Margherita d’Anjou di Meyerbeer

Posted on 31 luglio 2017 di

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Melodramma semiserio in due atti di Felice Romani
Edizione critica di Paolo A. Rossini e Peter Kaiser – Editore Ricordi, Milano
Prima rappresentazione assoluta in forma scenica in tempi moderni

Margherita GIULIA DE BLASIS
Edoardo (figlio di Margherita) ARCANGELO CARBOTTI
Duca di Lavarenne ANTON ROSITSKIY
Isaura GAIA PETRONE
Riccardo, Duca di Glocester BASTIAN THOMAS KOHL
Carlo Belmonte LAURENCE MEIKLE
Michele Gamautte MARCO FILIPPO ROMANO
Gertrude ELENA TERESHCHENKO*
Bellapunta LORENZO IZZO
Orner DIELLI HOXHA*
Un Uffiziale MASSIMILIANO GUERRIERI*

Coreografie Riccardo Olivier

Maestro concertatore e direttore d’orchestra FABIO LUISI
Regia ALESSANDRO TALEVI

Scene e costumi MADELEINE BOYD
Lighting designer GIUSEPPE CALABRÒ

Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Maestro del coro Corrado Casati

Orchestra Internazionale d’Italia

Maestro di sala e al fortepiano Carmen Santoro

Scenografia Laboratorio scenotecnico Chiediscena di Iezzi Filippo
Costumi Atelier Brancato Srl
Calzature CTC Srl

Nuovo allestimento del Festival della Valle d’Itria

*Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”

 

Come non riuscì a farsi scrivere il libretto della Fedra ripiegando su Semiramide così anche la richiesta di una Francesca da Rimini con doppio omicidio venne bloccata dalla censura e fu costretto a musicare Margherita d’Anjou. Meyerbeer alla ricerca di successi italiani, si impegna notevolmente nella composizione assorbendo la genialità rossiniana ma variando le forme e costruendo architetture ardite e originali grazie alla formazione tedesca. Il libretto di buona fattura di Romani ricco di insiemi sebbene senza le potenzialità della drammatica vicenda della Francesca da Rimini ma seguendo una vicenda semiseria, offre al compositore un ricco palinsesto. Il grande regista di origini sudafricane Alessandro Talevi è stato geniale nel rivitalizzare la vicenda dopo quasi 200 anni di oblio. Una grande sfilata di moda con Margherita acclamata regista, un tenore Lavarenne come osannato cantante pop anni ’80 e Michele il basso buffo in un ruolo da gay spiritato che è onnipresente in scena rendendo quasi quasi l’opera completamente buffa, oseremmo dire. Bellissimo e vario quindi lo spettacolo con costumi fantasiosi per le sfilate e per il gruppo degli scozzesi con kilt e cresta colorata.

Marco Filippo Romano è un Michele vulcanico con la sua valigetta londinese, le zeppe luccicanti e il ventaglio e ciuffo verdi. Sillabati sciorinati senza difficoltà e fa diesis acuti perfetti nel terzetto per tre bassi unicum nella storia dell’opera. Nel duetto con Isaura la prorompenza di Romano ha coperto il mezzosoprano in particolare nella stretta ma il buffo non ha nessuna colpa. Anton Rosistkiy dai seducenti acuti, dalla brillantezza naturale delle frasi e dalla scioltezza nei movimenti ha conquistato tutto il pubblico a cui ha regalato un mi sovracuto generoso. Intelligente la seconda aria cantata di fronte a una psicologa. Giulia De Blasis è una nobile Margherita splendida nell’aria con l’assolo del violino anche se coloratura è un poco in affanno. Ruolo serioso nell’opera che non si fa intaccare dagli avvenimenti comici cosa che succede a Isaura/Eugenio spesso coinvolta da Michele. Gaia Perrone allieva di Aspinall il grandissimo cantante, musicologo e insegnante mostra una voce ancora piccola ma ben educata pronta ad innalzare di un semitono il rondò finale dalla esuberante coloratura ( Cenerentola docet). Divertente il suo travestimento con una cotta di maglia a cui risponde una seconda sfilata “militare”. Bravo il cattivo Glocester di Bastian Thomas Kohl mentre deludente l’ambiguo Carlo di Laurence Meikle che avrebbe in realtà parte molto importante e originale.  Parti di contorno ben scelte.

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La direzione di Fabio Luisi sebbene precisa nei dettagli sceglie talvolta tempi troppo lenti come nella esuberante sinfonia militare troppo spenta e senza un udibile tamburo militare spesso presenate nelle opere semiserie. Anche alcuni primi tempi di alcuni numeri musicali non ci sono sembrati ben staccati mettendo in difficoltà i cantanti. Ciò non toglie la cura dei dettagli e l’esuberanza di molte strette. Ottimo il suo lavoro come direttore artistico di rara professionalità. Il coro in perfetta resa musicale coinvolto sia nella parte del pubblico della sfilata “francese” che nel gruppo dei ruvidi e ubriachi scozzesi. Hanno sostenuto benissimo i numerosi ensemble come l’inizio del finale I con uno delle scene di notturno più lunghe e raffinate della storia operistica.

In questo caso Talevi ha illuminato i numerosi alberi in secondo piano e ha fatto entrare furtivamente un personaggio alla volta tra luci azzeccate. Un vero capolavoro musicale da ascoltare e riascoltare ben cantato e ben realizzato in tutti gli aspetti. Grande successo di pubblico per tutti. La prossima opera qui al Festival potrebbe essere Emma di Resburgo certo non l’anno prossimo ma nel processo di riscoperta futuro di Meyerbeer qui a Martina.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera