Il ratto dal serraglio di Strehler

Posted on 28 giugno 2017 di

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Wolfgang Amadeus Mozart
Singspiel in due atti

Libretto Christoph Friedrich Bretzner,
rielaborato da Johann Gottlieb Stephanie d. J.

Edizione Alkor-Baerenreiter, Kassel. Neue Mozart Ausgabe

In occasione dei 20 anni dalla scomparsa di Giorgio Strehler e in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Luciano Damiani

Konstanze Lenneke Ruiten
Blonde Sabine Devieilhe
Belmonte Mauro Peter
Pedrillo Maximilian Schmitt
Osmin Tobias Kehrer
Selim Cornelius Obonya
Servo Muto Marco Merlini
Direttore Zubin Mehta
Regia Giorgio Strehler
Scene e costumi          

   

Luciano Damiani

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

 

Mozart compose quest’opera a 24 anni ormai entrato nella piena maturità tanto da gettare le basi del genere del singspiel tedesco che renderà eterno con Il flauto magico a cui attinsero Weber, Lortzing e Meyerbeer. Un precedente tentativo da parte di Mozart nel realizzare un’opera prettamente tedesca fu la parziale realizzazione di Das Serail: sebbene fosse quasi completo Mozart interruppe il lavoro e scelse un argomento simile cioè l’opera che conosciamo oggi. Ottima la registrazione diretta da Nikolaus Harnoncourt che ricostruisce la partitura e inserisce i dialoghi andati irrimediabilmente perduti. E’ interessante confrontare queste due turcherie operistiche per capire il grado di affinamento di Mozart. Das serail è meglio conosciuta come Zaide dal nome della protagonista per evitare facili confusioni.

Sono passati 20 anni dalla scomparsa di Strehler e i suoi spettacoli risultano inossidabili con le loro tinte pastello, con i curatissimi costumi e le scene quasi acquarellate. La trilogia mozartiana fu completata proprio alla soglia della morte di Strehler rendendo il Così fan tutte il suo testamento. Importante la sua devozione verso il complesso teatro mozartiano che gli permise di fondere l’opera con una attenzione per dialoghi o recitativi a cui Strehler attingeva dal suo mestiere di regista di prosa.

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Nella regia del Ratto dal serraglio abbiamo una ulteriore idea geniale, quella di sfruttare il gioco delle silhouette: i protagonisti cantano in ombra e dialogano invece senza la musica alla luce del palcoscenico. Un contrasto molto azzeccato e straniante che è ispirato proprio dalle silhouette dell’700 e di cui conserviamo quelle degli interpreti originali del Ratto del serraglio. Geniale ed elegante tutto l’insieme di trovate extra musicali che hanno connotato in particolare il meraviglioso ruolo di Osmin vero protagonista buffo della vicenda. Tobias Kehrer è un Osmin generoso in una vocalità sempre spiritata, in una gestualità comicissima e nella capacità di affrontare nell’aria del terzo atto il re grave anzi gravissimo pienamente udibile. Un effetto mai tentato prima di Mozart.  Bravo nel variare le tre strofe dell’aria di apertura, e nel breve Allegro assai “Erst gekopft” dove incita a terribili modi di uccidere sostenuto in orchestra da effetti turcheschi con le percussioni protagoniste. In un momento dell’opera si rivolge parlante a Mehta con “Prego Maestro!”.  Lenneke Ruiten è una Kostanze diligente e perfettina: le manca la voce granitica per affrontare il ruolo e in particolare “Martern aller Arten” dove la voce si rimpicciolisce nelle ascese vertiginose. Questa è l’unica aria cantata sulla ribalta e a piena luce, una concessione al pubblico come Mozart fece questa concessione alla voce della Cavalieri. Nelle arie più patetiche come “Traurigkeit ward mir zum Lose” la voce risponde meglio superando discretamente la prova. Divertente e zanzarina la scattante Blonde di Sabine Devieilhe capace di trovare un timbro delicato e un buon ritmo ai Lieder popolari della sua parte. Comicissima la scena in cui lei accarezza con intenzione il grande turbante di Osmin.

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Mauro Peter è sicuramente un buon tenore capace di legati perfetti, morbidezza di emissione e ottima presenza. Credibile in un ruolo ben tratteggiato fin dalla sua prima aria che fu un ripensamento di Mozart, essendo solo previsto un dialogo inizialmente. Ottimo il duetto drammatico finale con il soprano dove le voci rimangono unite indissolubilmente. Maximilian Schmitt nel ruolo di Pedrillo ha ruolo più leggero, più popolare dove la voce non è costretta a particolari tensioni. Divertene il duetto “Vivat Bacchus” dove Pedrillo ubriaca Osmin convincendolo astutamente a provare le gioie del vino proibite da Maometto.  Buona la prova dell’attore Cornelius Obonya nel ruolo del magnanimo Selim (ruolo inizialmente previsto da Mozart per la corda del tenore).

Su tutti ha dominato la bacchetta di Zubin Mehta sicura, perfetta fin dalle prime note della travolgente sinfonia. Mozart con un anno di tempo per comporre l’opera la riempe di raffinatezze, cambi di tempo e variazioni tutte colte dal direttore e dall’orchestra.

Davvero un capolavoro che deve essere tenuto in repertorio sul palcoscenico scaligero e perchè no essere proposto anche al Piccolo Teatro Strehler per catturare il pubblico come avvenne con il famoso Così fan tutte sempre del maestro triestino.

Proseguiremo le nostre recensioni scvaligere con l’opera di settembre Hansel e Gretel.

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera