Miti, leggende, favole, fiabe al Belloni

Posted on 10 ottobre 2015 di

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Soprano: Lucrezia Drei
Soprano: Alice Quintavalla
Mezzosoprao: Laure Kieffer
Soprano: Asya Allakhverdova

Arpa celtica: Vanessa Degani
Pianoforte: Elisa de Luigi
Narratore: Andrea Scarduelli

Oggi è il compleanno di Giuseppe Verdi e il nostro Andrea Scarduelli gli ha fatto proprio un tiro mancino escludendolo dai “festeggiamenti” anzi creando un originalissimo programma lontano anni luce dal realismo e dalla parola scenica del maestro di Busseto. Verdi ha sempre rappresentato il reale e il dramma oggi invece abbiamo ascoltato l’irreale e la favola recandoci in un mondo lontano non solo con la fantasia ma anche all’inseguimento degli autori di queste opere, autori tutti stranieri. Un programma difficile solo apparentemente poiché il mondo dei miti, leggende, favole e fiabe appartiene al bambino che è in ognuno di noi.

Proprio il Piccolo Coro di Barlassina ha inaugurato la serata con un bel filmato proposto dal suo creatore Giovanni Belloni e i bambini hanno poi assistito allo spettacolo. Il Belloni fa meglio della Scala degli under 30 creandosi il pubblico per le prossime stagioni e magari i prossimi artisti.

La scenografia era costituita da sedie alate… un allestimento originale che ha fatto da cornice alle esibizioni di numerose cantanti. Ha aperto e chiuso il concerto l’arpa celtica con una precisa esecuzione di Vanessa Degani, undicenne che ha sorpreso per la sua abilità tecnica.

MITI

Il lamento di Orfeo reso immortale da Gluck ha incantato grazie alla voce di Laure Kieffer mezzo di Strasburgo già ascoltata nelle serate dedicate a Callas. Giusto il pathos nella linea vocale fino al sentito “Mon doleur” strazio che verrà ricompensato sono nel finale lieto imposto dal compositore ad una vicenda tragica. Offenbach nel suo Orphée aux Enfers si prenderà gioco di questa melodia eseguita da un Orfeo violinista contento di essersi liberato della moglie… ma questa è un’altra storia.

Veramente pregnante l’addio di Didone composto da Purcell dove Alice Quintavalla ha mostrato un registro centrale veramente notevole sottolineando “Remenber me” nell’atto dell’estremo abbandono. Accompagnamento essenziale, asciutto che lascia la voce libera di inflessioni drammatiche forse mai più raggiunte dalla musica inglese.

Lucrezia Drei ha impersonato la Semele handeliana a metà strada tra opera italiana e oratorio inglese. Semele esprime il suo amore per Zeus in una ricchissima aria che non sembra essere stata del tutto compresa da Lucrezia Drei: la voce si assotiglia nell’acuto, coloratura più pensata che cantata. Non sembra repertorio per questa brava cantante.

LEGGENDE

Capolavoro assoluto la Thais di Massenet. Un’opera definita “a clessidra” la redenzione della protagonista causa infatti la perdizione del monaco che cerca di salvarla della lasciva corte di Alessandria. La “Mèditation” è proprio il punto di non ritorno che porterà la cortigiana sulla via della salvezza. Elisa De Luigi esegue il brano con rara sensibilità anche se il tempo è un attimo troppo veloce perdendosi il momento quasi sacrale.

Ottima Alice Quintavalla in un’Elsa intensa e sognante. Eseguire Wagner in concerto è sempre difficile in concerto e sia la pianista che la soprano hanno vinto questa sfida e ci hanno illustrato un episodio del “Lohengrin” prima opera wagneriana ad essere eseguita in Italia precisamente a Bologna.

FAVOLE

Come ci ha spiegato Andrea Scarduelli le favole hanno sempre come protagonisit animali e intenti moraleggianti. Moltissime opere di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov sono fiabe dalla Notte di Natale a Sadko al balletto Schéhérazade ricco di orientalismi come il canto della principessa cigno proposto questa sera e tratto da La favola dello zar Saltan. Più a suo agio nella parte Lucrezia Drei con arabeschi in stile liberty sia nel canto che nel cromatico accompagnamento. Potremmo paragonare la musica di Rimskij-Korsakov ad un gioiello Lalique o ad una vetrata di Mucha. Anche il successivo “L’usignolo” trova il compositore creatore di scale orientaleggianti di rara fattura ai livelli della Canzone del mercante Indiano di Sadko. La giovanissima interprete Asya Allakhverdova manca di un legato e di una respirazione apprezzabile in questa difficile canzone.

L’usignolo e la rosa di Camille Saint-Saëns è in realtà un lunghissimo vocalizzo dove abbiamo trovato preparatissima Lucrezia Drei la quale ha sostenuto la difficile parte sopra arpeggi e arabeschi del pianoforte. Notevole.

FIABE

Le fiabe hanno invece il solo compito di divertirci. E ci siamo appunto diverti all’ascolto della celeberrima Barcarole da I racconti di Hoffmann di Offenbach. Molto sue composizioni hanno a che fare con le fiabe e la fantasia da Le roi carotte a Fantasio da Le voyage dans la lune a Le Fifre enchanté, ou Le Soldat magicien. La più bella e misconosciuta è però Les fées du Rhin riscoperta a Montpellier un grande-opera raffinatissimo che all’ascolto ci svela la vera natura de la Barcarole: in realtà si tratta di un autoprestito poichè originariamente ne Les fées du Rhin è la canzone degli Elfi. Buona la prova dellla Kieffer e della Allakhverdova con questa melodia seducente.

Sempre più brava la Quintavalla nella difficile Canzone alla luna di Rusalka di Dvorak un pezzo di rara intensità in quest’opera capolavoro vista di recente con la presentazioni di Scarduelli nella sede de Gli Amici della Musica di Desio. La soprano ha mostrato voce corposa e ha affrontato con superiorità i densi cromatismi. Davvero una notevole prova in questa cantate già pienamente matura.

Edonismo assoluto nel duetto dalla Lakmé opera raffinatissima di Delibes tanto amato da Čajkovskij che adorava Sylvia il balletto ispiratore dei tre capisaldi del balletto tardo romantico tre fiabe-favole Il lago dei cigni, La bella addormentata e Lo Schiaccianoci. In Delibes le voci si uniscono in un duetto immortale e il mélange delle due voci della Drei e Kieffer è stato ottimale. Curatissima l’uscita delle due cantanti che dietro le scene hanno intonato l’ultima strofa con effetto incantatore mentre il piano sosteneva discretamente le voci che andavano perdendosi.

Un concerto che è stato l’ennesimo successo: immaginiamo la difficoltà a scegliere brani che non fanno parte del repertorio italiano ma la grande competenza di Andrea Scarduelli che ha vissuto in Russia e in Boemia ha sicuramente permesso a lui di scegliere al meglio in questo repertorio amplissimo e poco conosciuto. Sicuramente è prorpio Rimskij-Korsakov che ha dato vita al maggior numero di fantastiche e favolose opere e invitiamo i lettori ad ascoltarle nonostante la lingua russa possa mostrarsi un ostacolo iniziale.

Coraggiosa quindi la scelta di affascinarci con una varietà tale di suggestioni dall’opera europea e vincente la scelta delle voci sicure in questo repertorio. Appuntamento a domani domenica per la replica e all’imperdibile concerto delle Regine nell’Opera il 7 e 8 novembre, appuntamento dedicato ai veri melomani di cui orgogliosamente faccio parte.

Fabio Tranchida

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