LaVerdi in ricordo di Gandolfi

Posted on 23 febbraio 2016 di

0



Lo Stabat Mater di Rossini fu composto nel 1832 ed eseguito l’anno successivo nella Cappella di San Felipe el Real di Madrid. Per una composizione così lontana geograficamente parlando proprio come era successo per la “portoghese” Adina l’impegno di Rossini non fu certo massimo: dei dieci brani della sequenza solo sei vennero composti da Rossini mentre un collaboratore realizzò i rimanenti quattro.

Nel 1841 si rischiò la pubblicazione della composizione in questa forma spuria e Rossini ebbe quindi lo stimolo di revisionare l’intero spartito e comporre i quattro numeri mancanti. La prima “ufficiale” avvenne il 7 gennaio del 1842 al Theatre des Italiens a Parigi. Poco dopo la prima italiana fu proprio a Milano nella chiesa di Sant’Antonio Abate, ma con un organico ridotto. Un direttore speciale, Gaetano Donizetti diresse lo Stabat a Bologna il 18,19 e 20 marzo alla Grande Sala dell’Archiginnasio.

Una composizione di grande bellezza che affascina i melomani poiché spesso Rossini usa gli stessi moduli operistici nel tratteggiare le Arie, il Duetto e il Quartetto. Un passo avanti rispetto la Messa di Gloria (anch’essa in parte spuria) è la capacità di piegare la melodia a passi più vicini al canone o alla fuga strizzando l’occhio all’ingessato genere ecclesiastico e rivitalizzandolo con un tocco di teatralità.

Veronica Cangemi è parsa l’anello debole del quartetto di voci. La linea vocale ancora accettabile fino al sol acuto, si sfaldava nelle note più alte con un effetto poco piacevole. Discreta comunque la grande aria verso la fine della composizione la quale,anche grazie al sostegno del coro, è risultato un brano riuscito. Il duetto con il mezzosoprano memore dei duetti del Tancredi e della Semiramide è sembrato equilibrato grazie anche la voce più calibrata di Marta Beretta che con “Fac ut portem” ha dato i giusti accenti con un luminoso sol diesis nella cadenza finale.

Non conoscevamo il giovane tenore Davide Giusti e siamo stati piacevolmente sorpresi da una linea di canto sicura e dal buon impasto. Baldanzosa l’aria di sortita (secondo numero della composizione) con un ampio re bemolle spettro di questa composizione per ogni tenore.

Veterano della parte è l’amato Mirco Palazzi, uno specialista dei ruoli rossiniani. Voce dal giusto calibro e dal bellissimo morbido timbro è risultata particolarmente piacevole nell’aria “Pro peccatis” dal ritmo puntato. Più originale è il successivo dialogo con il coro dove Palazzi sottovoce ben eseguiva i salti di ottava nella frase “In amando Christum Deum” con effetto di magica sospensione.

Ottimo e ben intonato il coro diretto da Erina Gambarini a ricordo di Romano Gandolfi nell’anniversario della scomparsa. Il direttore Klaus Peter Flor è stato impegnato anche nella Marcia Funebre di Paisiello che ci ha sorpreso per un’orchestrazione particolarmente ricca nei fiati, in un compositore solitamente di routine negli effetti timbrici. Apprezzata quindi questa sinfonia che ha fatto da introduzione alla serata.

Sempre in memoria di Romano Gandolfi sabato 20 febbraio viene eseguita la Petite Messe Solennelle dalla compagine de laVerdi nel santuario di Santa Maria presso San Celso.

Fabio Tranchida

Annunci