Leonardo a Bormio!

Posted on 15 maggio 2016 di

0



La possibilità che il grande Leonardo da Vinci abbia raggiunto Bormio nell’Alta Valtellina non è un’idea poi tanto peregrina poiché tutto nasce dalla sua sommaria, ma usuale, descrizione del luogo che ritroviamo nel Codice Atlantico – Foglio 214 , presso l’Ambrosiana:

“ In testa alla Valtolina è la montagna di Bormi. Terribili piene sempre di neve; qui nasce ermellini. A Bormi sono i bagni.  Valtolina come detto valle circumdata d’alti terribili monti. Fa vini potentissimi e assai e fa tanto bestiame che da paesani è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna. “

Ricordiamo che l’artista è da oltre dieci anni alla corte di Lodovico Sforza detto il Moro ove presta la sua opera di poliedrico uomo del Rinascimento avendo come base il suo studio nei locali della vecchia corte viscontea, quella che ha al suo interno la bella Chiesa di S. Gottardo (oggi la si riconosce dal bellissimo campanile trecentesco e poco più).

L’occasione per Leonardo di visitare la “ Valtolina “ si presenta alla fine del 1493 quando il Moro, con astuzia, abilità e magnificenza cerca di legittimare la sua figura come Signore del Ducato di Milano, tramite un ‘alleanza con Massimiliano d’Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero  che ha da poco trasferito la sua reggia a Innsbruck, nel Tirolo.

L’alleanza con Massimiliano avviene tramite il matrimonio della nipote Bianca Maria Sforza, orfana del legittimo duca, e serve ad entrambi perché eleva Bianca Maria al rango di Imperatrice e il Moro si aspetta la dovuta legittimazione importante come Duca di Milano.

Ha preparato con attenzione un bel corteo di dame e gentiluomini che possano degnamente accompagnare la futura sposa nel lungo viaggio verso il Tirolo.  Ha pensato di aggiungere al corteo anche svariati doni tangibili per ingraziarsi l’imperatore: bauli contenenti migliaia di monete d’oro, stoffe pregiate, monili d’oro e tanto altro che possa essergli gradito.

Il corteo della promessa sposa, dopo aver festeggiato per alcuni giorni nella Rocchetta del Castello, verso dicembre, prende la strada per il lago di Como, accompagnato anche da un gruppo di uomini armati che devono proteggere sia le persone che i  doni  preziosi che fanno parte del corredo di matrimonio.  Giunto a Como, prende la via più semplice, idonea, cioè la sponda occidentale del lago, passando per Cernobbio, Menaggio, Gravedona, e attraversa il corso dell’Adda sino a Morbegno, entrando nella Valtellina in direzione del fondo valle verso Bormio, ove l’ambiente naturale che si presenta in quei giorni di dicembre è verosimilmente quello che il grande Leonardo descrive nel suo breve, ma preciso appunto.

Bianca Maria Sforza ha viaggiato per più giorni su strade non sempre agevoli e quindi, giunta sul posto, approfitta dell’ospitalità della famiglia dei nobili Alberti per fermarsi un poco, prima di riprendere il cammino verso la Val Venosta e da lì,  con un ultimo sforzo sino ad Innsbruck, per perfezionare la promessa di matrimonio fra le braccia dell’Imperatore.

Ma a Bormio, si sa, esistono i famosi ( anche in quell’epoca !) bagni con acque termali calde e salutari che fin dai tempi dell’antica Roma sono conosciuti ed ora vengono utilizzati anche da Bianca Maria e dal suo seguito di dame e gentiluomini in quei pochi giorni di sosta per ritemprarsi.

Va da sé che, se consideriamo che Leonardo, di suo pugno,  ne accenni brevemente nel Codice Atlantico, e nonostante questo, gli studiosi del maestro non siano riusciti ad ammettere che  egli sia stato veramente sul posto. Allora ci domandiamo: se essi non mettono mai in dubbio quello che appare scritto nei numerosi appunti, schizzi o disegni sparsi nei vari Codici da Vinci, non rimane altro che chiedere loro di dimostrare che anche altre notizie siano scritte solo per sentito dire e non per averle vissute in prima persona.   Non mi pare proprio che sia la caratteristica dell’Homo Leonardo, scienziato, inventore, scrittore, artista, pittore, di voler apparire a tutti i costi anche quando non sia della partita!

Quindi partiamo dal presupposto certo  che Egli nel dicembre 1493 sia arrivato alla “ testa della Valtolina è la montagna di Bormi.  Terribili piene sempre di neve; qui nasce ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina dome detto valle circumdata d’alti terribili monti. Fa fini potentissimi e assai e fa tanto bestiame che da paesani è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna “.

Ora verifichiamo come la descrizione sintetica ma precisa fotografi chiaramente l’orografia della località e che in effetti sul finire del Medioevo il territorio presentasse dal punto di vista economico una risorsa importante per l’enologia con vini potentissimi e con una produzione di latte e quindi formaggi da casera che molto probabilmente venivano anche portati  sulle tavole dei signori del territorio e non solo.

Inoltre vi sono altri prodotti tipici dell’attuale Valtellina che non vengono nemmeno citati da un pignolo osservatore come lui; mi riferisco alla coltivazione delle mele. Oggi sono copiose e coltivate intensamente ma senza alcun dubbio in quel secolo non rappresentavano una risorsa alimentare, tale da essere considerata.

Eppure nei suoi disegni sulla natura c’è di tutto: appaiono fiori, frutti, arbusti, essenze, ghirlande, composizioni che poi utilizza nei suoi dipinti ed affreschi ( la Sala delle Asse nel Castello ) e anche in modo allegorico nelle occasioni di feste volute dal Moro e se non ritrae alcunchè della tipicità naturale di Bormio, non vuol dire che non vi sia stato…..

Se come presumo, Egli  sia al seguito della futura imperatrice con un corteo che avrà avuto la dovuta rappresentanza di cavalieri, dame e gentiluomini, è naturale pensare che con lui sia presente almeno un allievo, e chi se non il “ ladruncolo “ Salai, piuttosto che lasciarlo a Milano a combinare, come al solito guai.

Ma la cosa più curiosa che può confermare indirettamente la presenza di Leonardo a Bormio nell’inverno del 1493 è la menzione “ testa della Valtolina è la montagna di Bormi.  Terribili piene sempre di neve; qui nasce ermellini. “

 “Qui nasce ermellini.“ sembra una affermazione scontata, visto che si è in presenza di monti “terribili pieni sempre  di neve“  e sappiamo che il grande Leonardo ha raffigurato l’amante del Moro, la bella Cecilia Gallerani con un bianco ermellino in braccio. Il dipinto è sempre stato datato al massimo alla fine del 1490  ma una recente scoperta scientifica, riportata con dovizia di particolari su Corriere/Cultura del 14/9/11, ha rivelato come gli ermellini raffigurati fossero due!

Le tracce del ritratto riportate nei versi del poeta di corte Bellincioni, pubblicato per la prima volta nel 1493, stranamente non fa menzione del candido ermellino e quindi è logico pensare non fosse presente come lo vediamo ora.

E’ risaputo che Leonardo fosse un perfezionista ( Cenacolo docet ! ) e perciò, dopo aver visto dal vivo un esemplare di ermellino ed essersi reso conto delle reali dimensioni dell’animale, possa al ritorno da Bormio nel 1494, aver ripreso il dipinto per potervi apportare le modifiche opportune per realizzare il capolavoro che conosciamo!

Leonardo ha seguito il corteo nuziale diligentemente sino a Bormio ma ora sta considerando che i suoi numerosi impegni con il Moro lo richiamano a Milano e quindi decide di tornare all’inizio del nuovo anno nella capitale del Ducato per riprendere la sua attività di uomo del Rinascimento.

Come detto, queste comparazioni e ricerche sulla permanenza di Leonardo nell’Alta Valtellina, sono il frutto di ragionamenti e dati logici che permettono di dire che in effetti: “Leonardo si è fermato a Bormio! “.

Guido Carlo BOLLA

Annunci
Messo il tag: ,