Gli equivoci nel sembiante

Posted on 6 gennaio 2017 di

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Commedia in musica in tre atti
Musica di Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Libretto di Domenico Filippo Contini

Alena Dantcheva Clori, ninfa innamorata di Eurillo
Monica Piccinini Lisetta, sorella minore di Clori
Raffaele Giordani Eurillo,pastore, innamorato di Clori
Valero Contaldo Armindo,gemello di Eurillo

Rinaldo Alessandrini Direttore e clavicembalo

Concerto Italiano: Nicolas Robinson- Elisa Bellabona-(violini)-Ettore Belli (viola), Marco FrezzatoVioloncello) –Luca Cola (contrabasso)-Ugo Di Giovanni (arciliuto)-Craig Marchitelli (tiorba)

 

 

Il festival Purtimiro al teatro Rossini di Lugo (Feste Musicali intorno all’opera barocca) diretto da Rinaldo Alessandrini, ha proposto il 21-23-27 dicembre 2016 la commedia in musica Gli equivoci nel sembiante scritta da Alessandro Scarlatti a soli diciotto anni su libretto scritto dal prelato Domenico Filippo Contini e rappresentato per la prima volta a Roma nel teatro privato della famiglia Contini nel 1679.

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L’ambientazione è arcadica, il tema amoroso: due coppie scambiano e alternano effusioni amorose e momenti di gelosia. L’intreccio dà luogo a una serie di equivoci: Lisetta ama l’amante della sorella, Eurillo, e inventa sotterfugi e strategie per conquistarlo. Gli equivoci si susseguono, soprattutto con la comparsa di un sosia di Eurillo, ritenuto dalle due ninfe Eurillo stesso. Alla fine gli equivoci si chiariscono e le due coppie si ricompongono, soprattutto in seguito al ritrovamento di due anelli uguali dei due giovani che daranno luogo all’agnizione, rivelandoli fratelli gemelli. Il tema del “riconoscimento” era tema spesso presente nella commedia rinascimentale e in quella classica, la cosiddetta agnizione. I tre atti sono stati concentrati in due: quasi due ore di recitativi e arie, ancora molto vicine a quel “recitar cantando”che donava ancora alla parola un ruolo privilegiato rispetto alla musica.
I cantanti sono quattro: due tenori e due soprani. La vocalità è adeguata all’esecuzione di arie che lasciano il posto al recitativo che è , come ha rilevato il maestro Alessandrini, “l’anima e il motore dell’opera in musica del ‘600”. Ottime le capacità interpretative. Particolarmente disinvolta la Lisetta di Monica Piccinini.

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La scenografia essenziale e gradevole: il bosco arcadico viene rievocato da una serie di alberelli stilizzati sui quali viene proiettata una luce di vari colori, rispondenti agli stati d’animo nel corso della rappresentazione. I costumi contemporanei, in particolare quelli maschili corredati da accessori quali gli occhiali “Ray-Ban” e i caschetti da motociclistica, sembrano poco adeguati a rievocare, anche se in una chiave di lettura moderna, il mondo arcadico. L’orchestra, fatta eccezione dei due violini, ha un’essenziale funzione di “basso continuo”. Dobbiamo essere grati al maestro Alessandrini per la riproposizione di un’opera che ci permette di conoscere uno Scarlatti giovanissimo e ancora agli esordi, ma capace di imporre uno dei suoi primi lavori alle corti europee dell’epoca.

Giuseppina Giacomazzi

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