Baccanali al Festival della Valle d’Itria

Posted on 31 luglio 2016 di

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Atlante: Nicolò Donini
Bacco/Tirsi: Riccardo Angelo Strano
Driade: Barbara Massaro
Celia: Vittoria Magnarello
Clori: Paola Leoci
Aminta. Elena Caccamo
Fileno: Chiara Manese
Ergasto: Yasushi Watanabe

Maestro Concertatore: Antonio Greco
Regia: Cecilia Ligorio

Due anni fa il Festival della Valle d’Itria ha proposto sempre di Agostino Steffani La lotta d’Ercole con Acheloo con grande successo. Si vuole quindi scoprire sempre più questo autore che visse la maggior parte della sua vita fuori dall’Italia, ospite delle grandi corti europee. Anche il cd Mission della Bartoli è servito non poco ad aumentare la notorietà del compositore. Protagonista di questo atto unico per la Corte di Hannover è stato come per La lotta d’Ercole Riccardo Angelo Strano, controtenore dalla bellissima presenza che ha conturbato il pubblico nell’edizione odierna di Baccanali. Lo avevamo già sentito nel Giulio Cesare torinese e ormai è un controtenore affermato dalla voce brunita, dotata di una morbida e facile coloratura. Sempre in parte non ha mai guardato una sola volta il maestro per gli attacchi creando così un personaggio sempre calato nella scena che interagisce nella scena iniziale coi due ballerini in un continuo gioco profondamente erotico di cui i baccanali erano esempio. Strano compare all’inizio e alla fine come Bacco, creando la giusta cornice all’opera.

Solo discreta Elena Caccamo nella parte en travesti del pastore Aminta. La voce piccola e poco uniforme ha inficiato la resa del personaggio. Buona la Driade  di Barbara Massaro con una linea di canto compatta, capace di evidenziare gli sbalzi nel canto a lei richiesti. Spiritosa la Clori di Paola Leoci, un sopranino biondino dalla voce chiara e ben intonata. Prova altalenante per il ruolo importante di Ergasto: Yasushi Watanabe non ha certo una dizione fluente. Nelle due arie è stato comunque virtuoso, affrontando la sincopata coloratura. Lunga la sua aria con oboe obbligato che avrebbe avuto bisogno una maggior attenzione espressiva anche se i risultati sono stati buoni ma non distinti. La Celia di Vittoria Magnarello è stata giustamente spiritosa. Discreti i mezzi vocali di Fileno, Chiara Manese. Autiritaria la voce di Nicolò Donini come Atlante. Coinvolgenti le coreagrafie di Daisy Ransom Phillips che dall’inizio alla fine hanno sedotto il pubblico. Si tratta infatti di un’opera con molti balli, influenzata dagli spettacoli di Lully che Stefdani vide personalmente. Il ballo ha grande importanza essendoci due Air de danse per ben quattro volte nell’opera. La coreografa ha mischiato i vari elementi creando una continuità nella danza che coinvolgeva non solo i due bravi solisti Jozeba Yerro Izaguirre e lei stessa come ballerina ma anche i solisti in un gioco di continui rimandi. Ottima l’orchestra diretta dal professionale Antonio Greco, già direttore due anni fa di Steffani. Importanti le prove dei due flauti e due oboi concertanti. La suggestiva ambientazione nel chiostro di San Domenico ha fatto il resto creando una serata di rara suggestione, grazie anche alla regia di Cecilia Ligorio. Complimenti a tutti. Ricordiamo il successore di Steffani ad Hannover: un certo signor Händel, che farà molta strada e che il festival ha onorato l’ultima volta con la bellissima Rodelinda nel 2010.

Fabio Tranchida

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