LaBarocca festeggia la Pasquetta con Bach

Posted on 7 aprile 2015 di

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J.S. Bach: Ein feste Burg ist unser Gott BWV 80
G.P. Telemann: Concerto in La maggiore per viola da gamba e archi
J.S. Bach: Osteroratorium

Soprano: Céline Scheen
Alto: Filippo Mineccia
Tenore: Tim Lawrence
Basso: Klaus Häger
Viola da gamba: Cristiano Contadin

Ensemble laBarocca
Direttore dell’Ensemble vocale: Gianluca Capuano
Direttore: Ruben Jais

Tradizione consolidata ci porta qui all’Auditorium all’ascolto dello straordinario Osteroratorium. Oster in tedesco significa Pasqua ma la sua etimologia deriva da “Eostre” divinità germanica collegata a vari aspetti del rinnovarsi della vita, quali la primavera, la fertilità. Come per la festività del “Sol invictus” che diventerà il nostro Natale ecco che anche per questa festa pagana verrà associata una festività cristiana.

Kantor da anni alla Thomaskirche di Lipsia, Bach aveva litigato con i suoi committenti, quindi aveva smesso quasi di comporre musica nuova e diventò sempre più abile nel riproporre con perfetti aggiustamenti opere precedenti adattando nel nostro caso la cantata profana “Entfliehet, verschwindet” per il compleanno di Cristiano, Duca di Sassonia-Weissenfels. Il risultato mimetico è magnifico: i grandi compositori erano abili anche a de-comporre e ri-comporre la propria musica, esempi fulgidi sono Rossini (abilissimo a creare capolavori da opere in parte non riuscite) e Donizetti (mano mano che emergono tutte le 70 opere si vede l’abilità camaleontica del bergamasco, valga per tutte La Favorite che deriva da 5 opere precedenti!)

Il concetto romantico di genio che ispirato compone il capolavoro non si adatta affatto a quel periodo. Vivaldi, come spesso Bach per la cantate, rifondeva nella sua fucina arie su arie creando nuove partiture che vivevano una sola stagione. I primi tre numeri dell’Osteroratorium derivano da un non identificato concerto. Mentre i due primi movimenti sono rimasti intatti, il terzo, ecco la genialità, è stato adottato come Coro e duetto vocale per Tenore e Basso creando un trait d’union tra la musica strettamente strumentale e l’oratorio vero e proprio. Eccezionale l’Ensemble la Barocca in questi tre movimenti iniziali: tre trombe intervenivano con un suono scolpito per indicare la vittoria sulla morte. Gli oboi a loro volta erano presenti in tutti e tre i primi movimenti: un vero tour de force. Il primo oboe Rei Ishizaka ha splendidamente eseguito il liricissimo secondo movimento, un Adagio magico e sospeso di pura contemplazione. Bravissimo il maestro Ruben Jais a guidare un’ ensemble così ricco di colori, assicurando quella precisione ritmica perfetta tanto necessaria ad un contrappunto così serrato.

Superba l’infinita (come è infinito l’Uroburo) aria del soprano Céline Scheen, un dialogo raffinato con il flauto traverso di Manuel Staropoli. Bella la musicalità della soprano (ricordiamo che in origine erano giovinetti a cantare la parti di soprano e contralto), ottimo il suo timbro morbido in ottimo accordo con il suono diafano ed etereo del flauto.

Immaginiamo che Bach si sia ispirato alla prima parola dell’aria del tenore che interpreta Petrus: “Sanfte” cioè “Soave” ecco che impone ai violini di suonare con sordina il loro cullante movimento impreziosito dai flauti a becco. Questo movimento costituisce un tòpos riproposto da Gluck, Paisiello e Mozart. Il tenore Tim Lawrence, che come gli altri cantanti abbiamo già apprezzato nelle sere della recente Passione, ci è sembrato a proprio agio nell’aria di non particolare estensione. Certo il timbro non possiede quel suono vellutato che avremmo desiderato, riuscendo invece un poco arido e fisso. Risultato comunque soddisfacente.

Una voce tutt’altro che costruita, di rara omogeneità, quella del controtenore fiorentino Filippo Mineccia, ospite fisso de laBarocca: nell’Oratorio impersonava Maria Magdalena che dialogava con un seducente oboe d’amore. Sembrava di avere la rappresentazione sonora del “noli me tangere”, con tutte le emozioni generate dalla scoperta della resurrezione di Cristo.

Il coro preparato dal maestro Gianluca Capuano (che sempre ci propone solo 16 elementi, ma cantanti di rara perizia) ci è sembrato ottimo, con particolare equilibrio con l’orchestra. Tra gli Alti segnaliamo la presenza del controtenore Giuseppe Conte, che arricchisce il colore di questa fila del coro. Sarebbe bello una volta ascoltare un coro con Soprani e Alti tutti formati da uomini e ragazzi per capire questa autentica sonorità che da troppo tempo si è persa.

Lo stesso Rossini paventava, in un altro frangente, che la scomparsa dei castrati avrebbe portato alla morte la musica religiosa italiana e così fu (almeno in parte).

Data la durata di soli 40 minuti dell’Oratorio, il Maestro Jais ci ha deliziato con 2 altri pezzi.

Il primo era la cantata Ein Feste Burg ist unser Gott BWV 80, scritta in occasione dei festeggiamenti della riforma luterana che ricorrono il 31 ottobre. In Germania è considerata un inno nazionale: perfino la funesta Wehrmacht “La Forza di difesa” introduceva le trasmissioni radiofoniche con questo brano. Il corale in maniera ingegnosa compare in molti brani della cantata, sempre variato. Solo un genio poteva associare all’aria del Basso il corale cantato dal soprano in un gioco complesso di rimandi e dall’effetto stereofonico. Ecco il basso associato con le sue note gravi alla guerra e il soprano al cielo accompagnata dall’oboe. La successiva aria del soprano è un’aria dolente resa con la giusta drammaticità da Céline Scheen. Notevole anche il duetto alto e tenore con la compresenza dell’oboe da caccia. Ricordiamo che come Bach, anche Meyerbeer un secolo dopo usò questa melodia del corale come leitmotiv del suo Grand-Opera Les Huguenots, nel preludio, nell’aria di Marcel nel terzo atto durante il duello e nel V atto cantata dai martiri ugonotti che invocano Dio prima della morte. Anche qui il leit-motiv è sempre variato ed esposto da voci soliste, coro o strumenti con uno spettro sono amplissimo.

Cristiano Contadin

Buona la scelta di inserire infine un concerto di Telemann, che, ha spiegato il direttore Ruben Jais, era all’epoca tenuto in considerazione più di Bach stesso. E’ stato proposto il Concerto in La maggiore per viola da gamba, strumento già desueto all’epoca della composizione. Cristiano Contadin ne ha dato una interpretazione sobria. Bello il contrasto tra movimenti lenti e veloci. Ma non ci siamo invero emozionati per questo lavoro che ci ha lasciato abbastanza freddi, soprattutto nel confronto diretto con l’esuberanza sonora dei due lavori bachiani. Forse è stata una appropriata scelta di contrasto.

LaBarocca torna il 13 maggio 2015 con una serata tutta dedicata  a Jean-Baptiste Lully.

Fabio Tranchida

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