Altri canti d’amor, Monteverdi a Martina

Posted on 8 agosto 2017 di

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Progetto Monteverdi nel 450mo anniversario della nascita

Dall’VIII Libro dei Madrigali:
HOR CHE’L CIEL E LA TERRA
LAMENTO DELLA NINFA
IL BALLO DELLE INGRATE

Sinfonie
Salomone Rossi – Sinfonia decima
Caix d’Hervelois – Plainte
Salomone Rossi – Sinfonia grave

Amore GRAZIANA PALAZZO
Venere ANNA BESSI
Plutone EUGENIO DI LIETO
Ninfa / Ingrata CRISTINA FANELLI
Altre ingrate ILARIA BELLOMO, ARIANNA RINALDI, ANTONIA FINO
Ombre d’inferno YASUSHI WATANABE, RAFFAELE FEO, MASSIMILIANO GUERRIERI, HIKARU ONODERA
Lo Sposo LIBERO STELLUTI
La Sposa GIULIA VIANA

Fattoria Vittadini
Erica Meucci, Sebastiano Geronimo, Giacomo Goina, Francesca Siracusa Loredana Tarnovschi, Cecilia Tragni

Coreografie Riccardo Olivier

Maestro concertatore al cembalo e direttore d’orchestra ANTONIO GRECO
Progetto artistico ECO DI FONDO
Regia GIACOMO FERRAÙ
Aiuto regia GIULIA VIANA

Scene ALESSIA COLOSSO
Costumi SARA MARCUCCI
Lighting designer GIULIANO ALMERIGHI

Ensemble barocco del Festival della Valle d’Itria

Nuovo allestimento del Festival della Valle d’Itria in collaborazione con l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti

 

A Martina Franca si è festeggiato il 450′ anniversario dalla nascita di Monteverdi con un progetto molto coraggioso e dall’eccellente risultato artistico. Si è addirittura “creata” una quarta opera nuova rispetto alle tre sopravvissute che normalmente si eseguono. Altri canti d’amor non sarebbe potuta essere realizzata senza la magica sinergia del giovanissimo regista Giacomo Ferraù e il giovane direttore Antonio Greco che hanno unito drammaturgicamente e musicalmente due madrigali e il celeberrimo Ballo delle ingrate (le giovani mantovane insensibili all’amore cortese). Una giovane sposa ci attendeva in scena nella suggestiva cornice del chiostro di San Domenico: Amore è un monello con le ali posticcie che sveglia la sposa mentre agiscono in scena personaggi come gli sposi e il personaggio più importante nella parte iniziale che è la Ninfa. Ecco poi comparire Venere in un sontuoso abito di velluto rosso primo novecento e Plutone nelle vesti di un autoritario domatore da circo con i suoi aiutanti armati di frustino. Sotto il palcoscenico compaiono con nostra sorpresa le 4 ingrate come anime condannate all’Ade che soffrono indicibili pene. Questa “nuova” opera si conclude proprio con il loro straziante lamento lasciando gli spettatori molto empatici alle vicende narrate. Luci, ombre e i movimenti coreografici di Riccardo Olivier, già elogiato con la sua compagnia Fattoria Vittadini in Orlando e Margherita d’Anjou, hanno contribuito in maniera fondamentale alla full immersion dello spettatore. L’ensemble barocco era parte integrante della scena e i colori voluttuosi e le ampie dinamiche hanno fatto capire il valore della concertazione di Antonio Greco.

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Di notevole bravura il basso Eugenio Di Lieto che con la sua impressionante voce ci ha davvero colpito. Il rapporto tra l’acidulo regale dell’organo e la sua generosa voce da basso creava una misclela esplosiva tanto da dare piena autorità al ruolo. Gli affondi verso le regioni più basse non erano affatto temuti da Di Lieto il quale come domatore dell’Ade è risultato perfettamente in parte.  La prevista Monica Bacelli è stata sostituita da Cristina Fanelli nel doppio ruolo di Ninfa e Ingrata: nonostante la sostituzione in extremis è risultata piacevole protagonista grazie una voce di un certo spessore e dalla buona intonazione che la faceva risaltare nei brani polifonici. Felici le prove di Granziana Palazzo nel delicato ruolo en travesti di Amore e della più matura Venere cantata da Anna Bessi.
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Uno spettacolo davvero curato sotto ogni aspetto dove vincente è stata la sinergia tra voci, scene, costumi e luci: sinergia tra tutti gli ideatori regista, direttore e coreografo che allo stesso livello hanno “ideato” uno spettacolo nuovo ancora più difficile che eseguire rispetto a uno dei soliti brani. Va premiata questa capacità fondatrice, questo progetto di rara intensità partorito da menti giovanissime in grando di rispettare il passato ma volgendo i loro sguardi acuti verso il futuro: plauso quindi a Antonio Greco, Giacomo Ferraù e Riccardo Olivier.
Appuntamento al Festival della Valle d’Itria 2018 con un capolavoro di Spontini come spettacolo di punta.
  Fabio Tranchida 
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