Madama Butterfly all’Auditorium

Posted on 15 febbraio 2015 di

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Gran perla di sensale! Interessante esperimento quello de laVerdi questa settimana. Grazie alla collaborazione con il Gran Teatro La Fenice di Venezia va in scena sul palco dell’auditorium un’intera opera, e non certo un’operina, bensì un capolavoro pucciniano quale Madama Butterfly. Ascoltarla fra l’altro così, in forma di concerto, fa riscoprire proprio la qualità innovativa del tessuto orchestrale, che in certi casi sostituisce una concitazione scenica di fatto assente. Capiamo allora perché questa pietra miliare, a cui oggi siamo abituati, ebbe all’epoca una reazione non altrettanto tranquilla. Il compositore dovette infatti aggiustare la sua partitura e realizzò tre successive versioni di quest’opera, accolta in malo modo alla Scala nel 1904 ma subito risorta a Brescia due anni dopo. Esiste un’ottima registrazione (edizione Vox Classics in 4 CD, Direttore Charles Rosekrans con Maria Spacagna) che ci restituisce tutte queste varianti molto interessanti per il continuo affinamento svolto da Puccini, che dalla prima versione di 160′ ha tagliato circa una mezz’ora di musica fino ad arrivare agli odierni 130′, quasi la durata di un film.

Vera rivelazione della serata è stato sicuramenteVincenzo Costanzo, giovanissimo tenore napoletano (classe 1991) ma con al suo attivo già un Macbeth a Genova, Luisa Miller a Busseto e soprattutto una serie di Madama Butterfly in teatri di livello come Firenze, Fenice e San Carlo: lo ascoltiamo dunque nel ruolo di Pinkerton, il personaggio che gli ha portato più fortuna e lo ha fatto emergere nel panorama italiano. Un ruolo peraltro non semplice, che gli permette di dimostrare le sue qualità assolutamente superiori alla norma, specialmente considerata l’età. Innanzitutto è bellissimo e molto omogeneo il timbro, ottimo lo slancio e le arcate delle frasi (che piglio in “Dovunque al mondo lo Yankee vagabondo”), impressionante la resistenza per tutto il primo atto, dove è quasi perennemente in scena. Costanzo ha poi affrontato anche nel terzo atto vari Si bemolle con la sicurezza di un maestro. Siamo certi che con ulteriore studio e una scelta intelligente di repertorio (inizialmente andandoci piano coi ruoli da lirico spinto) giungerà a livelli tali che gli permetteranno di svolgere una brillante carriera.

Interessante la figura di Cio-Cio-San idealizzata daSvetlana Kasyan, che ha mantenuto tutta l’ingenuità del personaggio quindicenne. Purtroppo la vocalità non è risultata altrettanto “fresca” e naturale, con evidente volontà di ingrossare la voce anziché proiettarla correttamente. Buono il registro grave ma decisamente da rivedere quello acuto, specialmente all’inizio quando, complice un po’ di tensione, alcuni suoni sono stati molto poco intonati. Col passare della serata la voce si è scaldata e l’Andante molto calmo di “Un bel di, vedremo” è volato via liscio (ma anche con poche emozioni) per il giovane soprano che ha saputo tener testa all’orchestra anche nell’esplosione finale, nonostante la tessitura alta. Come molte voci della scuola russa (anche se nativa della Georgia), la Kasyan ha dalla sua un legato sicuro che, sfruttando cavate forse poco ortodosse, copre molte lacune e le permette di affrontare senza paura gli scabrosi intervalli preparati da Puccini. Piccola nota scenica: un errore farla comparire in scena prematuramente durante il passaggio fuori scena “Ancora un passo or via… Aspetta”. Questo effetto teatrale, spesso usato da Puccini (e mutuato da Bellini) di far percepire la voce prima che la figura è così andato perso, per quanto sia perfettamente adattabile alla forma concertante.

Terza protagonista l’eccellente Manuela Custer nel ruolo di Suzuki. Il passaggio è da vero mezzosoprano, con facilità ed una naturale sicurezza nei centri. Non è un caso che la sua voce sia stata immortalata in numerose incisioni di Opera Rara di qualità eccelsa. La sua Suzuki è figura molto sofferente, partecipe dei dolori e delle attese della sua padrona. Nel secondo atto, segnaliamo il passaggio dai recitativi scabri e drammatici dell’inizio all’espandersi della voce piena e brunita nel magnifico duetto dei fiori. L’ultima sua apparizione è il dialogo con Kate (che nell’originale era molto più lungo), che chiude ancora con toni drammatici che molto si addicono alla voce della Custer. Auspichiamo di sentire più spesso questa cantante, soprattutto a Pesaro, in quanto perfetta per ruoli rossiniani.

Il baritono di San Marino Luca Grassi ha infine stupito per la morbidezza e solidità della sua voce. Ha creato un personaggio molto empatico delle sofferenze della protagonista. Bella la scena della lettera fatta tutta di frasi spezzate. Peccato un momento di distrazione (forse legato ad eccesso di disinvoltura e sicurezza) con una battuta persa, che ha causato qualche smorfia al direttore. Comprimari tutti corretti: spicca il notevole Goro di Nicola Pamio, anche ottimo attore nella sua gestualità, mentre i ruoli minori sono stati giustamente scelti direttamente dal coro.

Come ultimo argomento abbiamo voluto tenere la lettura dell’opera offerta dal sempre sorprendente Jader Bignamini. Rispetto ad altre sue prove notiamo oggi una maturazione sulla sensibilità alle voci, che non sono mai state coperte dalla massa orchestrale. Scatenandosi solo nei momenti in cui l’orchestra è da sola, Bignamini ha invece lavorato sulla compattezza e sul nitore dei vari miscugli timbrici, esaltando le qualità della compagine de laVerdi, messa così a confronto diretto su un repertorio battuto usualmente da quelle ben più mediocri dei teatri d’opera. Brillanti gli effetti garantiti dall’arpa, dai campanelli giapponesi, dai fischi d’uccelli e dai campanelli a tastiera. Un mondo sonoro raffinatissimo espresso dalla duttilità e dall’entusiasmo di questa orchestra. Appuntamenti come questi dove ogni elemento ha brillato di luce propria ci spingono a chiedere più opere in forma di concerto su queste scene, specialmente da questo repertorio che offre anche momenti altissimi per un’orchestra di livello.
Complessivamente buona la prova offerta dal Coro SInfonico di Milano Giuseppe Verdi preparato da Erina Gambarini.
Prossimo appuntamento all’auditorium mercoledì 11 febbraio con due rari oratori di Carissimi.

Fabio Tranchida

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