Die Zauberflöte alla Scala

Posted on 15 settembre 2016 di

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Papageno: Till Von Orlowsky
Tamino: Martin Piskorski
Pamina: Fatma Said
Regina della notte: Yasmin Özkan
Sarastro: Martin Summer
Monostato: Sascha Emanuel Kramer

Orchestra e coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Ádám Fischer
Regia Peter Stein

 

Potremmo considerare quest’opera lirica l’ultima in assoluto a cui ha messo mano Mozart prima della prematura scomparsa: ma molti di voi obbietteranno essere La clemenza di Tito. In effetti dopo la composizione de La clemenza Mozart ritornò a completare Il Flauto Magico scrivendo la Marcia dei Sacerdoti, N°9 della raffinata partitura.

Si tratta nominalmente di un Singspiel, un’opera tedesca con numeri musicali inframmezzati da dialoghi in prosa ma il genio di Mozart alle sue ultime fatiche ha fatto molto di più, creando una sintesi mirabile di generi musicali: dal lirico al popolare, dall’opera tedesca a quella italiana, dal lied all’aria. Un caleidoscopio di musiche che si adattano alla perfezione ad un testo che perfetto non è: un testo realizzato da un mestierante che sopratutto nel secondo atto crea delle scene farraginose senza una direzionalità precisa. Ma la musica fa il miracolo di cementare il tutto creando un’opera all’apparenza fantastica ma con un profondo spirito massonico, un preciso rito di iniziazione.

Ottima la scelta da parte dell’Accademia di affrontare quest’opera in quanto, necessitando di una ventina di solisti, ben si presta a mettere in luce le capacità dei vari cantanti della scuola scaligera. Inoltre il regista Peter Stein ha lavorato per un anno intero con loro per realizzare uno spettacolo complesso, vario, di altissimo livello artistico, un vero tour de force per l’Accademia e le sue numerose maestranze che impareranno il mestiere del loro futuro.

Till Von Orlowsky si è dimostrato la vera anima del gruppo creando un Papageno vivacissimo e distino nel canto. Precisione negli attacchi e nelle sue canzoni strofiche, divertentissimo come attore e quasi un saltimbanco nei rocamboleschi movimenti. Il regista Stein ha rilasciato un’intervista dove insisteva sulla preparazione che ha dato ai giovani cantanti proprio sulla recitazione, aspetto che manca molto spesso nei conservatori impegnati sopratutto sul versante vocale. Martin Piskorski è stato un Tamino malinconico ma dalla voce corposa, che ha fallito in uno scomodo acuto nel Finale Primo per poi riprendersi subito. Fatma Said ha incantato realizzando una Pamina dolce e timorosa: la voce non di grande dimensione ma ben educata è emersa benissimo nell’aria “Ach, ich fuhl’s” del secondo atto. Ottima la prova di Yasmin Özkan che ha affrontato il trascendentale ruolo della Regina della notte. Ecco che qui Mozart recupera la tradizione delle grandi arie tragiche italiane, arie di furore o di tempesta declinandole nel suo singspiel in una sintesi perfetta. La cantante ha sfoggiato una granitica coloratura, mirabile nella seconda aria ha però mancato il fa sovracuto nella prima, ma data la giovane età della cantante la prova va ritenuta completamente superata. Martin Summer è stato un basso dalla grande autorevolezza, con una voce calda e una presenza scenica davvero imponente che incuteva rispetto. Divertente Sascha Emanuel Kramer, un Monostato multiforme nella sua girandola di atteggiamenti, degno alter ego di Papageno in versione negativa. L’aria del secondo atto si dice abbia ispirato la Cavatina di Figaro nel Barbiere di Siviglia.

Bravi tutti gli altri ruoli, giovani dell’Accademia con plauso particolare alle tre Dame e a Papagena. Non perfettamente intonati i tre fanciulli Solisti dei Wiltener Sängerknaben di Innsbruck: spesso i loro interventi risultavano calanti con danno all’esecuzione.

Veramente complesso e interessante il lavoro fatto sulle scenografie che come una scatola cinese continuano a mutare per tutta la durata dello spettacolo, una fantasmagoria, un piacere per gli occhi: dal serpente telecomandato, alle piramidi illuminate, dal bosco di palme d’oro a paesaggi oleografici. Dei ragazzi sono stati utilizzati per animare i costumi dei quattro leoni e l’orso con ottima coordinazione. L’orchestra in questa recita è stata molto precisa e ha assecondato con molto equilibrio il canto. Tutti sono stati preparati dal maestro Ádám Fischer da troppo tempo assente sul podio scaligero.

Uno spettacolo per grandi e piccini, dove lo sforzo di realizzazione è stato notevole, premiato dall’entusiasmo del pubblico che ha ripreso dopo la pausa estiva la stagione che si arricchisce con un nutrito autunno: seguiranno infatti Il giro di vite, L’incoronazione di Poppea, Nozze di Figaro e Porgy and Bess.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera