Il Barbiere di Siviglia torna alla Scala

Posted on 31 luglio 2015 di

4



Conte di Almaviva: Edoardo Milletti
Bartolo: Giovanni Romeo
Rosina: Lilly Jorstad
Figaro: Leo Nucci
Don Basilio: Ruggero Raimondi
Berta: Fatma Said

Direttore: Massimo Zanetti
Regia, scene e costumi: Jean-Pierre Ponnelle

Per l’estate di EXPO torna alla Scala uno dei titoli più celebri e amati. Tutti lo conoscono come Il Barbiere di Siviglia, ma il titolo originale di questa “commedia in musica” è Almaviva ossia l’inutile precauzione. Che Rossini abbia concepito l’opera con questo titolo mostra una precisa ragione musicale: il protagonista è proprio Almaviva, o meglio ancora la sua prima incarnazione: Manuel Gracia, celebre tenore nonché padre di degni eredi quali la Malibran, la Viardot e Manuel Garcia junior. L’ultima aria dell’opera, “Cessa di più resistere”, fu scritta proprio come monumento a questo grande artista, e da quando essa è stata recuperata negli anni ’70 del Novecento si attesta oramai come il pezzo più incandescente e applaudito dello spettacolo. Eppure nell’edizione presente l’aria è stata cassata, probabilmente per le limitatezze del pur onesto tenore, il giovane dell’Accademia Edoardo Milletti, lasciando così campo libero al motore dell’azione, cioè il furbo Figaro di un Leo Nucci in piena forma, abilissimo a destreggiarsi nei sillabati, negli acuti da vero basso cantante e con una verve attoriale incredibile. Agiva, si muoveva in controcampo con mille gesti, mille sguardi, da vero animale di palcoscenico.

Leo Nucci nei panni di Figaro

Leo Nucci nei panni di Figaro

La Rosina dal capello corvino, smaliziata sia nell’azione che nel canto, era anch’essa un frutto dell’Accademia: Lilly Jorstad. Una bella scoperta, una voce da vero mezzo che ha dimostrato anche di saper padroneggiare abili variazioni alla ripresa di “Ah se mi toccano” e di saper condurre in porto un divertente duetto con Figaro. Peccato veramente il taglio della ripresa della cabaletta dell’aria della lezione. Un taglio ingiustificato poiché si elimina così l’intervento di Don Alonso. Come si può notare Almaviva e Rosina si incontrano molte volte, eppure Rossini non ha mai riservato loro un duetto vero e proprio. I loro ipotetici duetti sono sempre funestati da altri personaggi: Berta che chiude le persiane del balcone, Bartolo che ostacola la consegna del biglietto, sempre Bartolo che dorme nell’aria della lezione (un vero e proprio terzetto con Don Alonso pertichino attivo e Bartolo che con il dormiveglia modifica lo scandirsi dei tempi musicali) e infine il terzetto, dove i due amanti sono sollecitati da Figaro che ne imita anche la coloratura.

Buoni gli interventi di Don Bartolo (Giovanni Romeo, altro giovane dell’Accademia), ben cantata la celebre aria del primo atto, con buona emissione anche se non ampio volume. Nella cabaletta “Signorina un’altra volta” ecco un sillabato che necessita ancora di alcuni aggiustamenti nello sgranare la sillabazione, ma il pezzo è travolgente e Romeo se la cava con buon successo. Sicuramente anch’egli avrà modo di sistemare la sua condotta vocale ancora un poco acerba, così da dare piena espressione alle notevoli basi per quanto riguarda il materiale vocale. In perenne affanno invece l’esperto (troppo) Don Basilio di Ruggero Raimondi, al quale va in ogni caso ascritto il merito (insieme a Nucci) di aver fatto da chioccia di lusso a questi giovani contanti. Anche la Berta di Fatma Said ha svolto la parte con molta correttezza, brillando specialmente nella stretta del finale primo, dove a lei era affidata una parte acutissima essendo Rosina un mezzo. Consigliabile in ogni caso sentire le prossime repliche con un cambio cast quasi completo e tanti altri giovani artisti di talento da scoprire.

Don Bartolo e Rosina

Don Bartolo e Rosina

Vero errore invece è stata a nostro avviso la scelta del direttore, Massimo Zanetti, incapace di far respirare la diafana orchestra rossiniana, caricata invece di suoni morchiosi, con piatti e gran cassa dal volume tipicamente tardoromantico. La scelta di sostituire i sistri con un vibrafono (!), l’aggiunta della macchina del vento e di una gran cassa aggiuntiva per il temporale hanno ulteriormente inficiato la resa musicale, rendendo esplicito ciò che invece nelle intenzioni di Rossini doveva rimanere implicito. Abilissimo invece il maestro al fortepiano, che con frizzi e lazzi ha reso piccante ogni recitativo con citazioni estemporanee. Anche qui tuttavia si allunga l’ombra del direttore, che ha fatto amplificare il fortepiano con un microfono (non proprio filologico…) invece di sostenere il basso continuo con violoncello e contrabbasso per equilibrarlo all’ampiezza della sala del teatro. A questo punto ci si chiede perché fregiare il titolo con la dicitura “Edizione critica”. Alberto Zedda non apprezzerebbe certo queste superfetazioni, che lui stesso eliminò già nel 1968.

Spettacolo rodatissimo di raro equilibrio ed eleganza, di cui riteniamo sia superfluo parlare dato che è solo da vedere e rivedere. Ricordiamo che Ponnelle morì con in mente di allestire La pietra del paragone, che ebbe la sua prima assoluta alla Scala e che era una delle poche opere del Rossini comico non ancora messe in scena dal grande regista parigino. Questo ci fa venire in mente che il Teatro alla Scala potrebbe fregiarsi di proporre proprio una rassegna con anno per anno le cinque opere composte da Rossini per questo teatro:

1. La pietra del paragone
2. Aureliano in Palmira
3. il turco in Italia
4. La gazza ladra
5. Bianca e Falliero

Sarebbe un bell’omaggio ad un genio della musica che molto ha dato a Milano. Terminiamo con una curiosità che forse non pochi conoscono: il nome Figaro è un invenzione di cui andava molto fiero l’autore della trilogia, Caron de Beumarchais. Infatti Fi-Garo= Fils-Caron, ovvero figlio di Caron, il suo creatore.

Fabio Tranchida

Annunci
Posted in: Opera