Il compleanno di Rossini

Posted on 29 febbraio 2016 di

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Chi scrive segue ormai da 22 anni il Rossini Opera Festival di Pesaro, meritevole istituzione, che ha portato alla riscoperta dei capolavori rossiniani, ed  in particolare tutto l’ambito serio, precedentemente  poco indagato, è venuto finalmente alla luce rivelando un compositore complesso e completo. Oggi 29 febbraio si festeggia il suo compleanno, un genio tale può nascere solo in una data speciale.

Abbiamo assistito ad un concerto tra i più articolati e interessanti che ci abbia mai proposto il direttore musicale Andrea Scarduelli. Innanzitutto sono stati proposti due piacevoli cartoni animati, uno di Disney con Mickey Mouse direttore di una indisciplinata orchestra intenta ad eseguire la sinfonia del Guillame Tell, nella quale Donald Duck inseriva col suo flauto una melodia americana dell’800. Raffinato accostamento e sottile sovrapposizione musicale. Poi Tom e Jerry in una parodia del “Largo al factotum”.

Elisa Maffi ha aperto le danze interpretando La cambiale di matrimonio del 1810, prima farsa ad essere rappresentata: Fanny ormai è felice, può sposare colui che ama e canta “Vorrei spiegarvi il giubilo” in un incalzante allegro agitato. Morbida la voce nell’andante “Un soave e nuovo incanto”  e sgranata la coloratura nella cabaletta che comparirà variata nel duetto Fiorilla – Geronio de Il Turco in Italia. La Maffi è risultata autorevole nell’ impegnativa aria da La scala di seta “Il mio ben sospiro”, un’aria preceduta da un dolce preludio per il quale va il plauso a Elisa De Luigi ottima concertatrice e pianista impegnata nelle arie rossiniane dove ha dimostrato perfezione ritmica e attenzione ai cantanti: grande musicalità.  Già con La scala di seta Rossini amplia le strutture compositive e vediamo un’articolazione più serrata per il personaggio di Giulia: Elisa Maffi si è mostrata amorosa e combattiva al tempo stesso, impagabili le variazioni di notevole difficoltà, quasi a seguire una lectio difficilior, che hanno entusiasmato il pubblico. Altrettanto bella la voce nella regione acuta nell’aria da L’inganno felice, farsa semiseria, l’unica a rimanere in repertorio nell’800 tra le cinque farse veneziane. Oggi il genere semiserio è poco apprezzato ma vi invitiamo all’ascolto sempre di Rossini del Torvaldo e Dorliska, de La gazza ladra e del massimo capolavoro Matilde di Shabran riportato in auge da Florez nel 1996.

“Al più dolce e caro oggetto” dall’Inganno felice è aria di difficile ascolto poiché fin da subito venne sostituita da arie di baule e in molte edizioni a stampa manca quindi la lezione originaria. Le complessità ritmiche sono state ben risolte da Elisa Maffi, la quale ha quindi delineato tre ragazze, ognuna con una propria anima.

Elcin Huseynov ha affrontato l’impegnativa scena della pazzia di Assur nella Semiramide, opera ciclopica e ultimo capolavoro italiano della durata di 4 ore di musica. Un’opera che ha tanti parallelismi con il Tancredi, primo successo internazionale di Rossini: stesso librettista, stesso teatro e stesso schema musicale. Ma in Semiramide ogni numero è ampliato e magnificamente ispirato e i personaggi giganteggiano.  Assur vede l’Ombra di Nino, il re da lui ucciso 15 anni prima e le frasi si fanno spezzate e drammatiche. La voce di Huseynov corrisponde al registro che fu di Filippo Galli, il primo interprete, anche se molte finezze negli accenti sono state trascurate e alcuni affondi verso il basso non erano perfetti. La voce si è alleggerita nella spavalda cabaletta che ha concluso la scena con vigore.

Le due arie proposte da la famosa Italiana in Algeri non sono attribuite a Rossini ma la squisita fattura le ha fatte inserire nel programma. Il tenore di grazia Livio Scarpellini con estrema facilità ha svolto “Ah come il cor di giubilo” un timbro molto particolare che ricorda Matteuzzi o Morino e quindi non può piacere a tutti. Innegabile la fluidità nella esecuzione con fraseggio scorrevole e acuti ben intonati. Ancora più bravo in “Ecco ridente in cielo” la serenata del Conte d’Almaviva che riprende la melodia del coro di apertura dello sfortunato Aureliano in Palmira. Con Lucas Moreira Cardoso ci ha proposto il duetto tra Figaro e Almaviva, divertente, scoppiettante: due veri attori oltre che cantanti. Cardoso ha cantato l’aria di Haly, capitano dei corsari di Algeri, aria che come abbiamo detto è di un collaboratore di Rossini essendo affidata ad un comprimario. Aria che insegna una morale ed è stata interpretata col giusto acume e a tratti scherzosa. Presente in sala, Enrico Beruschi, molto legato al mondo operistico (ne ricordiamo un felice Campanello a Bergamo), si è subito calato nella parte di un muto Don Bartolo che assisteva all’aria della calunnia di Don Basilio (un perfetto Davide Hong Shin Kil che ha giocato con il comico e ha sorpreso per i giusti accenti e il calibrato crescendo).

Come bis al programma si è giunti al capolavoro estremo: il colossale Guillame Tell cantato da Scarpellini nella originale versione francese: “Asile héréditaire”, pagina altissima scritta per la voce da contraltino di Nourrit. Arnold piange la morte del padre avvenuta nel primo atto e tutta la pagina è intrisa del primo romanticismo che già era stato indagato da Rossini ne La donna del lago. 

Inoltre la seconda parte del Quintetto del Barbiere è stata eseguita giustamente con i quattro personaggi restanti che hanno animato anche la platea; i due innamorati erano intenti a darsi appuntamento e Figaro pronto a sbarbare il gabbato don Bartolo. Quale migliore conclusione per un lungo spettacolo di notevole impegno musicale. Il Teatro Belloni ha festeggiato con ottime scelte la nascita di Rossini e i 200 anni del Barbiere, presentato la prima volta col titolo Almaviva o sia l’inutile precauzione il 20 febbraio del 1816 al teatro Argentina di Roma. 200 anni e neanche una ruga. Andrea Scarduelli  ci ha raccontato molti particolari inediti sulle opere presentate raccontandoci per esempio degli otto teatri veneziani attivi fino l’avvento di Napoleone, o del ritratto di Hayez all’amico Rossini, ritratto eseguito due anni dopo la morte del cigno di Pesaro confrontando due fotografie. Una serata speciale da tutto esaurito e con acclamazioni da parte del pubblico che ha apprezzato la varietà dei brani proposti.

Forse vi è venuta voglia di venire a Pesaro per il ROF 2016 con La donna del lago, Ciro in Babilonia e il Turco in Italia

Appuntamento il 19 e 20 marzo al Belloni per indagare una fanciulla di nome Manon Lescaut.

Fabio Tranchida

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