Nabucco a Caracalla

Posted on 24 luglio 2016 di

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Nabucco: Sebastian Catana
Ismaele: Antonio Corianò
Zaccaria: Vitalij Kowaljow
Abigaille: Csilla Boross
Fenena: Alisa Kolosova

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Direttore: John Fiore
Maestro del Coro: Roberto Gabbiani

Regia: Federico Grazzini

Giuseppe Verdi era entrato in un periodo alquanto negativo della sua vita con la morte ravvicinata dei due figli e della prima moglie Margherita Barezzi. Costretto a realizzare dall’impresario della Scala, Merelli, un opera comica aveva subito un sonoro fiasco tanto da incupirlo ulteriormente. Non voleva assolutamente più comporre e solo il destreggiamento di Merelli lo fece capitolare utilizzando invero un libretto rifiutato da Otto Nicolai (compositore destinato ad una breve vita). La leggenda sull’apertura delle pagine del libretto proprio del coro “Va’ pensiero” è di molto tempo dopo quando l’opera si era già affermata. Ci troviamo davanti ad una composizione ancora acerba, oserei dire tagliata con l’accetta soprattutto se la confrontiamo all’opera che inaugurava la stessa stagione alla Scala. Pochi mesi prima infatti Donizetti propose la sua raffinatissima Maria Padilla dove quasi ogni brano è associato a ritmi spagnoleschi, creando un grandioso dipinto oleografico dove protagonista oltre la soprano Sophie Lowe era il tenore Domenico Donzelli nell’inusuale parte di padre pazzo. E’ evidente lo scarto stilistico tra le due opere: Donizetti a fine della sua prematura carriera e il giovane (non tanto giovane rispetto ad altri compositori) che muoveva i primi passi.

Un notevole aiuto venne da Giorgio Ronconi baritono titolare della parte di Nabucco ( Don Pedro invece in Maria Padilla) che sosteneva con l’alta caratura del suo canto la parte sovraesposta del re Assiro. La scrittura alquanto impervia della parte di Abigaille risultò fatale alla futura seconda moglie di Verdi, Giuseppina Strepponi al suo ultimo ruolo. La presenza massiccia di una banda mai così volgare esercitava un pondo negativo a tante scene che nell’intenzioni avrebbero dovuto suonare fastose e solenni. Di valore in quest’opera, che di fatto non è mai uscita dal repertorio, è la scrittura infuocata per le voci sempre spinte verso picchi altissimi, la cantabilità astratta, e il coro protagonista come nel Mosè di Rossini in un opera sempre a soggetto biblico. L’associazione del “Va’ pensiero” ai moti risorgimentali ha fatto il resto mantenendo alto il nome di Nabucco nei cartelloni internazionali.

La cornice delle Terme di Caracalla ha qualcosa di unico nel panorama dei festival estivi all’aperto. Una scena più raccolta dell’Arena di Verona e rovine antiche rispetto all’ottocentesco Sferisterio di Macerata la differenziano creando un luogo privilegiato nelle caldi notte romane. Il Festival estivo è un prolungamento della stagione dell’Opera di Roma che in questi ultimi 5 anni ha fatto una scelta oculata e innovativa dei titoli in programma.

Il Nabucco di questa sera è titolo da tutto esaurito, un titolo che attira sempre molto pubblico poiché si tratta di un’opera popolare di Verdi (ma Verdi non è tutto popolare? Forse no!).

La sinfonia dell’opera è stata intelligentemente sceneggiata mostrando già il conflitto ebrei e assiri e la presenza silenziosa ma autoritaria di Abigaille. Lo spettacolo si regge sulla carismatica prova di Sebastian Catana (che ha sostituito all’ultimo l’indisposto Luca Salsi) baritono sicuro nell’ampiezza della sua arcata sonora. Senza temere alcuno sbalzo tratteggia un re prima blasfemo e poi vittima di se stesso, piegato dalla figlia-schiava in un delirio che sfocia nell’incubo del quarto atto. I vari stati d’animo sono stati ben rappresentati da un personaggio che ha cantato spesso questo ruolo in giro per il mondo.

Voce più grave quella di Vitalij Kowaljow, uno Zaccaria di vera imponenza, che non ha affatto deluso nella sua cavatina di sortita amplificata dal coro. Peccato per il taglio della ripresa della cabaletta. Nella profezia (dai suoni e parole imitativi) e successiva cabaletta col coro ottima resa complessiva e voce che si stagliava su tutti. In questo brano è evidente l’influenza del personaggio di Hieros dell’Assedio di Corinto rossiniano.

Protagonista Csilla Boross, in una parte, quella di Abigaille, dalle difficoltà di scrittura inusuali: personaggio associabile all’isteria di Giselda nei Lombardi, a Odabella e tante altre eroine degli anni di galera. Ha affrontato gli scogli con notevole slancio anche se gli acuti non sono stati sempre perfetti. Sbozzata col giusto piglio la linea vocale frastagliata e giustamente drammatica nella scena finale della morte toccata da un funereo realismo. Il duetto col padre sofferente è risultato di grande impatto drammatico e di qualità vocale risultando il centro nevralgico dell’opera. Nella sua aria del secondo atto è risultato abbastanza morbida nel cantabile e ha sfoggiato ottimi trilli e scale semitonate nella cabaletta anch’essa purtroppo tagliata della ripresa.

Non c’è mai piaciuto il ruolo episodico di Ismaele ma certo la buona prova del giovane Antonio Corianò ci ha fatto amare di più il ruolo. Interessante invece il ruolo in ombra di Fenena, oggi cantata da Alisa Kolosova, un ruolo schiacciato dalla presenza ingombrante di Abigaille che però la Kolosova ha reso molto bene con le sue screziature brunite nel terzetto e nell’aria finale di cui Verdi scrisse anche un pezzo alternativo più complesso per la Zecchini. Peccato che Verdi eliminò nel terzo atto un duetto amoroso tra Ismaele e Fenena che avrebbe meglio bilanciato i ruoli tra i protagonisti.

Cast quindi di buon livello, e coro preciso sotto gli insegnamenti del maestro Roberto Gabbiani. Ancora meglio del “Va pensiero”, noi apprezziamo il coro iniziale “Gli arredi festivi” con il gioco complesso tra parti maschili e femminili che si intrecciano nella coda.

Spettacolo di Federico Grazzini con una regia atemporale, con bellissimi costumi tutti virati verso il grigio e il nero, ma collocati in scenografie di discutibile qualità, dei bunker di cemento armato semidistrutti. Fumi, griglie, tubi… niente di artistico ma solo di bassa inventiva. Certo le rovine delle Terme supplivano a una scenografia così scarna con proiezioni come quelle del finale primo che sembravano scatenare un immane incendio.

Le repliche del Nabucco saranno il 30 luglio, 2, 5 e 9 agosto.

Fabio Tranchida

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