Il Lago dei Cigni  

Posted on 13 luglio 2017 di

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Odette/Odile Vittoria Valerio
Siegfried Claudio Coviello
Rothbart Alessandro Grillo
Regina Daniela Siegrist
Wolfgang Andrea Pujatti
Benno Antonino Sutera
Passo a tre Martina Arduino, Chiara Fiandra, Antonino Sutera
Quattro piccoli cigni Denise Gazzo, Stefania Ballone, Antonella Albano, Marta Gerani
Quattro grandi cigni Francesca Podini, Virna Toppi, Alessandra Vassallo, Maria Celeste Losa
Due cigni Alessandra Vassallo, Virna Toppi
Danza spagnola Giulia Lunardi, Paola Giovenzana, Edoardo Caporaletti, Emanuele Cazzato
Coppia Ungherese Marco Agostino, Maria Celeste Losa
Coreografia Marius Petipa e Lev Ivanov
Messa in scena e integrazioni coreografiche Alexei Ratmansky
Direttore Michail Jurowski
Scene e costumi Jérôme Kaplan

Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

Con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

Coproduzione tra Opernhaus Zürich e Teatro alla Scala

La prima serie di rappresentazioni del Lago dei Cigni non ebbero il successo sperato. La musica era considerata “difficile” e non adatta al balletto. Pochi furono i riconoscimenti a Pëtr Il’ič Čajkovskij mentre era in vita basti pensare che dopo le 4 ore del balletto imperiale La Bella addormentata lo zar disse semplicemente «carino»! Due anni dopo da quando Čajkovskij fu costretto a suicidarsi a causa dei suoi atti pedofili (ma ufficialmente fu morte per colera) si decise di riprendere Il lago dei cigni e questa volta il successo arrise alla partitura rimanendo fino a oggi in repertorio e diventando il balletto per antonomasia.

E’ proprio questa versione che decretò la resurrezione della partitura che abbiamo visto oggi 11 luglio alla Scala, o meglio una possibile ricostruzione coreografica. Alexei Ratmansky nella intervista che rilasciò a Zurigo procede coi piedi di piombo illustrando il lavoro certosino a cui è andato incontro. Grazie alla notazione Stepanov è riuscito in gran parte a ricostruire i passi di danza di tutta la compagnia prendendo poi ispirazione da foto e filmati successivi corroborato dalla sua grande esperienza in merito.  Molto lacune riguardano la posizione del busto e delle braccia rispetto al dettagliato dettato sulle gambe e relative posizioni. Ratmansky ha modificato anche il numero originale dei ballerini portando a 20 le coppie nel primo atto e a 40 i cigni negli atti bianchi. Nel balletto imperiale i numeri erano maggiori. Jérôme Kaplan si è ispirato ai bozzetti originali senza farne una copia precisa ma mediando con un gusto preraffaellita sia nei costumi che nelle scene. Un balletto quindi vivo, non una copia del passato, una balletto che si avvicina molto all’edizione 1895 senza essere una polverosa riproposizione.

L’unico difetto evidente in questa versione è il poco rispetto verso la musica del grande russo: mancano all’appello 35 minuti della sua musica originale e ben 3 brani sono stati interpolati. Ciò testimonia quanto Riccardo Drigo abbia operato con troppa disinvoltura su questo monumento musicale di cui non andrebbe toccata neanche una nota.

I vari preludi dei 4 atti non sono coreografati come invece spesso avviene nelle versione moderne, ma lasciati completamente alla sublime musica. Ottimo il passo a tre con il disinvolto Antonino Sutera, Martina Arduino e Chiara Fiandra. I passi risultano semplificati in questa coreografia e quindi la musica può essere suonata con la giusta velocità. Sutera è molto elegante nei suoi entrechats. Claudio Coviello è impegnato nel primo atto solo con scene di pantomima molto importante nei balletti di fine ‘800. La regina cerca di convincerlo a prender moglie  e nel frattempo ecco il famosissimo Valzer campestre con ben 20 coppie per un brano di notevole complessità. Di sicuro effetto il finale del Valzer con i tanti nastri colorati che vengo tesi su un alto palo mentre le coppie girano intorno ad esso. 16 coppie invece ballano una importante mazurka dove trova spazio anche il battimani. Ma è tempo per la caccia e Coviello/Siegfried e i suoi compagni con mantelle di velluto partono per il lago.

Vittoria Valerio è perfetta nel disegnare Odette come una cigno spaventato e timoroso: la sua espressione e i suoi occhi bassi fanno percepire lo stato di insicurezza della ballerina che ha i capelli sciolti sulle spalle in boccoli come prescritto per questa versione. Il tutù stesso non è la solita gonna sparata ma un tutù di estrema eleganza che ricade sulle ginocchia. Lei si mette in mezzo tra Siegfried e il cattivo Rothbart per non farlo colpire dalla balestra del principe. Interessante il pas de trois dove oltre a Coviello e la Valerio, che si scambiano voluttuosi abbracci, interagisce anche Benno/Sutera. I 40 cigni fanno da “pertichini” commentando l’azione principale. Ottimi i 4 giovani cigni nel pas de chat che tutte le versioni mantengono mentre i 4 grandi cigni hanno musica e movimenti molto più ampi. Vittoria Valerio ha modo di emergere nel finale con notevoli fouettés.

Nel 3 atto protagonisti sono le varie nazionalità delle danze, dalla tarantella col suono di tromba alle 7 coppie ungheresi, dalle 2 coppie spagnole al mazurka travolgente. 6 principesse col ventaglio sono le promesse spose di Siegfried ma lui sceglie Odette/Odile non sapendo del drammatico inganno. Sublime il loro pas de deux con violino solista in 4 movimenti. Coviello entusiasma il pubblico con numerosi entrechats e da movimenti di rara eleganza che non fanno percepire alcuno sforzo. La Valerio ci ipnotizza con il gioco delle esili braccia seguita dai paradigmatici 32 fouettés. Dalla sua espressione capiamo quanto è cambiata rispetto al secondo atto, dal volto percepiamo la perfidia dell’inganno a cui suo malgrado presto il principe si renderà conto scappando una seconda volta al lago per recuperare l’infelice Odette.

L’ultimo atto è minato da due passaggi interpolati che fanno diminuire non di poco la tensione drammatica recuperata solo con la scena finale e l’apoteosi dei due amanti. Alessandro Grillo nel ruolo di Rothbart perisce insieme agli amanti mentre i cigni ci volgono le spalle e in controluce vedono Odette e Siegfried su un magnifico cigno. Un balletto classico che in questa versione che viene riproposta dalla Scala dopo le recite dell’anno scorso, trova il maggior interesse nella coreografia che ci fa percepire, sebbene filtrata da occhi moderni, il balletto imperiale come era già successo alcuni anni fa con la splendida Raymonda di Glazunov.

Martedì 11 luglio

Fabio Tranchida

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Posted in: Balletto