La prima Butterfly 17 febbraio 1904 al Belloni

Posted on 19 novembre 2016 di

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Prima esecuzione assoluta in tempi moderni della versione originale e integrale di Madama Butterfly di Giacomo Puccini
4 date di cui recensiamo quella di martedì 15 novembre 2016 ore 20

Madama Butterfly (Cio-cio-san): Lucrezia Drei
Suzuki : Mayuko Sakurai
Sir Francis Blummy Pinkerton: Bum Joo Lee
Sharpless: Lucas Moreira Cardoso
Goro: Livio Scarpellini    
Lo zio bonzo: Davide Hong Shin Kil
Yakusidé: Elcin Huseynov
Kate Pinkerton: Serena Erba

concertatore e pianista: Stefano Giannini
regista: Andrea Scarduelli
regia alle scene: Marco Belloni
maestro alle luci: Giovanni Belloni

Siamo davvero rimasti onorati di aver partecipato a questa autentica riscoperta: la prima versione della Madama Butterfly di Giacomo Puccini come l’aveva pensata e concepita per l’esigente pubblico scaligero. Il Teatro Belloni l’anno scorso ci aveva proposto una conferenza su questo tema ma mai avremmo pensato che sarebbe stato in grado di realizzare appieno questa opera fantomatica che richiede un impegno notevolissimo tra cantanti ( ben 21 personaggi ), coro e un grande concertatore a coordinare il tutto. Andrea Scarduelli, anche nelle vesti di regista e figurante, ci ha spiegato l’importanza dell’operazione: è riuscito a recuperare lo spartito canto e piano della prima versione provvidenzialmente edito da Ricordi nel 1904 e si è attenuto scrupolosamente al dettato pucciniano: non esistendo più la partitura completa che comprende tutti gli strumenti l’unico modo per rimanere fedeli alla primissima versione è proprio quello di seguire il canto piano.

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Il previsto maestro Vincenzo Balzani, a causa di un imprevisto, è stato brillantemente sostituito da Stefano Giannini che davvero ci ha stupito nelle sua lunga prova di pianista in uno spettacolo di tre ore e mezza veramente defatigante ma dal quale è uscito vittorioso. Il preciso tocco, la sensibilità nelle tinte orchestrali, l’attenzione massima ai cantanti in tempi sempre molto variabili che necessitavano una attenta concertazione, sono tutti aspetti risolti molto positivamente e che hanno dato la giusta spina dorsale a tutto il progetto. L’opera è stata presentata integralmente con scene e costumi forniti dalla Sartoria Teatrale Bianchi, creando un perfetto colpo d’occhio sul palcoscenico, trasportandoci nella antica Nagasaki. Il personaggio di Pinkerton in questa inedita versione è un po’ più spigoloso e chiama i servitori muso 1 muso 2 e muso3! Carlos Cardoso esalta il tema dell’inno americano nella sua aria (unica aria poiché nel seconda parte non ha “Addio fiorito asil”), con voce slanciata, ben calibrata anche nelle zone acute. Voce virile che ben si amalgama nel lungo duetto con la sposa in un incremento di voluttà davvero notevole. La protagonista è stata Lucrezia Drei e giustamente come avvenne alla prima scaligera ad interpretare questo ruolo è un lirico leggero, allora la Rosina Storchio non certo insensibile al fascino del compositore. Lucrezia Drei è molto attenta al fraseggio in molte parti dissimile da ciò che ci siamo abituati ascoltando le revisioni pucciniane. Comicissime le 3 voci che ci ha proposto nella scena del giudice e del divorzio da lei raccontato, sensibile la voce capace di un pianissimo nella ninna nanna con acuto finale nitido e chiaro. Ottimo il cambio di personalità tra i due atti che da quindicenne ingenua la fa diventare madre diciottenne disperata. Un vero tour de force per il giovane soprano sulle cui spalle è appoggiata tutta l’opera.

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Luca Moreira Cardoso è stato uno spigliatissimo console, voce morbida e mobile, senza alcuna tensione inopportuna. Nel secondo atto si turba alla vista del bambino e ciò ne muta i tratti vocali rendendolo partecipe al dramma privato. Divertentissimo il Goro di Livio Scarpellini vocalmente incisivo, divertentissimo nei continui ammiccamenti e nel proporre il matrimonio col Principe Yamadori: i suoi interventi sono stati sempre precisi grazie alla bravura del vero caratterista. Suzuki è stata interpretata da Mayuko Sakurai già interprete di concerti di canto al Belloni. Una voce robusta , dal colore scuro che ancor più si distingueva da quella della sua padrona in un ottimo duetto dei fiori. Anche Mayuko Sakurai al suo momento drammatico nel confronto serrato con Kate ben diverso in questa edizione e il mezzosoprano ha davvero commosso per empatia con una seducente tavolozza di colori scuri e ben padroneggiati. Kate è stata Serena Erba impegnata anche in altri piccoli ruoli nella partitura: la parte è quasi completamente nuova e i dialoghi più incisivi per resi dalla giovane cantante. Tutte le parti secondarie ben affiatate hanno reso giustizia a questo nuovo spettacolo. Le scene curate da Marco Belloni che l’anno scorso ha ricevuto il premio dal Rotary e le luci di Giovanni Belloni hanno creato la giusta atmosfera alla lunga serata. 4 repliche da tutto esaurito hanno permesso a 400 persone di godere di questa chicca in prima assoluta. Un impegno notevole premiato dagli applausi del pubblico.

Sabato 26 novembre due appuntamenti con i Re verdiani e la Callas e domenica 27 si replica con i Re verdiani, un weekend davvero da non perdere.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera