La Valse/Sinfonia in Do/Shéhérazade

Posted on 8 maggio 2017 di

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Maurice Ravel / Georges Bizet / Nikolaj Rimskij-Korsakov

GIOVEDÌ 4 MAGGIO 2017
LA VALSE
Una donna Emanuela Montanari
Un uomo Antonino Sutera
Una coppia Antonella Albano, Gioacchino Starace
Marta Gerani, Azzurra Esposito, Agnese Di Clemente, Denise Gazzo, Eugenio Lepera, Frank Lloyd Aduca, Walter Madau, Valerio Lunadei
SYMPHONY IN C
Primo movimento Martina Arduino, Timofej Andrijashenko
Secondo movimento Nicoletta Manni, Marco Agostino
Terzo movimento Antonella Albano, Claudio Coviello
Quarto movimento Agnese Di Clemente, Nicola Del Freo
e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
SHÉHÉRAZADE
Zobeide Alessandra Vassallo
Lo Schiavo d’oro Nicola Del Freo
Shariar Christian Fagetti
Zahman Walter Madau
L’ombra di Shéhérazade Beatrice Carbone
e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

La Valse debuttò sulle scene il 23 maggio 1929, dopo alcuni anni, quindi, dalla prima guerra mondiale che aveva profondamente sconvolto l’animo di Ravel: non è pensabile questa composizione senza le catastrofi della guerra. I movimenti di valzer che fin dall’inizio dovevano essere un omaggio a Johann Strauss si ritrovano in questa elegantissima partitura sfaldati, scomposti, affastellati in una gioco continuo di rimandi. Paavo Järvi impegnato in questi giorni anche con il Don Giovanni mozartiano ha dato una lettura di questo balletto molto precisa, evidenziando la tavolozza sonora di un organico immenso spesso combinato con originalità. Il comparto dei fiati è risultato particolarmente brillante nella difficilissima scrittura del compositore francese. Il balletto è una nuova produzione del Teatro alla Scala con una coreografia di Stefania Ballone, Matteo Gavazzi e Marco Messina. Nella intervista che hanno rilasciato hanno sostenuto di aver lavorato sempre contemporaneamente nella stesura dei passi lasciandosi solo alcuni momenti per ispirazione individuale. E’ stato previsto un breve preludio iniziale nel completo silenzio. I costumi di grande qualità avevano accenni alla moda degli anni ’20 e sembravano ricoperti di una patina metallica come fossero di bronzo. Una pedana ricurva in fondo alla scena permetteva molte evoluzioni dei ballerini e al tempo stesso fungeva quasi da cassa armonica proiettando il suono verso la sala. I corpi dei ballerini sono stati sempre in tensione creando passi in coppia e insiemi di particolare dinamica. Sono due le coppie principali la prima quasi una fusione di due entità Antonella Albano e Gioacchino Starace, mentre più indipendenti Emanuela Montanari e Antonino Sutera dall’ottima tecnica.
Le due coppie sono poi contestualizzate da altri 8 ballerini creando interessanti ensemble quando la musica nel suo vortice raggiunge l’acme. Una coreografia moderna piena di contrazioni, esplosioni che rende bene la carica vitale de La Valse.


A fine anni ’50 dell’800 Bizet come saggio di scuola a Roma componeva l’elegante Sinfonia in Do che rimase sconosciuta fino alla prima esecuzione del 1935. Freschezza melodica, leggerezza nell’orchestrazione (quasi mozartiana) e seducenti cromatismi creando linee struggenti e esotiche.
George Balanchine coreografo russo naturalizzato americano, utilizza il suo stile concertante con un dialogo serrato tra la musica, suo motivo di ispirazione, e i passi sempre ben definiti e derivanti dalla tradizione classica. Sembra, nel vedere questo balletto, di rivivere un atto del Lago dei Cigni per il candore dei tutù, per l’eleganza dei passi e per le 4 coppie soliste che neanche il Lago dei Cigni può vantare contemporaneamente. Il 18 luglio del 1947 in una Parigi ancora ferita dalla guerra debuttava il balletto di Balanchine col titolo originale dei Le Palais de cristal.

Arrivò alla Scala a metà degli anni ’60 dove la stessa Carla Fracci ne fu una delle protagoniste. 4 coppie e 40 danzatori sono impegnati in questo neo classico balletto. Nel secondo movimento Nicoletta Manni è stata di estrema eleganza, sostenuta da Marco Agostino in passaggi di virtuoso equilibrio. Dinamici e scattanti Antonella Albano e Claudio Coviello durante il terzo movimento. Straordinario come sempre Coviello con una morbidezza nei passi, una dolcezza di velluto nei salti più acrobatici tanto da farlo divenire il protagonista indiscusso dell’intero balletto. Nel movimento finale le 4 coppie intervengono prima una alla volta poi simultaneamente e con gli altri 40 ballerini sono un tripudio per gli occhi nella loro estremo candore classico.

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Di contrasto l’ultimo balletto del trittico Shèhèrazade aveva toni alquanto cupi. La musica tardo romantica di Rimskij-Korsakov fa parte del normale repertorio delle orchestre internazionali, musica così evocativa che anche senza la scena fa intuire un iridescente lontano oriente. Paavo Järvi con mano sicura tiene le fila della lussureggiante partitura, dalle le sonorità sempre ampie e pastose e con l’assolo di violino che fa imprimere nella memoria il tema principale. Nell’ultimo movimento gli ottoni non hanno un attimo di tregua in figurazioni sempre più veloci.
La nuova produzione di Eugenio Scigliano ci permette di calarci nelle Mille e una notte ma con una occhio drammatico, tra colori cupi, luci tenebrose e personaggi come lo schiavo d’oro e l’ombra di Shèhèrazade. Bravissimo Walter Madau nella parte di Zahman in un ruolo con molte difficoltà tecniche ben superate. Altrettanto capace Alessandra Vassallo nel ruolo principale di Zobeide capace di torsioni notevoli e nell’abbandono più totale del compagno di danza. Una balletto anche quest’ultimo ben riuscito permettendo al Teatro alla Scala di creare una serata con completo successo sia dal punto di vista musicale che coreografico.


Repliche fino al 13 maggio.

Fabio Tranchida

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Posted in: Balletto