Butterfly alla Scala

Posted on 24 dicembre 2016 di

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Versione originale Milano 1904
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
(Ricostruzione della 1ª versione 1904 di Julian Smith, Casa Ricordi, Milano)

Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Maria José Siri
Suzuki   Annalisa Stroppa
Kate Pinkerton Nicole Brandolino
F.B. Pinkerton   Bryan Hymel
Sharpless   Carlos Álvarez
Goro     Carlo Bosi
ll Principe Yamadori   Costantino Finucci
Lo zio bonzo      Abramo Rosalen
Yakusidé      Leonardo Galeazzi

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore             Riccardo Chailly
Regia     Alvis Hermanis
Scene   Alvis Hermanis e Leila Fteita
Costumi               Kristine Jurjāne

 

Era da tanti anni che Puccini non inaugurava la stagione del Piermarini. Il Maestro Chailly ha deciso di riproporre tutte le opere di Puccini in questi anni alla Scala e scegliendo Butterfly per il 7 dicembre tenta di restituire l’opera come si sentì (nonostante il pubblico rumoreggiante e spazientito) la sera del 1904 alla Scala. Un insuccesso dovuto certamente a fazioni “politiche” e alla lunghezza del secondo atto non certo per la qualità della musica a cui Puccini credeva ciecamente. Non esiste la partitura completa della versione Scala 1904 e quindi il musicologo Julian Smith si è preso incarico di completare le battute mancanti rifacendosi in particolar modo allo spartito canto e piano stampato da Ricordi. Un’operazione chirurgica ben riuscita, senza punti di sutura o cicatrici. L’opera ci è parsa sfolgorante di colori, con una scena del matrimonio curatissima e varia e il lungo atto secondo in realtà vivificato dalla concentrazione dell’azione in un unico arco drammatico.

Le principali differenze rispetto alla versione corrente sono le battute sprezzanti di Pinkerton con cui insulta un po’ tutti nel primo atto. La sua codardia manifesta nel secondo atto mancante dell’aria “Addio fiorito asil”. Un personaggio quindi più antipatico agli occhi del console e del pubblico. La variegata scena dal matrimonio con la presenza di un giovinetto cugino di Cio-cio-san che dice “Eccellenza” e ruba il sakè allo zio Yakusidé che è beneficiato di un’aria comica prima dell’irrompere dello zio Bonzo.

Si aggiunge in questa versione una parentesi in flashback nel duetto d’amore della prima notte di nozze.

Quando Butterfly porta in scena drammaticamente il figlio sotto gli occhi del console la sua aria è differente e si rivolge al figlio come “principe”. Dopo il coro a bocca chiusa (eseguito magnificamente con la viola d’amore a sostegno) segue subito l’intermezzo sinfonico che si lega all’ultima scena. Mille le differenze dell’ultima parte con il ruolo di Kate più protagonista, con un terzetto interessante e l’addio del console a Butterfly.

Il merito di Chailly è stato quindi di trasformare un lavoro filologico e sterile in materia viva e pulsante. Orchestra enorme, dai colori smaglianti, dalle percussioni originali con la presenza del zimbalon (noleggiato a Strasburgo). L’arpa impegnatissima descrive bene il mondo orientale e l’esecutrice è stata davvero professionale. Morbidezza negli archi ben realizzata dal tocco gentile del Maestro che ha diretto con la consueta professionalità.

L’opera in questa versione dura circa 2 ore e 40 minuti, una ventina di minuti in più della versione a cui siamo abituati. Immaginare quindi il peso e la responsabilità sulle spalle del soprano Maria José Siri che deve reggere uno spettacolo tanto lungo, con un solo intervallo e con lei perennemente in scena.

La sua voce nel I atto si ascolta dietro le quinte poi Cio-cio-san appare e si presenta a Pinkerton. Voce molto sensibile, capace nel primo atto di rendere l’ingenuità del personaggio, la sofferenza per essere rinnegata e il primo amore della notte di nozze: nel duetto la sua voce si carica di armonici, seduce e si lascia sedurre. La gestualità molto studiata permetteva di rendere credibile il personaggio vestito nel secondo atto prima di abiti occidentali e poi ancora con l’obi di nozze. La presa di coscienza di essere stata privata di ogni cosa e affetto la porta al sacrificio in un catartico confronto con il figlio. La Siri supera quindi pienamente la prova.

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Bryan Hymel è un tenore che ha esaltato la negatività e il cinismo del personaggio. La voce seppur non esteticamente perfetta è facile allo squillo e nel lungo duetto d’amore gli accenti sono sempre stati corretti.

Eccellente per morbidezza e fraseggio Carlos Alvarez presenza ormai fissa sul nostro palcoscenico (Giovanna d’Arco e Nozze di Figaro recentemente). Plauso anche ad Annalisa Stoppa dal volto remissivo e piangente fin dalla sua prima entrata in scena:  nel duetto dei fiori le è permesso mostrare il calibro della bella voce che ben si differenza per scurezza dalla Siri. Anche la Stoppa vince in ogni momento per correttezza della gestualità.

Simpatico il Goro di Carlo Bosi con le sue frecciatine e la sua caricata espressione in ogni frase. Un sensale veramente viscido come voleva il compositore. Parti di fianco tutte ben preparate per far si che la festa di nozze risulti un enorme affresco popolare.

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La regia di Alvis Hermanis, che proviene dalla prosa, ha esaltato lo spettacolo, con le sue discrete proiezioni sempre in perfetta aderenza con la situazione sulla scena con i numerosi movimenti coreutici di gheishe dai costumi impalpabile e iridescenti. Uno spettacolo per gli occhi che nel momento delle nozze ha raggiunto la piena varietà.

Grande successo di pubblico nelle tre repliche viste fino ad oggi: la Scala è risultata vincente anche in questa nuova proposta che riabilita finalmente la prima versione e dopo un giusto mea culpa glorifica il maestro lucchese portando il Giappone e i suoi suoni e colori nel Tempio della lirica.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera