La Scala in Duomo

Posted on 6 aprile 2015 di

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Iniziativa affascinante e significativa quella che il Teatro alla Scala sta portando avanti all’approssimarsi della Pasqua 2015. Nonostante il fitto calendario della stagione pensata per l’EXPO, Orchestra e Coro del teatro sono in questi giorni impegnati in una mini tournée nelle cattedrali lombarde (Milano, Brescia, Pavia), dove sotto la direzione del Maestro Bruno Casoni vengono eseguiti pezzi sacri di Verdi e Bruckner. La Veneranda Fabbrica del Duomo in particolare aspettava da anni questa occasione, nonostante i pochi metri che separano il Piermarini dalle guglie marmoree. A rinnovare i fasti delle esperienze passate con Muti e Giulini è stato determinante l’intento del nuovo sovrintendente Alexander Pereira, che ha messo il sacro (e Bruckner) al centro della sua stagione non operistica, sul modello dell’Ouverture Spirituelle del Festival di Salisburgo.

Nella suggestiva cornice del Duomo di Milano è così andato in scena un particolarissimo confronto fra due concezioni del sacro piuttosto distanti: da una parte quella molto umana e terrena di Giuseppe Verdi, con l’Ave Maria e le Laudi alla Vergine Mariadai Quattro pezzi sacri, dall’altra quella trascendente e liturgica di Anton Bruckner, ben rappresentato dall’Inno Ave Maria in fa maggiore, dal Graduale Locus iste in do maggiore e dalla Messa n. 2 in mi minore.

Protagonista assoluto è stato il Coro, inevitabilmente privilegiato da Bruno Casoni, che ne è maestro. Anche perché con l’eccezione dellaMessa tutto il repertorio della serata era sostanzialmente a cappella. Facendo la tara di un’acustica purtroppo molto infelice (e non ben bilanciata dall’amplificazione), l’esecuzione corale è stata indubbiamente di livello eccellente per intonazione e varietà dei colori, col fascino di quell’eco infinita che si perde nelle volte altissime del Duomo. In particolare, lasciano il segno le Laudiverdiane, in cui rimangono solo le voci femminili a dare forma ai versi sublimi di Dante. Non è frequente sentire il “recitar cantando” tanto caro a Verdi reso a livello corale come in questo caso.

L’Orchestra (composta da soli fiati) esordisce dunque nel pezzo conclusivo del concerto, la Messa in mi minore di Bruckner. Si tratta dell’unica delle cinque messe composte da Bruckner ad avere questo organico molto particolare. a metà strada fra la solennità dell’orchestra piena con coro e solisti e il camerismo della prima messa, composta per soli 2 corni, organo e un contralto. Il ruolo dei fiati in questa composizione è chiaramente erede della scrittura organistica tanto cara a Bruckner, con frequenti pedali e passaggi arpeggiati concepiti più per una tastiera che per un’ancia o un bocchino. La risposta degli orchestrali della Scala è stata encomiabile, ancorché l’acustica tendesse ad impastare molto i suoni e la direzione di Casoni non aiutasse a dare risalto alle singole voci strumentali. Nel complesso è parsa insomma netta una maggior affinità spirituale con la poetica verdiana.

Molti gli applausi di una cattedrale gremita da un pubblico certamente diverso da quello usuale dei concerti.

Alberto Luchetti

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Posted in: Musica sacra