Le donne vendicate di Piccinni

Posted on 31 luglio 2017 di

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Opera buffa di Carlo Goldoni
Revisione critica di Francesco Luisi per gentile concessione della Società dell’Opera Buffa

Conte Bellezza MANUEL AMATI
Lindora CHIARA IAIA
Ferramonte CARLO SGURA
Aurelia BARBARA MASSARO

Attore MARCO FRAGNELLI

Figuranti
Roberta Carbotti, Roberta Loparco, Asia Salamone, Tania Vinci

Maestro concertatore e direttore d’orchestra FERDINANDO SULLA
Regia GIORGIO SANGATI

Scene ALBERTO NONNATO
Costumi GIANLUCA SBICCA
Lighting designer GIUSEPPE CALABRÒ

Orchestra ICO della Magna Grecia

Maestro di sala e al cembalo Giorgio D’Alonzo
Maestro di palcoscenico Simona Fasano
Assistente alla regia Marco Fragnelli

Scenografia Laboratorio di Scenotecnica del Teatro Sociale di Rovigo
Costumi e attrezzeria Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Parrucche Mario Audello
Calzature CTC Srl

È sempre suggestivo poter ammirare le opere ogni anno in una diversa masseria, quest’ anno si è scelto di giocare in casa e la masseria si trovava a Martina Franca. Un luogo suggestivo con ampia corte interna che fungeva da platea e un cielo stellato da magico soffitto. Statue, cornici e paraste facevano da  scenografia naturale e la scelta nel secondo tempo di aprire tutte le 9 finestre della masseria lasciando scorgere i preziosi interni, è risultata vincente. Bravo quindi il regista Giorgio Sangati a sfruttare al meglio le potenzialità del luogo. L’intermezzo ebbe la sua prima al Teatro Valle di Roma nel 1763 in una versione di Petrosellini che snelliva l’originale goldoniano. Solo 4 cantanti e un mimo sono quindi riservati a questa agile opera dove i dialoghi e le psicologie sono ben valorizzate. Il vanesio e narciso Conte Bellezza vorrebbe sedurre tutte le donne ma così facendo diventa insopportabile e tutta in salita sarà la strada per conquistarne almeno una. Ottimo Manuel Amati che finalmente debutta da protagonista nella sua città natale. Tenore adattissimo al ‘700 con la sua voce di non ampie dimensioni ma educata al meglio. La sua voce agile e dal timbro leggero coicinde a questo repertorio. Sempre attento a specchiarsi e rimirarsi cambia tattica per recuperare credibilità: queste sfaccettature psicologiche ben sono state espresse da Manuel Amati dal canto estroverso prima e più intimo dopo. Perfetta l’intonazione e la morbidezza del canto. Si prevedono glorie future.

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Brava l’Aurelia di Barbara Massaro che impersona la “dottora” con i suoi occhialetti e il vestito nero serioso. Le arie risultano ben accentate ma con alcuni svolazzi non ben messi a fuoco. Il timbro è certo più scuro rispetto all’altra protagonista e divertente è stata l’aria con l’armatura e spada.Chiara Iaia è un soprano non privo di pregi e riesce esprimere ben il senso di offesa nella prima aria con gradevoli piccoli acuti. Si trasforma insieme a 4 figuranti in una suffragetta ante litteram e rende bene l’aria imitativa con trilli ornitologici. Carlo Sgura il basso, a parte più limitata, entrando in scena con un’aria da catalogo elencando le troppe spese. Divertente il racconto vanaglorioso dell’uccisione dell’orso e cinghiale mentre non bene espresse le potenzialità della comica aria del secondo atto dove le eccessive colorature sulla parola “balena” dovevano essere ben più grottesche e ben cantate. Divertente il camaleontico Marco Frangelli qui in veste di vari personaggi muti con scene esilaranti e anche di assistente alla regia.

 

Ferdinando Sulla si è distinto per ottima concertazione e per aver staccato giusti tempi nell’indiavolato intermezzo. Molto curato il rapporto voci orchestra. Spettacolo bellissimo che non è riproducibile altrove essendo la magia della masseria unica. Complimenti a tutti.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera