Rossini Opera Festival 2016

Posted on 24 maggio 2016 di

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Un programma ricchissimo come ogni anno quello che ci propone il Rossini Opera Festival, il più importante festival operistico italiano poiché è in grado di restituire con estrema attenzione i capolavori del Pesarese, sia per qualità musicale che per qualità scenica. Ancora più importante è il dialogo diretto con la Fondazione Rossini che prepara le edizioni critiche, unico mezzo per decifrare a fondo le partiture sempre ricche di sorprese. Il lavoro dei musicologi diventa materia viva, materia sonora disponibile ai numerosi spettatori del festival. Di recente l’Aureliano in Palmira è stato presentato con quasi 30 minuti in più di musica mai udita in teatro neanche all’epoca della prima e delll’anno scorso è l’esecuzione del fantomatico Quintetto de La Gazzetta: ultimi due esempi del lavoro di preparazione meticoloso prima della messa in scena degli spettacoli.

L’anno scorso abbiamo pubblicato un saggio su La Gazzetta che potete ancora trovare sulle pagine del nostro web magazine. Anche quest’anno vogliamo introdurre con qualche nota il festival che propone tre opere principali, un’opera dedicata ai cantanti dell’Accademia e vari concerti di canto.

Iniziamo sottolineando alcuni aspetti de La donna del lago.

Senza tema di smentita la possiamo definire la prima opera romantica in tutto il panorama europeo, anticipatrice delle atmosfere del Guillame Tell, grazie ad un’ambientazione scozzese resa esplicita dalla musica. La donna del lago fu rappresentata la prima volta al San Carlo di Napoli il 24 ottobre del 1819. La piazza napoletana fu la più sperimentale per Rossini che raggiunse qui la piena maturità. Rossini fu chiamato alla composizione in quanto Spontini venne preso alle dipendenze dal Re di Prussia a Berlino.

The Lady of the Lake, poema di Sir Walter Scott, fu pubblicato nel 1810 sembra quindi che il librettista Andrea Leone Tottola fosse molto aggiornato in fatto di soggetti, ne sono un esempio gli altri libretti per Rossini, Mosè, Ermione e Zelmira. Grandissimi i cantanti scelti nei ruoli alla prima del 1819, ma anche nel festival 2016 avremo grandi stelle della lirica tra cui Giacomo V-Uberto Juan Diego Flórez (nel ruolo che fu di Giovanni David), Douglas Marko Mimica (Michele Benedetti), Rodrigo Michael Spyres (Andrea Nozzari), Elena Salome Jicia (Isabella Colbran), Malcom Varduhi Abrahamyan (Rosmunda Pisaroni).

Già dalle prime note dell’Introduzione ecco i suoni distinti dei corni che annunciano la caccia, la stupenda barcarola di Elena in 6/8 che è tutt’uno con il duetto che segue in un gioco raffinato di rimandi. Interessante e atipica l’introduzione del ruolo en travesti di Malcom per Napoli, sicuramente su insistenza di Rossini che aveva particolare amore per questa tipologia di cantante. L’aria di Douglas (di mano di un collaboratore) anticipa la musica del finale I dove sconcertante per l’epoca era l’uso della Banda in scena: proprio così, per un corretto equilibrio con l’orchestra dovrebbe essere in scena, con i musicisti in costume e contribuire alla magnificenza della musica e dello spettacolo. Ne è un indizio anche l’indicazione autografa del battere sugli scudi a tempo durante l’ingresso dei guerrieri. L’ingresso dei Bardi è stupefacente ed è seguito dalla stretta finale modernissima per architettura musicale: come in Eduardo e Cristina e Matilde di Shabram tutto è organizzato su una Marcia esposta dapprima da Malcom, poi da Rodrigo e quindi da tutti.

Una folta boscaglia tradotta in un Andantino evocativo è la location della Cavatina di Uberto che apre il secondo atto. Sicuramente qui Florez avrà le più grandi ovazioni. Il terzetto che segue è di una difficoltà tale che pochissime volte venne eseguito nell’ottocento e a Parigi sostituito col Quartetto dal Bianca e Falliero. In effetti i due tenori sono messi a gareggiare con una sfida ancora superiore rispetto all’Otello. Do e re sovracuti si sprecano in una palestra vocale tra le più difficile della storia dell’opera. La seconda aria di Malcon deriva da Eduardo e Cristina, uno dei pochi brani originali di questo centone e dopo altri piccoli brani ecco arrivare al sontuoso Rondò di Elena brano di fattura sublime riutilizzato con ampie modifiche in Bianca e Falliero due mesi dopo alla Scala.

Un’opera quindi spartiacque, un’opera di altissima qualità vocale che prevede cantanti che non temano l’impervia scrittura vocale. Un Rossini cosciente delle innovazioni drammatiche e musicali, un Rossini sperimentatore con l’uso della Banda (da poco introdotta nel suo Ricciardo e Zoraide). Un’opera compatta e granitica che avrà la regia qui a Pesaro di Damiano Micheletto ormai regista acclamato per le sue idee innovative e spesso discusse. Micheletto mosse i primi passi proprio qui a Pesaro, al Teatro sperimentale con Il trionfo delle belle di Pavesi nel 2004. Sono passati 12 anni e Micheletto, sia nella prosa che nella lirica, ha collezionato numerosi successi. Vedremo quale taglio narrativo e quale ambientazione sceglierà per La donna del lago ospitata all’Adriatic Arena dove ampie sono le possibilità di messa in scena. Appuntamento quindi ad agosto.

Fabio Tranchida

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