Serse inaugura la stagione di Coin du Roi

Posted on 1 giugno 2015 di

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Serse: Vilija Mikštaitė
Arsamene: Jud Perry
Amastre: Alessandra Visentin
Romilda: Viktorija Bakan
Atalanta: Arianna Stornello
Ariodate: Stefano Cianci
Elviro: Claudio Ottino

Maestro concertatore e direttore: Christian Frattima
Maestro del coro: Marco Berrini
Regia: Valentino Klose
Scene e costumi: Alessandra Boffelli Serbolisca

Orchestra Coin du Roi
Ars Cantica Choir

Incredibile come tre giovanissimi di grandi speranza abbiano potuto realizzare un’opera barocca di tale dimensione e difficoltà: il Serse di Händel riproposto dopo anni di assenza completo integralissimo con scene e costumi nel teatro da 200 posti facente parte del complesso di palazzo Litta a Milano. Tre giovani che senza finanziamenti esterni ma con il desiderio di rischiare e rischiare per l’arte e in particolare la musica operistica hanno realizzato uno spettacolo professionale con cantanti noti e meno noti ma tutti di altissimo livello

Eccezionale l’orchestra completa e con un doppio continuo sorprendente, con clavicembalo e violoncello da un lato e 2 tiorbe dall’altro. La buca del teatro Litta inutilizzata da anni è stata finalmente riscoperta e utilizzata per ospitare una formazione barocca selezionata proprio per questo evento e per tutta la stagione che comprende anche Il Re Pastore e il dittico di Pergolesi La Serva Padrona e Livietta e tracollo.

La storia intricatissima è stata semplificata forse dallo stesso Händel che ebbe modo di consultare la partitura autografa di Bononcini. Notare molti parallelismi musicali anche nella famosa “Ombra mai fu” tanto da poter parlare di interpolazione. Recitativi ridotti all’osso per il pubblico anglofono mentre nelle opere vivaldiane i recitativi si espandono in una ricerca drammatica che il pubblico italiano poteva cogliere, in una lettera del prete rosso veniamo a sapere che alcuni recitativi ben torniti venivano applauditi come fossero un’aria. Il lavoro sui recitativi del Serse da noi ascoltato è stato notevole, anche nei frequenti botta e risposta e nelle parti comiche di Elviro tanto vituperate dal pubblico inglese.

Serse (Vilija Mikstaite) in preda alle crude furie

Serse (Vilija Mikstaite) in preda alle crude furie

Protagonista assoluto per numero di arie e varietà ritmica delle stesse Vilija Mikštaitė cantante lituana dal notevole temperamento da una linea vocale sicura e uniforme. Ha realizzato un personaggio molto melanconico, scavato dai continui ribaltamenti della poetica degli affetti. “Ombra mai fu” in realtà è un Larghetto e non un largo e così è stato eseguito. Da questa celebre aria si è passati ad un caleidoscopio di affetti fino all’aria di furore finale di Serse che non ha spaventato una vocalità sicura e tenace.

Il cantante più noto al pubblico è forse Jud Perry, controtenore che abbiamo apprezzato nel Giulio Cesare torinese di questo inverno. Voce ben intonata, forse un poco costruita, e timbro anfibio di notevole seduzione che ha reso le sue numerose arie sempre in stile patetico delle gemme. Ricordiamo che alla prima londinese la parte era cantata da una donna: i musici non erano così numerosi e costavano molto, una pratica di usare le donne al posto dei musici adottata frequentemente anche dal compositore-impresario Vivaldi.

Elviro (Claudio Ottino) e Arsamene (Jud Perry)

Elviro (Claudio Ottino) e Arsamene (Jud Perry)

Un ruolo en travesti (ma questa volta per ragioni di travestimento scenico) lo ha avuto anche l’Amastre di Alessandra Visentin, apprezzata come importante interprete di Juditha per la qualità da vero contralto, senza mascheramenti nelle note più gravi ma dimostrando una uniformità in tutto l’arco sonoro. Personaggio ambiguo che indaga il core umano senza scoprirsi.

L’ingresso di Romilda è tra i più raffinati di Händel. Due flauti dolci accompagnano un serenata morbidissima ascoltata dai altri astanti. Due flauti sono comparsi sulla scena in costume caftano e hanno accompagnato Viktorija Bakan, anch’essa lituana e dal repertorio operistico ampio che spazia nelle varie epoche. Voce non troppo calda ma molto ben educata, non ha temuto la coloratura fosforescente e gli acuti sempre ben controllati.

Stefano Cianci nel ruolo del generale Ariodate ha esibito voce robusta e ben controllata e si avvantaggiava delle sue sortite accompagnate dal coro che esaltavano le arie guerresche a lui ascritte. Il coro Ars Cantica diretto da Marco Berrini nei vari interventi era sempre posizionato nella galleria del teatro con un positivo spiazzante effetto spaziale e stereofonico. Con loro erano collocati in balconata anche i due corni e la tromba, che suonano infatti solo nelle parti corali. Questa disposizione restituisce (assieme al doppio basso continuo collocato ai lati del palco) quella concezione teatrale del suono che era tipica dell’opera barocca. Su questo punto ha molto lavorato il Maestro concertatore Christian Frattima, che si è basato sul manoscritto autografo conservato a Dresda per ricostruire le intenzioni del compositore. Si tratta senza dubbio di una contribuzione importante nell’ambito della lettura filologica, dato che finalmente i documenti storici non vengono più presi come un limite da seguire musealmente ma divengono un’occasione per inventare soluzioni peculiari di concertazione ed espressività.

Elviro (Claudio Ottino) e Amastre (Alessandra Visentin)

Elviro (Claudio Ottino) e Amastre (Alessandra Visentin)

Due i personaggi più leggeri, la simpatica Atalanta di Arianna Stornello, dalla naturale spontaneità nel porgere le note, dalla spigliatezza attoriale e perfetta proiezione, e il grande Elviro di Claudio Ottino, che abbiamo conosciuto in decenni di carriera sotto mille volti con i suoi quasi cento ruoli di repertorio. Ottino ha realizzato con maestria la parte del servo buffo di Arsamene, arie semplici ma divertenti fino allo sproloquio “Bella giardina, Tulipana”, una modernità di linguaggio che Händel pesca non nel futuro ma nel ‘600 italiano.

Regia di Valentino Klose che trasportando la vicenda negli anni ’70 del secolo scorso vuole istituire un rapporto velato fra la situazione della Persia di Serse e quella dello Sciah. In entrambi i casi due grandi imperi prossimi al tracollo. Semplice, pulita e lineare la messa in scena, curata da Alessandra Boffelli Serbolisca, che con pochi elementi ha più che altro fatto da sfondo alle movenze dei cantanti, ai quali la regia ha affidato le caratterizzazioni più importanti. Costumi della stessa scenografa che atto per atto diventavano sempre più eleganti e sontuosi.

Il cast al completo

Il cast al completo

In definitiva uno spettacolo veramente curato sotto ogni dettaglio, che lascia ben sperare per le prossime produzioni già in programma. Chi scrive spera vivamente che nella stagione 2016 anche Vivaldi possa brillare su questo palcoscenico. Largo ai giovani di Le Coin du Roi!

Fabio Tranchida

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