La Wally a Reggio Emilia

Posted on 8 marzo 2017 di

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Dramma lirico in quattro atti su libretto di Luigi Illica
dal romanzo Die Geier-Wally di Wilhelmine von Hillern
musica di Alfredo Catalani

Wally      Saioa Hernandez
Stromminger      Giovanni Battista Parodi
Afra          Carlotta Vichi
Walter       Serena Gamberoni
Giuseppe Hagenbach     Zoran Todorovich
Vincenzo Gellner         Claudio Sgura
Il Pedone di Schnals      Mattia Denti

Direttore           Francesco Ivan Ciampa
Regia           Nicola Berloffa
Orchestra regionale dell’Emilia Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza

Nuovo allestimento
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena,
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca

 

La wally dell’avvoltoio fu un famoso romanzo di Wilhelmine von Hillern ispirato da una storia vera che l’aveva suggestionata. Lei stessa ne trasse una pièce teatrale. Il romanzo era comparso a puntate in un noto giornale italiano e qui il giovane Catalani ne venne a conoscenza sperando che Boito ne derivasse un interessante libretto. Sebbene fossero amici i due scapigliati, Boito si limitò a dare consigli e il libretto fu affidato al fecondo Illica. Importante è il paesaggio tra le Alpi e ghiacci del Tirolo che sono onnipresenti nella partitura. Forse è proprio la prima volta che i paesaggio si fa protagonista con tale intensità fino alla valanga finale (assente peraltro nel romanzo come assente è il personaggio en travesti di Walter). I ritmi inusuali, le canzoni che imitano jodler e la insolite danze danno un colore una tinta molto peculiare e rendono la musica di Catalani di alto livello, creando così il suo capolavoro. La salute da sempre molto cagionevole non gli darà speranza e morirà pochi mesi dopo il successo della prima rappresentazione.

Quattro teatri si sono coalizzati per riportare al grande pubblico questa interessante partitura che spesso giace dimenticata: il bello spettacolo molto dinamico e curato era completato da un quartetto di voci tutte di alto livello.

Saioa Hernandez si è dimostrata cantante dal notevole nerbo, impressionante il suo cambio di temperamento che si fa più spiccato tra il primo e il secondo atto. Una gemma “Ebben… ne andrò lontana” che ritorna nella partitura come un motivo guida. Pagina celeberrima utilizzata molto anche al cinema. La vocalità della Hernandez è robusta e non teme affondi nei gravi. Attrice sulla scena dagli infuocati sguardi e dalle malcelate aspirazioni di vendetta.

Serena Gamberoni l’abbiamo sentita molte volte come Oscar verdiano e anche qui affronta il ruolo di giovinetto regalandoci subito la canzone del primo atto alquanto difficile per la bizzarria dei tempi e la coloratura sempre appropriata. Voce di volume certamente minore rispetto la protagonista come giusto che sia, precisione negli attacchi e ottimi accenti hanno creato un personaggio di gran qualità tutto frutto della fantasia del compositore e librettista.

Zoran Todorovich è un tenore che può lasciare un poco perplessi per il timbro talvolta acidulo ma non si può negare che gli accenti veristi siano stati espressi col giusto temperamento. Frasi acutissime svolte con la massima perizia in tutti gli atti e specialmente nella scena finale prima della catastrofe.

Il verdiano Sgura nell’ambiguità del personaggio ben delineato dalla voce di baritono  trovava il suo meglio. Voce potentissima, ben sbozzata anche nella parte più estrema della tessitura è la caratteristica che più abbiamo apprezzato.

Parti di contorno ben realizzate e buono il Coro piacentino  creando uno spettacolo ben equilibrato nel suo complesso.

Direzione attenta di Francesco Ivan Ciampa dove, assecondato da un’orchestra ormai rodata in quest’opera, ha realizzato momenti di sospensione come nei due magnifici preludi all’atto terzo e all’atto quarto.

Regia molto varia perché con pochi elementi è riuscita a differenziare le location dei quattro atti. Affollata la danza del secondo atto mentre solitaria l’ultima scena. I costumi e l’ambientazione era chiaramente ispirata agli anni ’50 con l’eleganza di molti costumi che impreziosiva la scena. Molto soddisfatti di tutto lo spettacolo e di avere ascoltato una rarità nel miglior modo possibile.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera