Amadigi di Gaula allo Studio

Posted on 1 aprile 2016 di

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Amadigli: Oksana Lazareva
Oriana: Anna Carbonera
Melissa: Rossella Giacchèro
Dardano: Francesca Sartorato
Orgando: Manuel Epsis

Ensemble e coro Intende Voci
Regia: Oksana Lazareva
Direttore: Mirko Guadagnini

Tutto ha origine da un romanzo spagnolo di Garcia Rodriquez de Montalvo dal titolo Amadis de Gaula, successivamente ripreso in Amadis de Grèce da Feliciano de Silva.

Il librettista di Handel si basa su due opere derivate da questi due romanzi, precisamente da Amadis de Grèce di Antoine Houdar de La Motte musicata da André Cardinal Destouches e solo in parte da Amadis de Gaule di Quinault e musica di Lulli. Maghe e maghi, effetti scenografici dovevano certo ispirare il giovane Handel di cui si contano varie opere “magiche” dal suo grande successo londinese Rinaldo ai successivi Teseo e Amadigi per proseguire con Orlando e Alcina.

Rinaldo fu la prima opera londinese ed ebbe grandissimo successo: in queste prime opere l’influenza della purezza dei cantabili italiani si può ben apprezzare, i viaggi a Venezia e Roma avevano dato i loro frutti. Questi primi lavori hanno una loro verginità di espressione cristallina, lontano dall’ispessirsi del contrappunto che si fa strada nelle opere successive al 1720 e ancora di più nei numerosi oratori in lingua inglese di fine carriera. Amadigi ebbe la sua prima esecuzione nel 1715 e nei due anni successivi fu ripresa in due serie di riproposte con alcuni brani aggiunti.

Molta musica era un adattamento dal precedente Silla che ebbe solo una rappresentazione privata. Handel non era solito sprecare la sua musica e giustamente le sue arie rivivevano di nuovo linfa. sapete bene che “Lascia ch’io pianga” deriva da un’aria de Il trionfo del Tempo che ha sua volta deriva da una sarabanda da Almira regina di Castiglia.

La trama è molto affascinante e insiste sul lato magico e soprannaturale. Nel primo atto facciamo la conoscenza dell’eroe Amadigi (in origine il musico Nicolò Grimaldi) e del principe di Tracia Dardano (a Londra il contralto en travesti Diana Vico), entrambi innamorati della principessa Oriana (soprano Anastasia Robinson). Gli eroi devono attraversare le fiamme per poter salvare l’infelice vittima degli incantesimi di Melissa (Elisabetta Pilotti-Schiavonetti). Solo Amadigi passa le fiamme ma la coppia riunita è vittima delle furie e demoni invocati da Melissa che catturano di nuovo Oriana.

Nel secondo atto Amadigi consulta la fontana della Verità che falsamente gli illustra la infedeltà dell’amata. Quando si incontrano Amadigi non può che insultare l’amata per la gioia della vendicata Melissa. C’e’ un duello tra Dardano e Amadigi il quale uccide il rivale.

Nell’ultimo atto l’ombra di Dardano appare per comunicare che gli dei proteggono la coppia. i poteri di Melissa sono ormai finiti e appare il magus ex machina Orgando (mezzo soprano) alla cui presenza gli amanti si giurano eterna fedeltà.

La messa in scena a cui abbiamo assistito è iniziata invece con una giornalista d’assalto (poi rivelatasi Oriana) che con un cameraman denunciava possibili armi batteriologiche in una Russia anni ’80, in clima di guerra fredda e continue paure del nemico.

Un lungo coro in inglese (sic!) seguiva l’Ouverture. Non capiamo proprio l’inserimento di alcuni cori, in inglese per giunta, quando tutta l’opera è in italiano. Il tutto a scapito poi di arie originali dell’opera tagliate. Sicuramente sarebbe stato meglio non inserire nessun coro posticcio ed eseguire più arie dei protagonisti e recitativi più completi. Inoltre il folto coro soprattutto nel reparto maschile aveva alcuni problemi di intonazione, in particolare negli attacchi.

L’opera inizia con un lungo recitativo, troppo lungo per Handel il quale non avrebbe tenuto il pubblico inglese in così lunga attesa: infatti l’aria di Dardano è stata espunta creando questo prolisso passaggio.

La prima aria è affidata ad Amadigi, Oksana Lazareva che ha curato anche la regia con questa insolita ambientazione. La voce di Oksana Lazareva ha dei bei colori ramati, buoni fiati che le permettono di sottolineare un personaggio credibile. Vestita da Generale dell’armata rossa ad evidenziare il ruolo en travesti.

Dardano ha deluso nell’aria abbastanza impegnativa “Agitato il cor mi sento”, con alcuni problemi nei fiati. Molto meglio, tanto da meritare un caloroso applauso nel secondo atto “Pena tiranna” un brano degno di “Lascia ch’io pianga” una superba lenta sarabanda che solo Handel poteva concepire. Di dovere la completa esposizione ABA in quanto aria preziosissima; Francesca Sartorato è sembrata qui più a suo agio con voce più calda e più modellata.

Oriana, Anna Carbonera si è presentata con una cullante Siciliana “Gioie, venite in sen”: voce piena, uniforme senza sbalzi di registro. Un colpo di scena nel secondo atto udirla dalle quinte, come se fosse rinchiusa nella magica torre in un altro momento patetico: “S’estinto è l’idol mio”.

Protagonista interessante è stata la maga Melissa che nulla ha da invidiare a Armida o a Alcina dal punto di vista musicale. Rossella Giacchèro ne fa una perfida maga pronta ad utilizzare proprio queste armi batteriologiche e una selva di militari in tenuta mimetica. Sebbene alcune arie siano state accorciate, il personaggio è emerso grazie ad una voce di soprano di buona tenuta nel registro centrale, con solo qualche nota acidula nel registro acuto. Nel terzo atto la difficile aria di coloratura “Vanne lungi” è stata risolta discretamente ma senza l’applauso canonico. Molto meglio la morte della maga per cui Handel risulta essere ottimo drammaturgo: un recitativo accompagnato seguito da un semplice ma sofferto arioso fa morire la protagonista. Non siamo lontani dalla morte di Tancredi nell’edizione ferrarese del capolavoro di Rossini. Handel raggiunge lo stesso scopo 100 anni prima.

Dopo l’apparizione in abiti vescovili di Orgando (Manuel Epsis) ecco la grande aria con tromba obbligata, Rinaldo docet, affidata ad Amadigi che brillantemente conclude l’opera insieme ad un coro, duetto e balli analoghi.

Mirko Guadagnini dirige un’orchestra ridotta al minimo. Avremmo preferito una sezione di archi più nutrita e più morbida anche per sostenere meglio le voci. Bene i fiati con oboi, flauti ed un eccellente fagotto mentre spiace la mancanza di una tiorba, fondamentale per i recitativi.

Un’opera quindi solo parzialmente svelata, con troppi aggiustamenti, tali da minare la gerarchia delle arie ridotte a favore di interventi del coro superfluo nella drammaturgia apollinea di quest’opera. Sicuramente un rispetto maggiore alla partitura avrebbe gratificato maggiormente i cantanti che avrebbero sviluppato i loro personaggi con maggiore consapevolezza. Serata comunque riuscita e tutto il pubblico ha festeggiato il matrimonio tra Amadigi e Oriana nella coloratissima scena finale dove si sono abbandonati gli abiti bianchi per una vivace sarabanda di colori.

Prosegue il festival con nuovi concerti da seguire, organizzati dall’Associazione Lideriadi.

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