Made in Italy: Catalani

Posted on 14 aprile 2015 di

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Il Direttore Giuseppe Grazioli non solo ci regala musica di rarissimo ascolto ma con straordinaria abilità la introduce prima e durante il concerto con scopo didattico.

La musica che più ci attirava era il balletto de Le Cid di Jules Massenet, 18 minuti dove melodia e ritmo frenetico non lasciano respiro. Dobbiamo ringraziare Richard Bonynge se questo repertorio venne riscoperto dagli anni ’60 fino alle riproposte recenti. Questa composizione del 1885 ha fatto letteralmente ballare l’orchestra con il colore oleografico della Spagna: castagnette, tamburo basco e tenordrum. Brava la compagine dei fiati dall’acuto ottavino fino via via al basso tuba.

La Jota del terzo numero procede mano a mano con una saturazione del suono. Nella Catalane, spicca la melodia insinuante, mentre l’ultima Navarraise è un continuo cambio prospettico con ripresa del tema iniziale e coda vertiginosa finale. Il Bolero di Ravel avrà origine proprio da queste danze, esotiche come quelle de Le Roi de Lahore, di Herodiade, di Thais (doppia versione: è da recuperare la prima versione Le Tentazioni di Sant’Antonio giudicata blasfema).

Meno interessante la rarità di Catalani, la sua Contemplazione è un brano monotono, grigiastro con modulazioni prevedibili. Uno iato tra i due momenti lasciava presagire un cambio di tono invece il movimento è continuato nella sua stasi armonica. Certo Catalani aveva 24 anni ma avremmo preferito che Grazioli ci proponesse il Balletto delle Ondine da Elda, composizione di Catalani di notevole interesse che avrebbe degnamente tenuto testa a Massenet.

Una campana apre infine il grandioso brano di Gino Marinuzzi: Suite siciliana dalla notevole varietà nei temi e da una sterminata orchestra usata saggiamente per sorprendere l’ascoltatore. Xilofono, basco, scacciapensieri (nella migliore tradizione siciliana), celesta e sistro a tastiera: non è solo qui l’originalità degli strumenti ma soprattutto la loro combinazione.

Brano rutilante che l’orchestra ha proposto con un suono brillante e con una notevole precisione ritmica fattasi ardua nell’ultimo brano Festa Popolare. Non abbiamo riconosciuto i temi ma forse qualche siculo avrà riconosciuto lacerti di musiche popolari galvanizzate da Marinuzzi… non solo un grande direttore ma anche compositore originale.

Fabio Tranchida

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Posted in: Concertistica