Il dissoluto punito di Mozart

Posted on 17 maggio 2017 di

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Don Giovanni Thomas Hampson
Commendatore Tomasz Konieczny
Don Ottavio Bernard Richter
Donna Anna Hanna Elisabeth Müller
Donna Elvira Anett Fritsch
Leporello Luca Pisaroni
Zerlina Giulia Semenzato
Masetto Mattia Olivieri
Regia Robert Carsen
Scene Michael Levine
Costumi  Brigitte Reiffenstuel
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia Philippe Giraudeau
Direttore Paavo Järvi
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

 

Capolavoro assoluto della storia della musica, Don Giovanni è capace di agire su più registri, quello buffo, quello pastorale, quello drammatico e tragico mantenendo grazie al genio mozartiano una coerenza perfetta. I personaggi pur con le loro differenze sociali, pur con i loro drammi interni e le loro gioie effimere, sono manovrati dal librettista e dal compositore con mano sicura rendendo credibile la spaventosa avventura occorsa al libertino per antonomasia.
Poco prima della versione Mozart – Da Ponte andò in scena con enorme successo la versione Bertati – Cazzaniga, un atto unico la cui musica non è possibile minimamente paragonare al monumento mozartiano. La breve durata dell’atto unico non andava bene per la grande opera che Mozart stava concependo e Da Ponte creò la celebre scena della festa a casa di Don Giovanni con il tentato stupro di Zerlina che andò a costituire il Finale I di ampie dimensioni. Aggiunse anche tutta la prima parte del secondo atto con il solito doppio travestimento per poter giungere alla fondamentale scena del banchetto con la statua presente nel libretto di Bertati. I personaggi sia seri, che di mezzo carattere, che buffi sono stati dunque approfonditi nel libretto praghese evidenziando con acume tutte le loro sfaccettature in un’opera di ampio respiro.

Lo spettacolo di stasera riprende con successo una inaugurazione scaligera di cinque anni fa e il regista Robert Carsen è stato presente in tutte le prove di questo mese per migliorare una produzione che già ebbe grande successo per modernità e fantasia metateatrale.
I personaggi sembrano sempre assistere a ciò che avviene sul palcoscenico, che si moltiplica all’infinito in una scatola cinese che rappresenta la Scala in prospettive sempre ardite. Molti entrano in scena dalla platea coinvolgendo il pubblico in ammiccamenti, lo stesso Commendatore appare alla fine del secondo atto dal palco Reale. Una superficie “a specchio” grande quanto il sipario riflette tutti noi all’interno della scena e ci immerge nel dramma.

Nel sestetto del secondo atto vengono messi in risalto i colori dei personaggi: in bianco i puri Zerlina e Masetto, in nero per il lutto Don Ottavio e Donna Anna, in rosso-passione Donna Elvira e Leporello mascherato da suo padrone. Carsen decide di ambientare il Finale I in una scena tutta in rosso che ricorda da vicino il film “Eyes Wide Shut” di Kubrick: si grida viva la Libertà, sessuale logicamente.

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Thomas Hampson è il nome di spicco della compagnia e non ha deluso le attese. Certo la voce comincia a perdere un pò di smalto e “Finch’han dal vino” risulta con alcune asprezze e senza i tempi stretti solitamente proposti. Comunque Hampson si rivela un grandissimo mattatore vocalmente e scenicamente grazie alla conoscenza del ruolo nei minimi particolari. La voce è ben timbrata, la tenuta nelle tre ore di musica è ammirevole e il grande baritono affronta con una voce corposa tutta la parte, con una dolce serenata dove le parole “miele” e “zucchero” vengono sottolineate in maniera particolare. Hampson interpreta con grande drammaticità la scena del Commendatore ritornato per portarlo all’inferno superando il volume del coro di sotterra pronto a ghermirlo.

Luca Pisaroni ci ha divertito immensamente con la sua voce morbidissima e duttile: i vari sillabati sono stati sempre ben intellegibili e l’aria del catalogo un vero capolavoro per i tanti dettagli che diversificavano il discorso cosparso di allusioni erotiche. Si capisce che è stato fatto uno studio apprfondito della parte. All’inizio dell’opera indossa la tuta degli operai della Scala in un bel gioco teatrale. Sarà presto Don Asdrubale nella Pietra del paragone al ROF.

Donna Anna era impersonata da una magnifica Hanna Elisabeth Müller che già nello straziante recitativo eseguito sul cadavere del padre riusciva a mettere a fuoco il personaggio: il duetto che è seguito con Don Ottavio è risultato ben sviluppato. Dopo il concitato quartetto del primo atto ecco la sua frase incandescente “Quegli è il carnefice” e l’aria dettagliata nella sua psicologia “Or sai chi l’onore” dove ammirabili sono le note tenute alla parola “vendetta”. Nel secondo atto immacolato il  “Non mi dir” con un nobile canto sul  fiato e nella seconda parte dell’aria “Forse un giorno” dove  ha dato vita con buon controllo del fiato ad una coloratura connotata di aura tragica.

Donna Elvira è stata invece Anett Fritsch che ben esprimeva la concitazione e l’isterismo del personaggio: voce cristallina e dai contorni netti si è imposta come l’ombra di Don Giovanni che viene a disturbare ogni suo malefico piano. Entra in scena con le sue valigie vagando con una piantina stradale in mano.

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Interessante la Zerlina di Giulia Semenzato, giovane voce di volume non ampio che ben realizza la contadinella ingenua capace però di riconquistare il geloso Masetto. La Semenzato ha il momento d’oro nel famoso duetto “Là ci darem la mano” dove ogni sua frase sui tempi deboli mostra l’incertezza della fanciulla.

Masetto è il giovane Mattia Olivieri impegnato negli ultimissimi anni in molte produzioni di successo: la voce è robusta, generosa e dalla intonazione sicura. Simpatiche le sue scenate di gelosia stemperate poi dalla sottomessa Zerlina.

Bernard Richter ci propone le due arie di Don Ottavio restituendo nobiltà a un ruolo spesso poco compreso. Registro centrale interessante e messe di voce ben realizzate nella seconda aria. Il polacco Tomasz Konieczny è risultato un credibile Commendatore, potente nel condannare alla pena eterna Don Giovanni. Davvero impressionanti le ripetizioni della parola “Pentiti” a cui il libertino risponde sempre “No” condannandosi.

Buona la direzione del Maestro estone Paavo Järvi che ha assecondato sempre con attenzione la parola e ha staccato tempi credibili e rispettosi per i cantanti. Il coro impegnato in pochi episodi ha svolto correttamente il lavoro.

Un successo completo per questa produzione che rinasce a vita nuova e mantiene viva l’attenzione del pubblico in ogni momento. Le repliche proseguono fino al 6 giugno p.v.

 

La recensione si riferisce alla prima del 6 maggio 2107.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera