I Puritani e i Cavalieri a Torino

Posted on 21 aprile 2015 di

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Elvira: Olga Peretyatko
Arturo: Dmitry Korchak
Giorgio: Nicola Ulivieri
Riccardo: Nicola Alaimo

Direttore: Michele Mariotti
Regia: Fabio Ceresa

A Torino va in scena I Puritani, il capolavoro estremo di Bellini, prematuramente scomparso proprio mentre stava redigendone la versione per Napoli (con il censurato duetto tra basso e baritono). Un’opera che impegna 4 cantanti che devono essere tutti di estrema levatura alla stregua dei 4 della prima a Parigi, Grisi, Rubini, Tamburini e Lablache, tutti entrati nella storia come il quartetto de I Puritani. Sempre questa formazione eseguirà Marin Faliero, I Briganti di Mercadante e il Falstaff di Balfe, preferito dalla regina Vittoria rispetto a quello verdiano (sic).

Bellini era soddisfatto anche dell’orchestrazione che considerava la più elaborata composta fino a quel momento. Riuscì anche a galvanizzare un libretto un poco statico con raffinatissime melodie, con fil rouge che ritornano nei tre lunghi atti. Una sua invenzione particolare fu di far ascoltare Elvira in tutti e tre gli atti sempre prima che entrasse sul palcoscenico con effetto straniante ed evocativo: nel I atto si sente la sua voce in una preghiera a 4, poi nel II già pazza declama il verso portante della scena madre e infine intona la serenata nel bosco con l’effetto per Arturo che si trova in scena di evocare i momenti felici dell’innamoramento. La grande interprete di oggi è stata Olga Peretyatko o meglio Olga Mariotti: interprete sensibile, precisa intonatissima senza tema nella complessa polacca “Son vergin vezzosa” vero tour de force per ogni prima donna. Belle le variazioni nella ripresa. Strano che il velo fosse nero invece che il canonico bianco: forse per presagire lo sviluppo funesto della vicenda. Il suo amato Arturo (un cavaliere come specifica il titolo per esteso) era impersonato da Dmitry Korchak: ottima la sua sortita, voce ben intonata, gradevole timbro che però nella zona sovracuta si trasformava in suoni fissi e grigiastri. Più gravi i problemi nel duetto del III atto dove il tenore era in evidente affanno quasi su una lama di rasoio. Certo poi che tagliare il tempo di mezzo e la ripetizione della cabaletta non ha fatto altro che snaturare il brano. La parte è davvero impossibile lo ammettiamo e il nostro tenore ha compiuto una buona performance ma Rubini aveva altre qualità; invitiamo tutti a prenotare una visita nella casa-museo di Rubini a Romano di Lombardia dove tra cimeli e stanze affrescate si rievoca la carriere del primo Pirata.

Bravissimo il Riccardo di Nicola Alaimo, ormai artista completo, bravo sia nei ruoli comici che drammatici come questo: ottima la scelta di presentare la prima aria integrale dando spessore al personaggio. Voce brunita, ampia che sale senza alcuno sforzo ha dato il meglio di sé nel duetto col basso vero colpo di scena alla fine del II atto. La sua voce faceva a gara con la tromba e con il basso senza tema di essere sovrastata. Anche il Giorgio di Nicola Ulivieri che seguiamo dal sul Alidoro del ROF ha impressionato dal duetto col soprano alla mirabile aria del II atto dove la melodia belliniana segue da vicino le parole tanto da spezzarsi nella seconda strofa per seguire al meglio il significato. Ottima dizione e notevole pathos (sempre misurato in Bellini): un Giorgio completo.

Comprimari ben distribuiti.

Michele Mariotti

Michele Mariotti

Vero chef è stato Michele Mariotti che con cento finezze ha colorato una mobilissima orchestra sempre attenta a secondare le voci: abbiamo notato tanti “rubando” degli “allargando” non prescritti ma che hanno dato una lettura attenta e romantica. Colore, sfumature attenzione al comparto dei fiati in perenne dialogo con i cantanti. Spiace però che dopo l’esperienza bolognese di Mariotti con quest’opera non si sia adottata la nuova edizione critica di ricordi appena pubblicata. Certo i costi per eseguirla sono alti ma il Regio di Torino è un teatro importante e avrebbe potuto presentare al suo pubblico l’opera al suo completo con più di venti minuti di musica tra cui il terzetto Enrichetta, Riccardo, Arturo eliminato dallo stesso Bellini per ragioni drammatiche (la coppia deve scappare in fretta) ma che dopo il primo ascolto non vorremmo più che fosse eliminato essendo puro bel canto. Oltre al già citato duetto d’amore del III atto è stato eseguita solo a metà la stretta del finale I. Dopo il grande affresco del concertato lento architettonicamente necessitava una chiusa completa cosa che in realtà non è avvenuta. Questi particolari che cercano di alleggerire la parte dei magici 4 solisti vanno ad intaccare gli equilibri interni dei numeri chiusi.

Spettacolo di rara eleganza: la vista di scorcio di una grande cattedrale gotica era sorprendente, mentre alcuni figuranti uscivano dalle tombe in primo piano. Luci livide colori plumbei creavano la giusta atmosfera. Bellissimi gli eleganti costumi anch’essi dalle tinte scure in sinergia con le scene. Intelligente la scelta registica di rallentare l’uscita di Giorgio prima dell’incontro tra Enrichetta ed Arturo, e fare partecipe Elvira del duetto della Libertà tra le due voci gravi.

Ricordiamo che I Puritani e i Cavalieri sono l’ultimo confronto diretto con Donizetti, che in quell’anno preparava il Marin Faliero. In precedenza i due si erano incrociati con Anna Bolena e Sonnambula e con la censurata Bianca d’Aquitania e Norma. Sei capolavori, seppur con diverse problematiche contingenti, Bianca trasformata in Ugo conte di Parigi ha fatto passare in secondo piano la parte del soprano Giuditta Pasta, cosa che invece non succede in Norma ad esempio. Il Faliero a cui solo un’edizione critica può fare giustizia attende ancora una consacrazione con 4 cantanti di primo livello (l’esecuzione parmense e quella veneziana non ci sono sembrate perfette). Non sarebbe sbagliato un confronto con i Puritani usando la stessa compagnia lo stesso direttore e lo stesso regista; con l’intelligenza di eseguire la partitura integralmente con i brani espunti solo per ragioni contingenti tra cui la superba preghiera dell’atto III di Faliero. Certo in quest’opera sono protagonisti basso e baritono mentre in Puritani soprano e tenore hanno la meglio, e forse è qui da ricercare il maggior successo dell’opera: è più accattivante una storia d’amore sfortunata che una congiura per ottenere la libertà. Faliero ha sicuramente una struttura drammatica più avvincente e moderna, un taglio scenico impressionante aspettiamo che una compagine di altissimo livello come quella che ha cantato oggi I Puritani qui a Torino si cimenti.

Lo spettacolo dei Puritani odierno ha raccolti unanimi consensi successo per tutti e 4 i solisti non solo alla fine ma giustamente anche al termine dei brani più importanti, Mariotti e il maestro del coro Claudio Fenoglio osannati. Uno spettacolo molto interessante che sarebbe stato perfetto con una integralità nell’esecuzione. Vi diamo appuntamento a Maggio per Hansel e Gretel con le scene dell’amato Luzzati indimenticabile creatori di sogni.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera