Il viaggio a Reims a Roma

Posted on 21 giugno 2017 di

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Musica di Gioachino Rossini
Libretto di Luigi Balocchi

CORINNA Mariangela Sicilia
LA MARCHESA MELIBEA Anna Goryachova
LA CONTESSA DI FOLLEVILLE Maria Grazia Schiavo
MADAMA CORTESE Francesca Dotto
IL CAVALIERE BELFIORE Juan Francisco Gatell
IL CONTE DI LIBENSKOF Pietro Adaini
LORD SIDNEY Adrian Sâmpetrean
DON PROFONDO Nicola Ulivieri
IL BARONE DI TROMBONOK Bruno De Simone
DON ALVARO Simone Del Savio

DIRETTORE Stefano Montanari
REGIA Damiano Michieletto
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Paolo Fantin
COSTUMI Carla Teti

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento De Nationale Opera di Amsterdam

 

E’ la prima volta che viene rappresentato Il viaggio a Reims a Roma e ciò avviene in una data particolare due giorni dopo la morte di Philip Gossett il grande musicologo che riuscì a ricostruire negli anni ’80 questa misteriosa partitura. Il teatro ha dedicato proprio a lui le rappresentazioni in corso con un doveroso omaggio. Circa il 50% della musica del Viaggio a Reims confluirà alcuni anni dopo ne Le Comte Ory e per i casi della sorte molto del materiale autografo non riutilizzato fu rinvenuto da Gossett proprio a Roma al Conservatorio di Santa Cecilia in un fondo mai prima analizzato. Tra i brani mai trapiantati abbiamo il complesso Sestetto con l’aria di Corinna, tutta la prima parte della cavatina di Lord Sidney con flauto solista, il duetto Melibea-Libenskof e il grandioso finale con balletti, coro (dal Maometto II) inni nazionali, aria di Corinna e insieme conclusivo. La cantata scenica (questa la denominazione esatta) è un unicum nella storia della musica e Rossini immaginò che mai si sarebbero trovati 18 cantanti per poter riproporre questo pezzo d’occasione: ecco perché dopo tre recite entusiasmanti ritirò la partitura. La certosina ricostruzione degli anni ’80 si può definire la più grande riscoperta di un’opera del’800 avvenuta in tempi recenti e lo testimoniano le decine di allestimenti in tutta Europa e negli Stati Uniti che ha trasformato Il Viaggio a Reims un’opera di repertorio. A Pesaro oltre alla memorabile edizione con Abbado viene ormai sempre eseguita dai giovani dell’Accademia Rossiniana come prescritto da Alberto Zedda, anch’esso recentemente scomparso.

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Ho visto in questi anni molti allestimenti di questa opera rossiniana ma l’allestimento apprezzato in questi giorni a Roma lo considero un vero capolavoro uscito dalla fantasia di Damiano Michieletto. Non essendoci una vera e propria trama Michieletto ha pensato bene di trasferire la location dalle terme di Plombièrs a una moderna galleria d’arte la Golden Lilium Gallery trasformando alcuni personaggi nei gestori della galleria e gli invitati stranieri in pezzi da museo che diverranno protagonisti del quadro di Gérard con l’incoronazione di Carlo X che magicamente si comporrà come tableaux vivant a fine opera. Oltre a ciò il regista si è sbizzarrito con tante trovate come i quadri di Picasso, Velasquez, Botero, Van Gogh, Magritte e altri che prendono vita e interagiscono coi cantanti. Tante le invenzioni ma tutte perfettamente coerenti con la scelta della galleria d’arte come scena dello spettacolo.

Sul versante vocale siamo rimasti soddisfatti poiché la compagnia dei giovani scritturati ha svolto con molta perizia il loro immane compito di dare giustizia a pezzi per veri fuori classe.  Menzione d’onore a Mariangela Sicilia soprano che ha sostenuto le due ampie arie di Corinna con una voce morbida e suadente: le arie sono da considerarsi due improvvisazioni con l’arpa per riecheggiare il personaggio di Madame de Stael. La Sicilia in collaborazione col Mastro Montanari ha variato ogni strofa riuscendo a trasformare qualcosa di ipoteticamente statico in estatico. Anna Gorychova, l’unico contralto della compagnia, già apprezzata come Isabella nell’Italiana in Algeri pesarese, ha una voce ben calibrata, con affondi verso il basso sicuri: brillante la sua canzone polacca nel finale dal ritmo danzante. Maria Grazia Schiavo risulta una credibile Folleville che si dispera per il suo guardaroba e si rincuora solo alla vista delle sue scarpette verdi. E’ una parodia che i francesi dell’epoca sicuramente colsero: Madame Recamier disperata per la bancarotta del suo anziano marito. La Schiavo non teme il registro acuto della parte anzi molte le variazioni che complicano la cabaletta della sua aria con ottimi risultati. Un gradino sotto la Madama Cortese di Francesca Dotto che è risultata metallica in più punti sebbene abbia svolto la stretta dell’introduzione con ottimo sillabato e nella coda acuti e roulades ben udibili su tutta la massa sonora.

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Nel versante maschile gran parte ha avuto Nicola Ulivieri trasformato in battitore d’asta nella sua aria del catalogo, infatti girava per tutta l’opera con un libro “Catalog” con riferimento alla sua professione. I sette personaggi stranieri citati nell’aria diventano 7 oggetti da aggiudicare. Uliveri sostenne il ruolo alcuni anni fa alla Scala e abbiamo trovato un affinamento nel differenziare le varie lingue suggerite da Rossini e Balocchi, il librettista. La voce di Uliveri non teme anche la onerosa cabaletta che non lascia respiro come avviene nell’aria di Alidoro altro suo cavallo di battaglia.

Divertentissimo il Trombonok di Bruno de Simone vero mattatore della serata con mille gags e ammiccamenti associati a una correttezza vocale sia nell’attacco del Sestetto che nell’inno tedesco. De Simone era vestito da vescovo trovando anch’esso spazio nel quadro finale. Gatell superbo Belfiore grazie alla sua purezza di accenti e alla morbidezza dell’emissione. Dopo il notevole Idreno fiorentino di settembre ora lo aspettiamo a Bad Wildbad per il ruolo del titolo nell’Aureliano in Palmira.  Il giovane Pietro Adaini non teme la scrittura trascendentale di Libenskof anzi ci stupisce con acuti ben ponderati e per una coloratura fluida evidente sia nel Sestetto che nel bellissimo duetto con Melibea dove le due voci si fondono in un bel contrasto di chiaro (Adaini) e scuro (Goryachova). Ampia la voce di Lord Sidney, Adrian Sampetran, che deve affrontare una mastodontica aria in dialogo col flauto: colore mogano e ampiezza di registro lo rendono un cantante particolarmente adatto a questo ruolo che diventa comico nell’esposizione dell’inno inglese. Don Alvaro ha una parte più piccola ma ben realizzata, con il duello comico nel Sestetto e parte nei grandi insiemi: Simone del Savio supera la prova con una buona dose di comicità e professionalità vocale. Parti minori ben assortite e coro in buona forma ben preparato dall’inossidabile Gabbiani. Molti i costumi indossati dal coro per differenziare le scene: restauratori, donne delle pulizie, trasportatori del museo, fino ai personaggi del quadro finale del’incoronazione.

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Il successo complessivo si deve molto all’estroverso direttore Stefano Montanari già presente due anni fa al debutto olandese. Spesso improvvisava al fortepiano durante le arie dei cantanti, prescriveva di battere l’archetto come nella sinfonia del Bruschino, e affrontava la partitura in maniera integrale ripristinando l’indiavolato balletto la cui musica è stata utilizzata per la vestizione dei personaggi del quadro e tutta l’ultima aria di Corinna come già accennato. Orchestra puntuale alle indicazioni del direttore che ci ha sorpreso per i contrasti tra tempi larghi e sublimi, e strette molto concitate.

Grande successo di pubblico che si è trovato immerso in una fantasmagoria davvero affascinante. Appuntamento a Roma per il Fra Diavolo di ottobre,

 

Fabio Tranchida

 

 

 

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