L’incoronazione di Dario di Vivaldi

Posted on 14 aprile 2017 di

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Dramma per musica in tre atti
Libretto di Adriano Morselli
Musica di Antonio Vivaldi

Personaggi Interpreti
Dario, che viene incoronato
re dei persiani tenore

Carlo Allemano
Statira, principessa semplice,
primogenita di Ciro contralto

Sara Mingardo
Argene, sorella minore
di Statira contralto

Delphine Galou
Niceno, filosofo baritono Riccardo Novaro
Alinda, principessa di Media,

amante di Oronte soprano


Roberta Mameli
Oronte, nobile perfetto, pretendente
di Statira mezzosoprano (in origine soprano maschile)

Lucia Cirillo 
Arpago, pretendente
di Statira soprano

Veronica Cangemi
Flora, damigella di corte,
confidente delle due
principesse contralto
Romina Tomasoni
Ombra di Ciro
e Oracolo (Apollo) tenore

Cullen Gandy
Direttore d’orchestra
e clavicembalo

Ottavio Dantone
Regia Leo Muscato
Scene e costumi Accademia Albertina
di Belle Arti di Torino

Orchestra del Teatro Regio

Nuovo Allestimento

 

Torino ha acquisito negli anni ’20 due importanti fondi, il fondo Foà e il fondo Giordano, riuscendo a riunire la collezione più importante di autografi vivaldiani. 15.000 pagine autografe sono la testimonianza preziosa della Biblioteca Universitaria di Torino che fino a luglio espone tutti i volumi in una interessante mostra dal carattere didattico e musicologico. Annessa alla mostra c’e’ il nuovo auditorium della biblioteca dedicato al Prete rosso.

Per tutte queste circostanze risulta appropriato che proprio a Torino si svolga il festival Antonio Vivaldi che ha come punta di diamante l’esecuzione de L’incoronazione di Dario rarissima partitura del suo primo periodo operistico.

Il grande veneziano compose circa 45 opere e altrettante ne realizzò nella forma di rimaneggiamenti e pasticci per un totale di 92 opere come sostiene in una delle sue ultime lettere.

Uno dei suoi teatri di riferimento a Venezia, che gestì anche nella veste di impresario, fu il Sant’Angelo, che si affacciava sul Canal Grande dove ora c’è un albergo. Spesso scritturava cantanti giovani e per evitare gli alti costi delle voci sopranili e contraltili maschili utilizzava donne en travesti amplificando i giochi nei ruoli teatrali, effetto tipico del ‘700. Rispetto al contemporaneo Händel, Vivaldi è meno attento all’architettura generale della partitura, musica recitativi di particolare ampiezza ma con molta varietà, dove invece Handel riduceva tutto al minimo per il pubblico inglese che non coglieva le sottigliezze dei dialoghi italiani.  Le arie hanno le caratteristica forma col da capo ma per esempio nell’Incoronazione di Dario spesso dal recitativo si passa alla forma ibrida dell’arioso con interessanti effetti drammatici. Vivaldi rispetto a Händel stanziale a Londra, affrontava molte piazze diverse in Italia: riutilizzava quindi le stesse arie per diverse opere in maniera metodica dopo aver individuato l’ ” affetto” giusto e appropriato. Se da un lato troviamo quindi una minor cura nella stesura dell’opera (in alcuni caso componeva un’opera di 3 ore in 5 giorni!) dall’altro troviamo una freschezza incredibile nelle melodie, negli effetti imitativi e nella abbondante coloratura per deliziare il pubblico di allora e di oggi.

Il Regio di Torino è quindi da lodare per questa iniziativa proponendo L’incoronazione di Dario in forma scenica, con un cast di tutto rispetto diretto da uno dei massimi esperti nel campo barocco, Ottavio Dantone.

Il cast di cantanti specializzati nel barocco coincide quasi con quello della superba incisione della Naïve meritoria di aver prodotto più di 100 cd sfruttando i manoscritti torinesi.

Le due protagoniste sono le sorelle principesse entrambe contralto ma dalla vocalità differente. Sara Mingardo (Statira) ha una voce più scura e umbratile: scende senza problemi e rende bene con scalette cromatiche la malinconica aria iniziale.  Delle volte però la voce si affida a un quasi parlato che infastidisce un po’ l’orecchio mentre è utile nelle due scene comiche affidate al contralto. Una cantante con una lunga esperienza alle spalle nel repertorio che ha brillato nel III atto con l’aria “Sentirò fra ramo e ramo” dal carattere virtuosistico e imitativo.

Argene, la sorella che trama occultamente fin dall’inizio, è il contralto Delphine Galou dal volume non eccessivamente ampio e dal timbro morbido. Affronta una scena complessa e variegata a inizio II atto dove è impegnata nel dettare una lettera che in realtà è una dichiarazione d’amore verso Dario che non capisce i sottointesi. Il fluire continuo tra recitativo, arioso e aria fa capire l’attenzione di Vivaldi alla riuscita di questa scena sotto molti aspetti comica, dove la cantante Delphine Galou ha dato prova di brava attrice e cantante raffinata. Incredibile l’aria rivolta a tre persone diverse così ben realizzata dalla cantante.

Oronte e Arpago sono invece due pretendenti alla mano di Statira: Oronte è una bella parte cantata a suo tempo dall’unico soprano maschile della compagnia. Nella prima aria sono evidenti i ” motti” con frasi staccate e ben scolpite mentre nel secondo atto viene affidato ad Oronte la più bella aria dell’opera “Non mi lusinga vana speranza” poi traslata per la sua bellezza ne La verità in cimento. Lucia Cirillo ha veramente brillato in questa parte capace di sostenere la vocalità sinuosa di un vero capolavoro vocale con un legato impeccabile. La tonalità minore amplificava poi l’effetto complessivo.

Arpago è l’altro pretendente che affronta subito Oronte con un combattimento (musica tratta dalla Juditha): spiace che la sua prima aria sia stata privata del da capo riducendo l’apparizione iniziale con danno agli equilibri interni. Solo all’VIII scena del II atto l’ Arpago di Veronica Cangemi ha modo di emergere con “Mi va scherzando in sen” dove la cantante (anche in origine en travesti)  ha mostrato perfetta intonazione, frasi ben accentate e coloratura nel tempo centrale dell’aria con da capo.

Alinda è il soprano Roberta Mameli impegnata anch’essa nella incisione Naïve: “Io son quell’augeletto” con il dialogo verso al flauto è stato una vera delizia, delicata anche nella coloratura nel I atto e capace di ispessire la voce nelle variazioni scritto da Dantone alle sue arie come in tutta l’opera.

Voce mezzosopranile l’ultima donna che descriviamo Flora la confidente delle due sorelle principesse. Romina Tommasoni nel ruolo comunque non ampio si è ritagliata un buono spazio infiorando la sua prima aria con un ampia cadenza estemporanea. La voce è chiara e dai contorni molto nitidi, l’attrice è spigliata e gioca anche lei con una certa comicità.

I ruoli maschili sono tre: Dario è Carlo Alemanno non presente nell’incisione: la sua voce è ampia e corposa, forse troppo corposa infatti non si amalgama perfettamente col resto del cast. Alcune durezze sono trascurabili riuscendo ad affrontare la ben difficile coloratura delle sue arie e dell’unico duetto (il primo duetto tra le sorelle principesse è stato tagliato da Dantone).

Bravo l’affidabile Riccardo Novaro il filosofo Niceno che chiude il primo atto con la sua difficile aria: la linea di canto è morbida e la seconda aria con fagotto obbligato è un vero gioiello.

Peccato che la breve parta affidata a Cullen Gandy per l’Ombra di Nino sia stata cantata così male perdendo l’effetto della visione notturna ad inizio opera! Nino appare alle figlie con gli archi in pianissimo con un colpo di scena veramente notevole per la dinamica del libretto.

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Ottima la direzione di Dantone che ha voluto con se una sua Viola da gamba e il proprio clavicembalista mentre il resto non era l’Accademia Bizantina ma l’orchestra del teatro Regio che ha affrontato questo difficile repertorio. Se la sonorità non aveva la patina antichizzata dell’Accademia Bizantina certo la precisione nell’esecuzione è stata notevole con stacchi di tempi sempre molto corretti.

Plauso anche alla regia che ha ambientato la scena in un deserto dove ad alcuni elementi persiani si associavano i moderni tubi per l’estrazione del petrolio. Eravamo tra ricchi arabi, operai impegnati alle trivellazioni e costumi immaginari in un felice connubio tra antico e moderno che non guastava affatto. Leo Muscato ha lavorato un anno con i giovani dell’Accademia Albertina di Belle Arti e i risultati erano ben evidenti per la sinergia nelle luce, scene e i costumi.

In attesa del prossimo Festiva Vivaldi vi consigliamo la visione di quest’opera che ha repliche fino al 23 aprile 2017.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera