Geneviève di Offenbach a Montpellier

Posted on 24 marzo 2016 di

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Geneviève: Jodie Devos
Drogan: Valentine Lemercier
Brigitte: Sophie Angebault
Isoline: Diana Higbee
Sifroy: Avi Klemberg

Direttore: Claude Schnitzler
Regia: Carlos Wagner

Abbiamo intrapreso un lungo viaggio verso Montpellier per raggiungere il moderno complesso de Le Corum Opéra Berlioz, vanto della cittadina per proposte culturali di alto valore. Rarità assoluta è la Geneviève di Offenbach.

La storia di Genevieve de Brabant era ben nota a tutto il pubblico francese essendo fiorite fin dal medioevo leggende sulla sua figura tanto da farla diventare addirittura santa. Lei rimase in cinta del marito proprio quando costui partì per le crociate e il perfido consigliere Golo la accusò di adulterio. Ripudiata, visse in una foresta abbandonata da tutti tranne che da una cerva che allattò lei e il bambino. L’incontro fortuito con il Duca di ritorno fu visto come fatto prodigioso e testimonianza della sua innocenza. Tutte queste componenti compaiano nella rivisitazione offenbachiana in una divertentissima parodia. Personaggio completamente nuovo è invece il pasticciere Drogan col suo finto “miracoloso” paté, ruolo appositamente creato per favorire la prediletta di Offenbach: Zulma Bouffar.

A quest’opera peraltro l’autore teneva particolarmente, tanto da realizzarne tre versioni una più corposa dell’altra. Nell’impossibilità di realizzare la versione féerie che dura più di tre ore e mezza compresi i balletti divertissment, si poteva scegliere almeno tra le prime due versioni. Ma ciò non è stato fatto e il regista Carlos Wagner, osteggiato dal musicologo Keck, che ha preparato le parti musicali, ha deciso di mischiare con libertà le prime due versioni creando una trama più varia. Queste operazioni non ci piacciono a priori, ma dobbiamo dire che il risultato in teatro è stato molto, molto divertente.

Il povero tenore è impotente e gli viene proposto un paté afrodisiaco con effetti disastrosi: inizia a cantare come un galletto impazzito ma durante l’incontro con la sposa fallisce ancora. Il tenore allora la ripudia e in teoria dovrebbe partire per la terra santa per le crociate, ma ad esse preferisce festini di dubbia moralità. Alla fine tutto si riconcilia grazie anche ad un bambino bizzoso acquistato ai magazzini La Fayette!

Il regista ha fatto di tutto per rendere parossistica l’impotenza del protagonista con molte risate del pubblico. Tutto lo spettacolo è ambientato in due villette con giardino di un’America anni ’60 resa inconfondibile dagli sgargianti costumi di tutti i personaggi. Avi Klemberg è Sifroy, il tenore impotente che non brilla certo per una vocalità corretta ma è senza dubbio buon attore. La famosa canzone del pollo parte da una filastrocca che tutti i bimbi francesi sanno, per poi svilupparsi con comiche onomatopee e note acutissime che solo in parte Klemberg ha emesso correttamente.

Personaggio fondamentale è il pasticciere en travesti, che canta di fatto molto più della stessa Geneviève. Il nostro plauso dunque a Valentine Lemercier, che è stata la migliore del cast con voce ben impostata e morbidezza di impasto. Genevieve era invece Jodie Devos, bellissima e  dotata di un’argentina voce di soprano a cui purtroppo stati tolti momenti di protagonismo nel secondo e terzo atto. Geneviève aveva come compagna nel secondo atto la famosa cerva, qui rappresentata da un pupazzo in scala naturale al quale nel maldestro tentativo di alimentarlo si staccava la testa per la gioia del pubblico. Brigitte la confidente di Genevieve non perde tempo e con un po di colla rimette tutto a posto. Come nel primo atto l’onomatopea del canto del galletto stupiva gli ascoltatori, cosi’ nella seconda parte un quartetto divertente ci propone (imitato dalla voce umana) il suono delle trombette. I due gendarmi-poliziotti Drogan e il borgomastro con i loro differenti registri ci regalano un quartetto deliziosamente comico.

Ruolo incredibile quello di Isoline, la moglie del consigliere malefico: il regista la rappresenta come una donna venuta dalla spazio, con tanto di pistola laser e planante dal cielo per ben due volte come Deus ex Machina a rovesciare la situazione. Sfruttando questo ruolo, il regista è riuscito a strutturare meglio la trama: geniale quindi l’aver associato a lui la figura di una Wonder Woman capace di intervenire nei momenti cruciali e bellissimi i costumi metallizzati che rimandano ai film di quegli anni. Ma complimenti anche a Diana Higbee per questo ruolo non sviluppato ma molto di impatto. Il marito Golo era infine Jean-Marc Bihour attore divertente e antipatico al tempo stesso che ha messo in caricatura le sue brevi parti cantate.

Veramente azzeccati i due ruoli dei poliziotti: il duetto dei gendarmi era famosissimo nell’Ottocento, tanto da diventare l inno della marina americana. Giustamente il regista li fa apparire fin dalla prima scena con mille giochi di parole completamente nuovi. Uno spettacolo ben confezionato nel quale la parola è stata sovrana sulla musica: Offenbach un po’ in ombra è servito per la parodia di una parodia, deformando i contorni della storia e dei personaggi. Complimenti quindi ai ben dodici cantanti solisti impegnati, tra cui un bambino pestifero perno della vicenda.

Onore al merito in ultima istanza anche ad un’ orchestra resa molto precisa dalla direzione di Claude Schnitzler che si è trovato con le mani legate per via dei numerosi tagli e rimaneggiamenti della partitura. Lo spettacolo quindi ha visto qualche inciampo sulla musicologia, ma ci aspettiamo che in futuro la musica di Offenbach si imponga per far brillare i veri valori di questa musica immortale.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera