Il lago dei cigni alla Scala

Posted on 14 luglio 2016 di

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Odette/Odile: Nicoletta Manni
Siegfried: Timofej Andrijashenko
Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala

Messa in scena e integrazioni coreografiche: Alexei Ratmansky
Direzione: Michail Jurowski

 

Il lago dei cigni presentato oggi alla Scala è una vera e propria rarità che il teatro milanese insieme all’Opernhaus Zurich propone ad un pubblico interessato alle antiche coreografie, quasi una ricostruzione ideale del grande e storico balletto imperiale russo.

Specifichiamo che la versione del Lago dei cigni che vide Čajkovskij non è quella qui ricostruita, infatti la prima versione che ebbe 40 rappresentazioni non ebbe particolare successo e non è documentata. Solo dopo la morte ( osiamo dire il forzato suicidio ) del maestro il balletto venne rimontato con coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov e la concertazione di Riccardo Drigo che stravolse i numeri musicali, ne sostituì 3 con musica da lui riorchestrata e tagliò qualcosa come 45 minuti di musica.

Qui sta il punto debole della riproposizione odierna, l’affidarsi a una versione di interessanti coreografi ma un completo tradimento delle intenzioni musicali di Čajkovskij. Un affresco amplissimo e rutilante ridotto ad uno scarno scenario, certamente più agile ma meno soddisfacente.

La notazione Stepanov è molto interessante e precisa per quanto riguarda le gambe ma lacunosa per il torso e le braccia: Alexei Ratmansky integra quindi tutte quelle informazioni lacunose arricchendo con la sua interpretazione i vari movimenti. Grazie a vecchie fotografie e filmati è riuscito ad ottenere nuove informazioni che caratterizzano questa messinscena. Le principali differenze sono queste: i cigni hanno i capelli lunghi sciolti sulle spalle, non hanno le piume svettanti in testa e il tutù ricade mollemente senza sparare di lato. Vi è la presenza di 8 cigni bambine nel secondo atto e di cigni neri nell’ultimo atto. Benno, l’ amico del principe, ha una parte più sviluppata e interagisce in un pas de trois nell’incontro tra principe e cigno. In generale i passi sono semplificati e svelti, potendo così l’orchestra suonare alla giusta velocità prevista dell’autore.

Protagonista assoluta Nicoletta Manni in stato di grazia che con assoluta precisione ha svolto il doppio personaggio del cigno bianco e nero. Fu una grandissima danzatrice milanese a ricreare il ruolo di Odette-Odille nel 1895, Pierina Legnani. La Manni ne continua la tradizione introducendo nella coda del pas de deux i 32 fouettés en tournant con estrema perizia. Bellissimo il movimento delle braccia nel suo assolo nel secondo atto che coniugava morbidezza ed esitazione alla vista dello sconosciuto principe interpretato da Timofej Andrijashenko, compagno della Manni anche nella vita. La loro empatia era quindi ravvisabile ogni momento. Il principe dotato di una presenza scenica notevole e dal volto di angelo russo in realtà per quasi tutto il balletto ha scene di mimo e da porteur, e raramente abbandona in questa coreografia la funzione di sostegno alla prima ballerina. Momento invece dove emerge la sua bravura è nel pas de deux del terzo atto col cigno nero. Ottima la sua algida prova.

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Interessante il pas de trois del primo atto interpretato da Martina Arduino, Chiara Fiandra e Christian Fagetti quest’ultimo nel ruolo di Benno e anche per una sostituzione all’ultimo nella danza spagnola insieme al sempre carismatico Massimo Garon.

Bravo il corpo di ballo nei due impegnativi atti bianchi anche se il secondo minato da poca coerenza drammaturgica e musicale per i dannosi aggiustamenti di Drigo. Bravissime le 8 bambine che in due gruppi da quattro hanno dato originalità al primo atto bianco.

Ben realizzate le danze caratteristiche, diversificate dai colorati costumi di rara eleganza. Di un livello più basso e oleografico le scene sempre del parigino Jérôme Kaplan. Buona la direzione del maestro Michail Jurowski anche se talvolta il reparto ottoni e percussioni andava a briglia sciolta. Precisa la prova dei fiati nei raffinati arabeschi del compositore russo e interessanti gli assoli del primo violino.

Un produzione con alcuni punti di eccellenza e una buona resa generale. Rimane il dispiacere di essersi rifatti ad una versione che ha poco a che fare con la prima assoluta del balletto, alla quale sopratutto per rispetto della musica bisognerebbe sempre far riferimento. Pëtr Il’ič Čajkovskij ha composto quasi 3 ore di musica per il suo primo balletto comprendendo le aggiunte di un pas de deux (solitamente pezzo estrapolato nei galà) e una danza russa per il terzo atto. In attesa che qualche compagnia si avvicini agli intendimenti del compositore consigliamo la visone di questa versione con triplice cast per comprendere i segreti della coreografia di fine ‘800 con i suoi pregi e i suoi difetti.

Fabio Tranchida

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