. L’orchestra è molto ampia per un’opera comique degli anni ’30 ha il momento di gloria nella celebre sinfonia militare e nei finali d’atto.

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Bellissima la regia di Giorgio Barberio Corsetti in un continuo divenire di situazioni comiche concertate con attenzione: ottime le numerose proiezioni sulla facciata dell’albergo che hanno dato vita a situazioni divertenti e paradossali, come il furto sulla macchina dei nobili inglesi durante la lunga ouverture, la mongolfiera e l’aereo, la parata dei carabinieri e la processione religiosa nel sottofinale.  I vestiti ricordavano l’Italia degli anni ’60 in pieno boom economico e con i loro sfavillanti colori servivano a ravvivare movimenti e scenette comiche fuori e dentro l’albergo.

L’Opera di Roma è riuscita appieno a recuperare questa opera comique nel migliore dei modi regalandoci tanti momenti di comicità pura e offrendo quasi tutta la musica composta da Auber per questo leggero intrattenimento molto diverso da La muette di Portici che appartiene al genere grande opéra. Il pubblico è sembrato apprezzare questa rarità che prosegue le recite fino al 6 ottobre.

Fabio Tranchida

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