Il successo de La Gazza Ladra a Milano

Posted on 4 maggio 2017 di

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CAST
Ninetta Rosa Feola
Pippo Serena Malfi
Lucia  Teresa Iervolino
Fabrizio Vingradito Paolo Bordogna
Giannetto Edgardo Rocha
Fernando Villabella Alex Esposito
Gottardo Michele Pertusi
Ernesto Giovanni Romeo
Giorgio/Il Pretore Claudio Levantino
Antonio Matteo Mezzaro
Isacco Matteo Macchioni
Una gazza Francesca Alberti

Direttore  Riccardo Chailly
Regia  Gabriele Salvatores
Scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
Marionette, costumi e animazione a cura di Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli

 

 

 

La piazza milanese era certo molto appetibile al giovane Rossini che la conquistò la prima volta con La pietra del paragone: il successo di questa composizione, rinominata Sigillara!, gli valse l’esonero dal servizio militare. Poco dopo ci tentò di nuovo con una formidabile doppietta: l’Aureliano in Palmira e il Turco in Italia. Purtroppo le sostituzioni dei cantanti e l’indisposizione del Velluti, che causarono vari tagli, fecero dell’Aureliano un autentico fiasco non certo per la musica mirabile del pesarese come solo due anni fa abbiamo potuto apprezzare nella versione integrale come mai Rossini ebbe modo di sentire riscoperta del musicologo Crutchfield. Anche il Turco fu accolto con una certa freddezza ma Rossini ne sapeva bene il valore e lo ripresentò ben presto a Roma con nuova musica e l’opera godette di grande successo in seguito. Importante quindi riconquistare La Scala dopo queste due debacle con un’opera monumentale La Gazza ladra appunto, opera che faceva proprio il linguaggio moderno che lui stesso iniziava a sviluppare a Napoli con le prime collaborazioni. Rossini ci racconta che aveva composto così tanta musica per i due atti che se sarebbero potuto fare 3 o 4 opere (proprio l’opposto di ciò che fece con la successiva Adelaide di Borgogna). Si scelse un libretto che aveva vinto un concorso e dalla buona qualità drammatica con un ponderato sviluppo dei personaggi. Il genere semiserio era molto apprezzato all’epoca derivando dalle piece a sauvatage tipiche della post-rivoluzione francese.  Oggi questo genere ibrido è poco apprezzato e alla Scala manca la Gazza da ben 150 anni. 4 sono le opere di questo genere nel catalogo rossiniano, L’inganno felice, Torvaldo e Dorliska, La Gazza ladra (che è più un melodramma che vira subito verso il tragico) e Matilde di Shabran ( che con situazioni paradossali porta più all’eroicocomico).

Un’opera monumentale che il maestro Chailly ha presentato nell’assoluta integralità come venne rappresentata proprio su queste assi 200 anni fa nel 1817. Rossini tornò più volte sull’opera e compose quasi un’ora di musica alternativa per far brillare determinati cantanti.

I rulli di tamburi militari all’inizio della sinfonia sono diventati proverbiali ma forse non tutti sanno che la marcia iniziale sta a indicare il ritorno del soldato Giannetto.

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Tutta la sinfonia è stata coreografata per una agile gazza-ragazza che come già in Michieletto volteggia su una corda appesa al cielo e preparando la scena prima che appaiano i personaggi. Un cast molto nutrito e pieno di eccellenze. Protagonista indiscussa sul versante femminile la giovane Rosa Feola, intima nel porgere la frase, delicata nella coloratura che caratterizza nell’estetica rossiniana anche una servetta di paese. Approfondito da parte di Rosa Feola il cambiamento del personaggio dall’arrivo del padre che rende drammatica la vicenda. Ottimo il recitativo accompagnato durante la lettura dei connotati del padre, le strette sempre ben udibili e sgranate e la intima preghiera con i corni a sostenere l’ultima speranza verso il cielo.

Serena Malfi è un Pippo allegro e gioviale, una voce di non ampie dimensioni ma sufficiente ha esprime la giocosità del ditirambo assurdo durante il brindisi e in contrasto, la pateticità del duetto con Ninetta dove le lacrime diventano “sonore”.

Teresa Iervolino ci diletta sempre con la sua calibrata voce mezzosopranile, risalta l’ambra delle sue note sia nel primo atto dove il personaggio si comporta in modo astioso verso Ninetta, fino al pentimento nel secondo atto dove la bella aria per soli archi è resa con la giusta drammaticità.

Fabrizio Vingradito è Paolo Bordogna una dei più grandi bassi buffi della nostra epoca: in questa serata non ha potuto esporre tutto il suo esplosivo campionario essendo la parte più piccola e realistica. La sua sortita è stata davvero gustosa e con il sicuro calibro della voce calda e pastosa ha retto tutta la stretta dell’introduzione. Il resto della parte era sempre confinata negli assiemi e risaltavano con precisione i suoi interventi.

Edgardo Rocha apprezzatissimo da noi ne La Gazzetta di Liegi ha interpretato il soldato Giannetto che entra in scena con un pomposo coro filtrato dalla Cantata napoletana Le nozze di Teti e Peleo,  ci regala un timbro immacolato, una delizia per l’orecchio grazie alla facilità verso l’acuto e alla precisione di scansione delle colorature più insidiose. Lancinante la frase di Giannetto che pensa colpevole la giovane fidanzata “E io la credeva l’istessa onestà” un momento molto drammatico ben reso da Rocha.

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Trattiamo quindi di Michele Pertusi il secondo protagonista dell’opera: un personaggio imponente, cattivo e perfido fino alla fine della partitura senza possibilità di redenzione. Donizetti nella sua Linda aveva trasformato il Marchese dalle voglie proibite in un autentico basso buffo ma Rossini prima di lui realizza un Podestà terribile e temibile senza nessun addolcimento della parte che giganteggia su tutte. Il parmense Pertusi realizza uno dei suoi capolavori forte delle numerose repliche al Rof: ha ormai messo a fuoco la parte e lo scudiscio che tiene fra le mani fa tremare come la sua voce roboante, capace della coloratura più minuta, capace di frasi ampie e ben calibrate. Due arie monumento dove molte sono le sottigliezze, gli accenti che hanno reso diabolico il personaggio. Stupisce anche la tenuta vocale di Pertusi che affronta spesso sulla scena più di tre ore di spettacolo. Il trucco ricordava certamente il Dottor Caligari del cinema espressionista tedesco.

Non di meno importante il grande Alex Esposito ruolo in origine affidato a Filippo Galli che a fine carriera interpretò Enrico VIII per Donizetti. Parte bellissima e impegnativa, Alex Esposito ha tutta la forza e l’energia per rendere lo spessore del soldato vessato e vittima della sorte. Voce dal colore brunito, senza il minimo cedimento neanche nella sua aria del secondo atto ( di cui esistono più versioni autografe). Un vero capolavoro la sua prova. Parte minori ben assortite.

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L’orchestra dall’ottimo suono e da un generale equilibrio con le voce è stata guidata impeccabilmente da Chailly maestro in questo repertorio (ricordate che da giovanissimo incise il Tell con mostri sacri?). Sinfonia smagliante, con colori giusti e “crescendo” dalle giuste dinamiche sono caratteristiche che utilizza per tutti e due gli atti con una rapporto voci strumenti voci fiati davvero ben calibrato in un incanto sonoro. Coro perfetto in tutti i numerosi interventi in special modo nel coro possente dei magistrati con effetti sonori sia in orchestra che nelle voci davvero dirompenti.

La regia è stata alquanto citazionista con la Gazza-ragazza di Michieletto , con le piacevoli marionette di Ronconi e il carro funebre alla Emma Dante ma non per questo lo spettacolo non ha avuto una propria anima. Tutto ha funzionato bene con alcuni originali trovate come l’enorme gabbia che mette in “cella” Ninetta e il suo carnefice-Podestà.

L’ultima opera che Rossini scrisse per la Scala fu Bianca e Falliero e speriamo che presto anche questa lacuna venga colmata.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera