La Gazzetta al ROF

Posted on 26 agosto 2015 di

0



Don Pomponio: Nicola Alaimo
Doralice: Raffaella Lupinacci
Filippo: Vito Priante
Lisetta: Hasmik Torosyan
Alberto: Maxim Mironov
Madama la Rose: Josè Maria Lo Monaco
Tommasino: Ernesto Lama

Regia: Mario Carniti
Direttore: Enrique Mazzola

Dopo il lungo saggio apparso sul nostro web magazine (link), concludiamo il nostro omaggio al Rossini Opera Festival di quest’anno con una recensione delle tre repliche de La Gazzetta a cui abbiamo assistito qui a Pesaro.

L’opera ha mostrato appieno la sua vibrante vitalità con numeri musicali che alternavano pezzi concertati ad arie solistiche proprio per incatenare e sviluppare situazioni comiche. L’anima del gruppo è stato Don Pomponio, con il suo vernacolo, con il suo trasbordante physique du rôle che rubava la scena ad ogni altro personaggio. Nicola Alaimo è risultato insomma perfetto nel ruolo di basso buffo, reinterpretando a fondo anche i due numeri appartenenti al Turco e trasformando Don Geronio in un papà disperato per la sua Lisetta. Scellerata la scelta del regista Mario Carniti di tagliare in maniera massiccia e senza logica i recitativi, peculiarità di quest’opera e fondamentali per conferire valore proprio al personaggio di Don Pomponio (ovvero di Carlo Casaccia) che, come un Totò ante litteram, doveva far ridere ad ogni battuta. Certo le battute farsesche oggi non possono far ridere tutti, tantomeno i numerosi stranieri presenti tra il pubblico del festival, ma la scelta giusta sarebbe comunque stata quella di eseguire i recitativi integralmente, in maniera che i numerosi personaggi potessero sviluppare il loro protagonismo.

Don Pomponio osserva gli altri personaggi

Don Pomponio osserva gli altri personaggi

Ne è un esempio l’aria di Doralice, cantata dall’interessante e oramai giustamente affermata voce di Raffaella Lupinacci, che viene introdotta da due distici quando in realtà avrebbe senso solo al termine della lunga scena tra Madame la Rose, Doralice e Don Pomponio (deciso a risposarsi). L’aria è stata comunque cantata alla perfezione, e il raffinato accompagnamento scritto da un collaboratore di Rossini ha avuto il giusto contraltare nella voce mezzosopranile della Lupinacci, precisa nel canto e seducente nell’interpretazione. Ma il senso drammatico di quest’aria, una finta seduzione verso Pomponio, è andato appunto completamente perso.

Ottimo il Filippo di Vito Priante, specializzato nel repertorio barocco e che ci ha sorpreso per la sua verve e teatralità. Ruolo beneficiato dal lungo quintetto ritrovato che gli permette fin dal primo atto di emergere tra i protagonisti. Lisetta, cantata da Hasmik Torosyan, è una disinvolta soubrette che ha dato filo da torcere al povero padre. Meglio l’aria del secondo atto, che racconta il sogno dello svenimento, rispetto a quella di presentazione con qualche piccola asprezza negli acuti. In ogni caso un personaggio ben approfondito, disinvolto e moderno, tanto da stare alla pari di Fiorilla.

Ruolo creato per Curioni, l’Alberto di Maxim Mironov è piaciuto a tutti sia per la bella presenza che per il bellissimo timbro dallo squillo vibrante, dall’intensa coloratura e che non teme mai di salire agli acuti, sia nell’introduzione che nell’aria potente del secondo atto (aggiunta in work in progress proprio per beneficiare Curioni).

Brava anche la Madama la Rose di Josè Maria Lo Monaco e competenti tutti i comprimari, ma è nel ruolo muto di Tommasì lacchè di Pomponio che si è raggiunta l’eccellenza affidando il ruolo all’esperto caratterista napoletano Ernesto Lama, che ha imperversato in scena tutto il tempo dando ritmo e verve a tutta l’opera buffa.

Merito dell’operazione va anche a Enrique Mazzola, famoso direttore di Barcellona che ha eseguito tante rarità operistiche con grande successo. Ottima la sua direzione e concertazione, attenta al rispetto delle voci e al ritmo indiavolato della partitura. Precisa l’esecuzione dei sistri nel quintetto del secondo atto, preciso il ricamo in filigrana dell’uso dei fiati.

Bellissimi i variopinti costumi, che nel secondo atto esplodevano in mille colori (il più bello quello rosa acceso di Doralice), mentre mancavano del tutto le scene sostituite da anonimi teli. Un aspetto scusabile per i consueti problemi di budget, mentre non troviamo una buona giustificazione per la già citata drastica riduzione dei recitativi che avrebbero reso comprensibili vari passaggi, avrebbero sviluppato i caratteri dei personaggi e avrebbero reso giustizia alla figura tipica del mercante arricchito Don Pomponio Storione. Resta questo l’unico difetto di un’ottima produzione. Speriamo che in vista di una registrazione si pensi ad eseguire tutto questo materiale collante tra un numero e l’altro che per ora resta inedito. Rossini ha comunque vinto e con lui ha vinto La Gazzetta con la sua estrema vitalità.

Fabio Tranchida

Annunci
Posted in: Opera