Hommage à Maria Callas

Posted on 21 settembre 2015 di

0



Soprano coloratura: Uran Urtnasan Cozzoli
Soprano lirico: Elisa Maffi
Soprano drammatico: Larissa Yudina
Mezzosoprano: Laure Kieffer

Concertatrice e pianista: Elisa de Luigi
Narratore: Andrea Scarduelli

Venerdi 18 settembre, in occasione di questo concerto, si è inaugurata la stagione 2015/2016 del Teatro Belloni di Barlassina, ormai punto di riferimento della musica di qualità nella sua posizione strategica nel cuore della Brianza. Una serata da tutto esaurito per omaggiare i mille volti e le mille voci di Maria Callas. Animatore della serata il camaleontico Andrea Scarduelli che ha realizzato un programma di grande qualità e originalità toccando la fanciullezza di Mary Anna Callas nel marzo del 1937 fino all’addio al ruolo di Violetta nel 1958. Ci ha raccontato con il solito entusiasmo e il gusto della curiosità che solletica sempre gli appassionati tutti i nomi con cui si fregiava nelle locandine e mille particolarità sulla sua esponenziale carriera.

Idea vincente proporre l’ampiezza dei ruoli toccati dalla Callas grazie non a una ma a ben 4 voci dalle caratteristiche diverse così da ricostruire una voce ideale.

Laure Kieffer mezzosoprano di Strasburgo ha proposto una voluttuosa Carmen con la classica Habanera (da Havanera, Avana trattandosi di una sigaraia). Espressiva nel recitativo, perfetto l’idioma francese, essendo madrelingua, nel sottolineare il testo pieno di passione. Ruolo che la Callas cantava con piacere la Rosina del Barbiere rubando la parte ai contralti ( la prima fu Gertrude Righetti-Giorgi) e trasportandola verso l’acuto. Laure Kieffer ha eseguito l’aria nella corretta tonalità regalandoci un colore brunito della sua voce con la leggerezza della coloratura che la stessa Callas aveva raggiunto grazie all’insegnamento di Elvira de Hidalgo.

Elisa Maffi ci ha proposto “Vissi d’arte”, un’aria che quasi conclude l’atto secondo invece che il solito concertato: già Donizetti con il Dom Sebastien aveva provato con successo a concludere l’atto con un’aria “Seul sur la teree”. La Maffi ha sostenuto le frasi liriche con particolare intensità, acuti stentorei intonati e le mani raccolte in preghiera a sottolineare la condizione di supplica. Nonostante l’esecuzione in forma di concerto ci sembrava di assere sulla scena al cospetto del perfido Scarpia. Ottima la scelta di eseguire tutto il recitativo, una vera propria scena, che precede l’aria “Al dolce guidami” dalla Bolena di Donizetti. Opera che segna la nuova “maniera” di Donizetti (ma vi invito ad ascoltare la precedente Imelda de Lambertazzi dove la maturità è perfettamente ravvisabile) che fu riesumata nel 1957 alla Scala, edizione minata dai terribili tagli inferti dall’accetta di Gavazzeni. La melodia “Al dolce guidami” proviene dalla cabaletta dell’Enrico di Borgogna opera giovanile del bergamasco, possiamo definirla una melodia matrice, nella sua semplicità che ricorda ancora le melodie virginali del Tancredi rossiniano. La Maffi morbidissima nel definire gli affetti della regina ci ha stupito con una cadenza lirica sicura e espressiva.

Le due cantanti che abbiamo trattato fin’ora si sono unite in uno splendido duetto della Norma, “Mira, o Norma”, a coronamento del loro successo in questa serata. Pasta e Grisi unite insieme: ecco la Pasta può essere considerata davvero una Callas ante litteram per il repertorio, per la celebrità e il divismo. Il duetto usa la tecnica dell’intervallo di terza per accoppiare le due linee melodiche con raffinati risultati. Confrontate questo duetto con il similare Adelia-Bianca nell’Ugo Conte di Parigi di Donizetti composto in contemporanea a Norma ed eseguito dalla stessa compagnia.

Il successo più grande lo ha sicuramente riscosso Uran Urtnasan Cozzoli, soprano di coloratura di origine mongola con già un’estesa carriera alle spalle. Ha esordito questa serata con “Ah!Rendetami la speme…” da I Puritani e i Cavalieri: un Elvira attrice con già evidenti i segni della pazzia. Ottima la sua coloratura ed estensione della voce. Peccato per l’attacco di “Vien diletto” con effetto “parlato” non certo contemplato nel belcanto.

Alto il livello della sua interpretazione di “Regnava nel silenzio” dalla Lucia di Lammermoor: bello l’effetto di passaggio del minore al maggiore nella cavatina, virtuosistica all’eccesso la cabaletta con tutte le fermate di rito opportunamente infiorettate con estrema perizia. Peccato che entrambe le arie abbiano sofferto di tagli interni (che peraltro la stessa Callas operava) che hanno fatto si da ledere all’architettura musicale non portando al parossismo le cabalette.

Sfavillante l’interpretazione di Violetta (personaggio che si dice abbia tre voci diverse per ogni atto proprio come questo concerto) nella cavatina che chiude il primo atto. Uran Urtnasan Cozzoli ci ha regalato una vorticosa “Sempre libera” con mib finale: Scarduelli ci ha raccontato come questa nota stratosferica fu origine di un dispetto col tenore in un’Aida a Città del Messico nel 1950, uno dei tanti aneddoti che ha snocciolato in una serata che è riuscita a ripercorrere cronologicamente le tappe principali della divina cantante.

Ha salvato la serata la quarta cantante Larissa Yudina che ha sostituito all’ultimo impossibilitata Taisiya Ermolaeva. Le poche ore di preparazione non ci permettono di giudicare questa cantante così disponibile che ha interpretato Aida e Gioconda.

Un grazie sentito a Elisa de Luigi che ha costruito musicalmente ogni tassello della preparazione delle cantanti. Grazie ad Andrea Scarduelli per l’iter biografico che ci ha permesso di scoprire le numerose sfaccettature di questa cantante senza tempo. Abbiamo parlato di 3 o 4 voci in una e quindi mi sorge un quesito: pensate se la Callas avesse interpretato Les Contes d’Hoffmann di Offenbach, dove appunto 3 cantanti con caratteristiche diverse riassumono un unico amore. Se esistesse questa fantomatica interpretazione tutti i melomani sarebbero felici di aggiungere una tarsia prezziosissima al mosaico delle interpretazioni callasiane.

Giustamente un omaggio a Maria non poteva concludersi che con il sacro ascolto di “Casta diva” una registrazione in studio che ci ha permesso di apprezzare appieno la immacolata voce interprete della piu’ memorabile Norma: donna che riassume le parole amore, sacrificio e morte, che hanno avuto un significato anche nella vera vita di Maria.

Prossimo appuntamento il 10 e 11 ottobre con le opere che narrano miti, leggende e favole.

Fabio Tranchida

Annunci
Posted in: Opera